COME SI DICE SARDEGNA IN ARABO? - GLI SCEICCHI SBARCANO CON LE LORO “NAVI” E DISPENSANO DENARO IN FASTI, MANCE E REGALI, E POI DISCUTONO D’AFFARI - AL SAID, SULTANO DELL’OMAN, POTREBBE RILEVARE IL PORTO DI CAGLIARI E FARNE UN IMPORTANTE SCALO COMMERCIALE - IL MAGNATE DELL’ACCIAIO INDIANO PRAMOD AGARWA PARE CHE SIA INTERESSATO AD ACQUISTARE I VILLAGGI VALTUR - L’EMIRO DEL QATAR AL THANI VORREBBE LA MERIDIANA FLY E UN BEL PO’ DI HOTEL DI LUSSO…

Enrico Arosio per "l'Espresso"

Come mai il bianco maxi yacht Al Said, 155 metri (poco meno di un traghetto Moby Lines), se ne sta ormeggiato nel porto di Cagliari, assistito da una nave-appoggio? L'immenso bestione prodotto dai cantieri Lürssen reca il nome del proprietario, il sultano dell'Oman, Qaboos bin Said Al Said, il baldo settantenne che prese il potere nel 1970 rovesciando a forza il padre e oggi governa lo Stato arabo con piglio d'equilibrista tra buone relazioni con l'Iran e una storica vicinanza a Regno Unito e Usa.

Il sultano è sbarcato dal suo jet il 10 luglio, in anticipo sulle attese: ufficialmente per turismo. E i suoi arrivi sono sempre seguiti da gesti e manovre da Mille e una notte. Quattro anni fa, a Palermo, si portò appresso due elicotteri, una flotta di Mercedes blindate, un codazzo di 600 persone, requisì l'intero albergo Villa Igiea, fece dispensare mance pazzesche e donò Rolex d'oro al sindaco e al presidente della Regione, sbalordendo tutti con una festa d'addio memorabile.

Ma forse c'è qualcos'altro, in questa estate dove i magnati arabi, e altri investitori orientali, quasi a rinverdire i fasti anni Sessanta del principe ismailita Karim Aga Khan, sembrano puntare occhi e denari sull'isola dei nuraghe. Tanto che quasi si potrebbe ridisegnare la bandiera sarda: al posto dei quattro mori, quattro sceicchi. Forse il Creso dell'Oman arriva anche per affari. La vox populi lo dà tra gli interessati a insediamenti turistici nel sud Sardegna: il Forte Village di Pula, a ovest, o la costa verso Villasimius a est.

E non si esclude che lo Stato dell'Oman possa essere interessato proprio al porto di Cagliari, una bella addormentata che non si sveglia mai. Questo almeno è negli auspici del presidente dell'Autorità portuale, l'ex senatore Pdl Piergiorgio Massidda, che conferma all'"Espresso" di essere andato a trovare il sultano in Oman, e di essersi studiato il porto di Salalah, città natale del capo di Stato, per capire se Cagliari possa in futuro intercettare un po' di traffico mediterraneo, perché gli omaniti sono buoni smistatori di prodotti cinesi e indiani verso l'Europa. Cagliari è uno scalo sottoutilizzato: un traffico di 600 mila teu (l'unità di misura dei container) rispetto a un potenziale di un milione e mezzo.

L'idea dell'amministrazione è di potenziare sia il porto canale, per il traffico commerciale, sia il porto storico per diportismo e crociere. E qui un erroraccio clamoroso è già stato fatto: il molo Ichnusa, vicino al quale è ormeggiato il gigantesco Al Said, inaugurò un terminal crociere nel 2008, ma non lo si poté usare perché il fondale era troppo basso e non dragabile più di tanto; così ora si è costretti a realizzare un nuovo terminal sul vicino molo Rinascita, con ulteriore spesa.

Quali che siano le vere mire del sultano, il personaggio fa sognare una parte dei sardi, preoccupati dall'economia recessiva, dalle pessime stime su un calo significativo delle presenze turistiche, dai posti di lavoro persi nelle ultime attività industriali rimaste, l'alluminio, le miniere, il petrolchimico, dalla crisi della pastorizia. E allarma un'altra parte, quelli che non vogliono una Sardegna in svendita e diffidano delle «apparizioni sacre», come le chiama, pungente, lo scrittore ambientalista Giorgio Todde.

Con queste brutte lune, è gioco facile per il miliardario col turbante incarnare il proverbiale cavaliere bianco. A Qaboos bin Said al Said non manca nulla per affascinare: allievo dell'Accademia militare britannica di Sandhurst, come Churchill, come re Hussein di Giordania, è islamista moderato, liberale in economia, cavallerizzo, promotore di musica classica, fondatore di un'orchestra sinfonica da 120 elementi, fautore del dialogo diplomatico tra Usa e Iraq e di cauti passi verso l'Iran.

Se uno così, possessore di ben cinque superyacht (anche un attempato 103 metri sfornato nel 1982 dai cantieri Picchiotti) è disposto a iniettare petrodollari, ovunque voglia, molti sardi sono pronti a dire grazie. Tanto più che dopo una missione riservata a Roma, in maggio, un altro liquidissimo orientale, il magnate dell'acciaio indiano Pramod Agarwa, ha rivelato all'"Espresso" la sua volontà di acquisire i villaggi turistici Valtur, che nell'isola sono presenti a Golfo Aranci, Santo Stefano e Baia di Conte, e nei suoi progetti potrebbero allargarsi alla costa sud o verso Stintino a nord-ovest.

Ma prima dell'Oman e degli indiani, s'era mosso un altro capo di Stato, quello del Qatar. Con l'emiro Al Thani, che è impegnato su vari fronti. Per esempio la Meridiana Fly, la compagnia aerea fondata dall'Aga Khan che ha base a Olbia e vola in cieli turbolenti, a maggio dichiarava un rosso di 130 milioni di euro nel bilancio consolidato, e un elevato indebitamento.

Oppure la costa verso Chia e Teulada e il già citato Forte Village del gruppo Marcegaglia (che per i mantovani è un resort redditizio, diversamente dalla sfortunato ex Arsenale alla Maddalena, il Maddalena Hotel e lo Yacht Club, orfano del G8 annullato e della mala gestione della cricca Balducci & Bertolaso, che quest'estate resterà chiuso).

Ma soprattutto la Qatar Investment Holding è già in piena azione nella Costa Smeralda acquisita dall'americano Tom Barrack con i suoi celebrati alberghi a 5 stelle. In queste settimane un manager della Qatar Investment, Mohamed Al-Sayed, sta esaminando nei dettagli le singole proprietà tra Porto Cervo e Cala di Volpe. All'hotel Cervo la delegazione qatariota si è riunita con i dirigenti americani.

E il 29 giugno l'emiro Al Thani ha incontrato a Roma, con discrezione, il governatore sardo Ugo Cappellacci e Valentino Valentini, storico collaboratore di Silvio Berlusconi, tanto che si pensa che, oltre che di turismo di lusso e di Meridiana, si sia parlato anche di petrolio. In parallelo, la Camera di Commercio di Cagliari ha segnalato agli operatori sardi l'opportunità di investire in Al Markhya, un grande mall commerciale a Doha.

Una cosa, al momento, è certa: l'effetto Qatar, sul rilancio della Costa Smeralda, in calo di presenze e di prestigio, darà frutti non prima dell'estate 2013. Anche se in parecchi, tra i membri di lunga data del Consorzio Costa Smeralda che riunisce i proprietari di case, terreni e boutique, diciamo il partito dell'Aga Khan, si rallegrano della chiusura così simbolica del locale Billionaire di Flavio Briatore, testimone di un'epoca volgarotta e nouveau riche che si vorrebbe archiviare.

Non solo, infatti, il principe Aga Khan, da cosmopolita filoinglese, ha sempre intrattenuto uno stile assai diverso. Gli stessi ricchi mediorientali proprietari di ville o maxiyacht, in buona parte si muovono con modi discreti, molto differenti dai russi, come certifica un conoscitore, l'architetto Enzo Satta, che fu l'autore del primo progetto di sviluppo della Costa. Una ventina di arabi, non tutti lo sanno, possiede immobili in loco: si va dal notissimo ex ministro del petrolio saudita Zaki Yamani nella sua villa bunker a Romazzino, fino al businessman, sempre saudita, e legato alla famiglia reale, che abita dal 1999 la villa Arcu de Chelu ma detesta la pubblicità.

Quando gli Hariri, i fi- gli dell'ex premier libanese, padroni di mezza Beirut, atterrano in jet privato allo scalo dell'Aviazione generale di Olbia, non rilasciano comunicati stampa; e così i familiari dell'emiro di Abu Dhabi, o il sultano del Brunei, che pure utilizza per sé e la sua corte un megalomane Boeing 767 (lo stesso modello del magnate russo Roman Abramovich), lungo 56 metri e costato 250 milioni di dollari.

Ma quest'estate, segnalano dall'Aviazione generale, in agosto si prevedono 3.500 aerei, contro i 4.500 di un anno precrisi come il 2007. E in generale, si coglie da indiscrezioni nel mondo chiuso dei paperoni arabi, se non migliora la qualità del servizio, in una stagione già troppo breve (ad aprile, ospiti del Golf club del Pevero erano scandalizzati perché c'era un solo ristorante aperto) potrebbero scegliere altri lidi, come Ibiza.

Gli sceicchi, infatti, verrebbero anche più spesso fuori stagione, ma gli operatori sardi non rispondono. Sarà certamente una coincidenza, ma un membro della famiglia reale del Qatar si è appena comprato l'isola greca di Oxia, 500 ettari, vicino a Itaca... E così si spera che non tradiscano tipi generosi e veterani della bella vita smeraldina come Nasser Al-Rashid, curatore d'affari della famiglia reale saudita, armatore del clamoroso Lady Moura, un panfilo Blohm + Voss di 106 metri sospinto da due motori da 6.800 cavalli. Anche lui organizzatore di memorabili party, ogni volta definiti esclusivi e ogni volta ambiti da cortigiane, imbucati e servi sciocchi. Mentre i tanti sardi a terra sognano, e calcolano, e risognano: dopo la bandana del Cavaliere, la Sardegna col turbante.

 

 

UNA FESTA IN COSTA SMERALDA LO YACHT AL SAID DEL SULTANO DELLOMAN LEMIRO DEL QATAR E SUA MOGLIE MOZHA IL SULTANO DELLOMAN QABOOS BIN SAID AL SAID LA SPIAGGIA DI PULA VICINO CAGLIARI MAPPA SARDEGNA

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