SALDI DI VIA SOLFERINO: LE BANCHE INCHIODANO GLI AZIONISTI RCS

Antonella Olivieri per il "Sole 24 Ore"

L'operazione di aumento di capitale di Rcs si complica. Non è più così certa la formazione del consorzio di garanzia con i nomi ipotizzati inizialmente che avrebbe visto sulla sulla plancia di comando quattro istituti - Intesa-Sanpaolo, Mediobanca, UniCredit e Ubi - a vario titolo già esposti verso il gruppo che edita il Corriere della Sera. Le banche avrebbero posto come condizione l'adesione all'operazione - 400 milioni la prima tranche da effettuarsi entro luglio - dell'80% del capitale, considerato che il flottante è ridotto ai minimi termini e che quindi gli interlocutori per valutare il rischio da assumere con la garanzia hanno tutti nomi e cognomi.

Richieste legittime dal punto di vista delle banche che però avrebbero irritato in particolare il primo singolo azionista di Rcs, l'imprenditore della sanità Giuseppe Rotelli che, pur fuori patto, è titolare del 16,5% dei diritti di voto e che al momento non avrebbe sciolto la riserva se partecipare o meno alla sottoscrizione.

Con ciò - considerato che l'attuale patto di sindacato detentore dei due terzi del capitale non ha ancora trovato una posizione univoca - sulla carta al momento l'80% di adesioni richiesto dalle banche non c'è. Fermo restando che giocoforza Intesa e Mediobanca, in quanto anche azionisti, sono comunque in partita, non si giustificherebbe comunque un nutrito consorzio per un flottante ridotto a meno del 10 per cento.

Per questo sarà cruciale l'esito della riunione del patto di sindacato, confermata per lunedì prossimo, nella quale gli azionisti del "salotto buono" cercheranno di trovare la quadra. Dietro le quinte si dice si stia muovendo il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo, Giovanni Bazoli, per cercare di ricompattare le fila. Ma al momento le posizioni sembrano molto variegate, tanto che ci sarebbe chi è prospenso addirittura a considerare l'ipotesi di un concordato e chi ventila l'eventualità di votare contro l'approvazione del bilancio.

Lunedì, insomma, la riunione non si risolverà nella semplice conta tra chi sarà disposto ad aderire e chi no all'aumento di capitale, inevitabile per non compromettere la continuità aziendale, ma entrerà nel merito delle condizioni per rendere accettabile l'adesione della massima percentuale di azionisti.

Con un aumento iperdiluitivo, come quello che potrebbe essere lanciato da Rcs, chi non sottoscrivesse vedrebbe la propria quota ridimensionarsi drasticamente. Secondo le regole del patto oggi in vigore anche i diritti d'opzione non sottoscritti da parte dei soci del sindacato dovrebbero essere offerti in prelazione agli altri azionisti del patto, ma non è chiaro a quale prezzo considerato che in operazioni di questo tipo i diritti mostrano un andamento molto erratico sul mercato. Se poi le adesioni preliminari risultassero minime, sarebbe difficile ricollocare tutto l'inoptato all'interno del patto, ma anche complicato offrirlo sul mercato.

La riunione di lunedì si prospetta dunque del tutto aperta, ma Rcs, che dovrebbe riunire il consiglio domenica 14 aprile, alla vigilia della scadenza utile per la convocazione dell'assemblea, aspetta una risposta, non solo per girarla alle banche.

 

 

GIOVANNI BAZOLI FOTO ANSA SCOTT JOVANEFEDERICO GHIZZONI E GIUSEPPE VITAGiuseppe Rotelli SEDE CORRIERE DELLA SERA MARIO GRECO mario greco generali

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