paolo savona

SAVONA ORA CHE È PRESIDENTE CONSOB FA IL MINISTRO DEGLI AFFARI EUROPEI: ''BISOGNA RIAPRIRE UN DIALOGO FORTE CON BRUXELLES. DA ENTRAMBE LE PARTI SI STA ESAGERANDO NELL'ATTEGGIAMENTO DI SFIDA'' - E SULLA PROVOCAZIONE DEL DEBITO AL 200% DEL PIL, ''SONO SCONCERTATO DALLE REAZIONI. ERA UNA COSTRUZIONE INTELLETTUALE RAFFINATA, DESTINATA A CHI QUESTE COSE LE CAPISCE. NON ESISTE EVIDENZA SCIENTIFICA DI UNA PERCENTUALE TROPPO ALTA, SE IL DEBITO È SOSTENIBILE''

Osvaldo De Paolini per ''Il Messaggero''

 

Presidente Paolo Savona, non crede che l’Italia stia esagerando con gli atteggiamenti di rifiuto nel confronto con le autorità di Bruxelles?

«Da entrambe le parti, si sta esagerando. D’altro canto, se in una situazione così delicata come quella italiana la Commissione minaccia di aprire la procedura di infrazione per mancato rispetto dei parametri di bilancio, è fatale che si generino reazioni politiche».

 

paolo savona

Fino al punto da far riemergere ambizioni di rottura con l’euro e l’Europa?

«Non vedo nelle forze di governo atteggiamenti contro l’Europa né contro la necessità di rimanere nell’Eurozona. Sono stato ministro di questo governo, e le assicuro che c’è piena coscienza del fatto che il mercato comune è fondamentale per le nostre esportazioni e la tutela del risparmio».

 

Come se ne esce?

«Dallo stallo si esce solo con il dialogo, parola che le due parti pronunciano ma nessuno realmente attua». 

 

Lei ha detto: «Abbiamo necessità che l’Europa e la Commissione Ue ci aiutino». È lanciando parole d’ordine aggressive che sfiorano il turpiloquio che si pensa di ricevere quell’aiuto?

«Sono convinto che un tavolo di discussione alto, come avevo proposto di istituire nel settembre scorso per affrontare tutti i problemi, aiuterebbe a risolverli. Ma in Italia è in corso una ristrutturazione degli equilibri politici di cui non si può non tenere conto e che richiede tempo. Tempo che i mercati non ci danno. E invece di cogliere il cambiamento, che fa Bruxelles? Arma il conflitto con argomentazioni discutibili: è naturale che le posizioni si irrigidiscano».

 

A proposito di mercati, più che l’avvio di una procedura d’infrazione spaventa la reazione della speculazione. La pressione sullo spread potrebbe infatti diventare insostenibile.

«È la conseguenza di scelte miopi: l’Europa non dispone di un “lender of last resort”, il prestatore di ultima istanza in grado di neutralizzare gli eccessi speculativi. Le autorità che insistono sul taglio del nostro debito sanno bene che così facendo alimentano la speculazione. Anzi, sono convinto che usino scientemente i mercati come vincolo esterno per indurre gli Stati membri a rispettare le direttive. La cosa in sé non mi sconvolge, ma il suo uso presuppone l’esistenza di strumenti per frenare gli eccessi speculativi».

 

GIUSEPPE CONTE PAOLO SAVONA

Professore, perché quella frase shock, quasi un’esortazione, sul debito di un Paese che può anche arrivare al 200% del Pil? Tra l’altro non pochi tra quanti in Piazza Affari l’ascoltavano hanno pensato a sconfinamenti delle prerogative Consob.

«Sono sconcertato dalle reazioni. Era una costruzione intellettuale raffinata, destinata a chi queste cose le capisce. Era un concetto composto da una proposizione principale - non esiste evidenza scientifica - e da una secondaria - il caso Giappone - per giunta introdotta come esempio della principale. Nelle ricostruzioni giornalistiche la proposizione secondaria è diventata la principale e la principale è stata ignorata. Allora le domando: ritiene questo buon giornalismo?».

 

Epperò i giornalisti erano in buona compagnia, visto che nella platea di banchieri e imprenditori si è diffusa la sensazione di trovarsi di fronte a una provocazione...

«Ma quale provocazione. Ho anche precisato che il debito pubblico non può crescere più del Pil, una regola aurea. Può discostarsi per uno o due anni, in relazione agli andamenti dell’economia e alle scommesse della politica. Ma nel medio periodo deve rientrare. E questa regola non ha nulla a che vedere con il rapporto debito/Pil fissato al 60%: quella è una convenzione stupida, priva di validità storica e pratica, ancor prima che logica».

 

Insomma lei ritiene che, vista la straordinaria propensione al risparmio degli italiani e la dimensione della ricchezza da essi cumulata, il nostro debito potrebbe crescere ben oltre l’attuale rapporto del 133%.

«Non l’ho mai detto né pensato. Ho invece spiegato che, perché ciò possa avvenire senza squilibri, è necessario che la fiducia nel Paese sia solida. Il debito pubblico si regge su tre pilastri: risparmio, export e fiducia. Di questi tre pilastri, l’Italia ne ha due: risparmio ed export. Manca la fiducia, sebbene il Paese vanti fondamentali invidiabili».

 

MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA

Quali comportamenti dovremmo tenere per riconquistarla?

«Anzitutto tornando a investire in infrastrutture, noi italiani per primi. Ho già sostenuto che con 20 miliardi l’anno di nuovi investimenti, tra pubblico e privato, la situazione potrebbe migliorare di molto, riducendo la propensione dei nostri connazionali a puntare sui Bund o sui Treasury Bill. Se riuscissimo a ricostruire la fiducia, le assicuro che la curva del debito si invertirebbe rapidamente».

 

Dunque è vero, siamo in piena fuga dei capitali.

«Sono dati ufficiali. Anche per questo la Commissione Ue dovrebbe schierarsi al nostro fianco, aiutandoci a ripristinare la fiducia invece di tenerci sotto pressione o introdurre cambiamenti che penalizzano alcuni e favoriscono altri».

 

A cosa pensa, in particolare?

«All’Unione bancaria, realizzata solo per la parte che conveniva ad alcuni e lasciata a metà per l’opposizione della Germania che non ci ritiene degni della garanzia europea sui depositi finché il rischio non si riduce».

 

A proposito di strumenti di pagamento, il ministro Tria giudica i Mini-Bot pericolosi, illegali e non necessari. Qual è la sua opinione?

«Vorrei superare questa polemica, sulla quale tra l’altro si è già espresso Mario Draghi. E’ invece giunto il momento di parlare seriamente dello “European safe asset”, un titolo privo di rischio che può dare un contributo significativo alla stabilità del sistema europeo. La Germania è favorevole e anche a Bruxelles ci sono persone intelligenti che condividono l’idea. Tra l’altro, il safe asset servirebbe anche a contrastare la tendenza del risparmio italiano a fuggire all’estero».

 

MERKEL MACRON SANCHEZ JUNCKER

Però si parla di introdurre vincoli all’acquisto.

«Sarebbe un errore imporre vincoli all’acquisto dei safe asset, in particolare alle banche. Il mercato finanziario ne risentirebbe negativamente». 

 

Quanto la preoccupa l’arrivo di Libra, la moneta digitale di Facebook che si prepara a invadere il mondo ?

«Mi preoccupa molto. L’effetto potrebbe essere paragonabile alla fine degli accordi di Bretton Woods, quando nel 1971 il presidente Nixon annunciò la fine della convertibilità del dollaro in oro. D’improvviso il sistema valutario da organizzato e sicuro si trasformò in un mondo senza certezze. Le crisi finanziarie di questi anni sono in parte figlie di quella decisione».

 

Non stiamo drammatizzando un po’ troppo?

«Per nulla. Non è una novità che i mercati non hanno capacità di autocontrollo. Di fatto la Libra, una moneta privata, si prepara a prendere il posto di quelle ufficiali. Tutto ciò senza che nessuna Vigilanza pubblica possa interferire. Prevedo poi che sui mercati avremo una quotazione della Libra in euro e in dollari. Insomma una valuta digitale che darà vita all’apertura di conti veri e propri, con la possibilità di concedere prestiti di ogni tipo a una platea di miliardi di individui. Che fine farà la politica monetaria? E chi proteggerà il risparmio?».

 

Nel suo intervento a Piazza Affari però lei suggeriva di ampliare il regime contabile criptato per garantire, diceva, «la trasparenza e l’inalterabilità del possesso e delle operazioni finanziarie».

«Confermo, a condizione che gli Stati abbiano il monopolio delle criptovalute. Non è accettabile che si lasci all’iniziativa privata la gestione di una rivoluzione. Serve subito un accordo internazionale per regolare i nuovi flussi. Anche l’Europa deve muoversi, prima che la Libra diventi valuta di riferimento per i risparmiatori. Con il rischio, tra l’altro, di dare vita a gruppi così potenti che poi sarebbe impossibile riportare sotto il controllo pubblico».

MERKEL JUNCKER1

 

Non ha trovato singolare la protesta del presidente Trump contro la decisioni di politica monetaria annunciate dal presidente della Bce, Mario Draghi?

«Una protesta che si commenta da sola. Del resto, tutte le guerre commerciali finiscono in guerre valutarie, che hanno l’effetto di peggiorare il commercio mondiale. Tra l’altro, Trump sottovaluta che introducendo dazi del 20-25% sull’export della Cina, alla lunga può scatenare la reazione di Pechino che potrebbe brandire la clava della svalutazione. Con conseguenze imprevedibili sui i mercati. Francamente, ad oggi la via intrapresa dagli Usa sui dazi mi sembra infruttuosa: non vedo risultati sul piano della loro bilancia estera».

 

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