E SE FOSSE UN EXPO-FLOP? RITARDI E LACUNE A 663 GIORNI DAL VIA

Fabio Poletti per "la Stampa"

Mancano appena 663 giorni. Mica tanti per fare tutto. Troppo pochi per farne niente anche perchè a questo punto - piaccia o meno - la macchina di Expo 2015 non si può più fermare. Enrico Letta, ieri a Monza insieme a Giorgio Napolitano per la prima tappa del World tour della fiera delle fiere di Milano, lo ha ripetuto due giorni fa: «Il successo di Expo 2015 è una delle cartine di tornasole per la riuscita di questo governo».

E allora avanti tutta cercando di non perdere più tempo perchè il primo maggio 2015 è dietro l'angolo e perchè alla fine quei 2 punti di Pil che vale Expo sono ossigeno per tutti. Alla kermesse intitolata «Nutrire il pianeta, energia per la vita», che si spalmerà su un'area di quasi due milioni di metri quadrati tra la Nuova fiera e un'area nella zona Nord Ovest di Milano, hanno già aderito 129 Paesi. Ultimo martedì scorso, il Principato di Monaco.

E ieri è arrivato il centotrentesimo, la Grecia, target raggiunto con largo anticipo. Per ora l'unico in questa travagliata avventura di Expo che torna a Milano dopo il 1906 - fu l'esposizione della modernità - e tra cambi di amministrazione locale e di governo, litigi infiniti e pure una crisi mondiale senza precedenti, corre per non perdere l'appuntamento con la Storia.

Tra i Paesi aderenti mancano gli Usa. Qualche contatto c'è ma è difficile che Obama dia il suo «sì», restio come sempre a partecipare a queste kermesse. In compenso c'è la Cina e mica è poco. Anche perchè almeno un milione di turisti cinesi - dei centotrenta milioni che viaggeranno per il mondo nel 2015 - sono attesi in città. Quello che troveranno è tutto da vedere e in parte da costruire.

Però l'aspettativa è alta. E non per caso l'anno prossimo proprio a Milano, si terrà la decima riunione di Asem, l'Asian Europe Meeting che dal 1996 ridisegna gli scenari della cooperazione internazionale tra Oriente e Occidente. Ed è sperabile che per allora sia quasi tutto in marcia.

Anche se molti dei progetti e delle idee vincenti con cui Milano il 31 marzo 2008 sbaragliò l'antagonista Smirne al Bie a Parigi - allora si parlava di infrastrutture per 15 miliardi di dollari, 29 milioni di visitatori, 70 mila posti di lavoro e un gettito da 44 miliardi di euro - c'è il rischio che rimangano nei libri dei sogni di Expo 2015.

A settembre il governo presenterà il masterplan dei lavori. Da allora dovrebbe essere tutto in discesa. Ma è stata la salita, durissima. Tanto per dire fino al 2011 non era ancora stata definita la proprietà dell'area dove sarebbe dovuto sorgere il Grande Evento. Giuseppe Sala, solo dal 7 maggio commissario unico di Expo 2015, lo ripete da tempo che l'orologio corre: «Si è perso tempo, non abbiamo più margine per gli imprevisti».

All'inizio furono soprattutto beghe politiche nel centrodestra, tra il sindaco Letizia Moratti, il Governatore Roberto Formigoni e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Oggi sembra un paradosso - tra il sindaco Giuliano Pisapia e il Governatore Roberto Maroni c'è più sintonia. Anche nel fare pressione sul governo per chiedere il mantenimento degli impegni finanziari, la revoca del patto di stabilità e già che ci siamo una legge straordinaria come per le Olimpiadi di Torino.

Il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi invita a crederci : «Le opere devono realizzarsi nei tempi necessari». Ma cosa sarà pronto di Pedemontana, Brebemi, Tangenziale Est, linea 4 della MM e statale Rho-Monza è tutto da vedere. Dei faraonici progetti di Citylife indirettamente legati a Expo, si sono già persi due grattacieli su tre - quello «storto» di Daniel Libeskind e quello di Zaha Adid - e tutta l'area sarà riconvertita verde. Della linea 4 della metropolitana che per ora esiste solo sulla carta si prevede che siano finite due stazioni su ventuno, mentre una terza sarà lasciata per così dire «a rustico».

La linea 5 già in funzione in parte, sarà ultimata solo per ottobre 2015 a fine Expo. Della linea 6 non se ne farà più niente perchè i fondi sono stati destinati alla ricostruzione in Abruzzo. Del piano parcheggi previsto ne rimangono solo due - uno in via Novara, l'altro vicino alla Fiera - ma i lavori devono ancora iniziare.

Tra fondi ancora da destinare e cantieri da finire per l'inizio di Expo è sicura la costruzione del primo tratto della Pedemontana, sperando di arrivare fino alla MilanoMeda mentre della Tangenziale Est Milano ci si augura di arrivare almeno al tratto tra la Rivoltana e la Cassanese per permettere l'allacciamento con la Brebemi o quello che sarà pronto.

Per non parlare di Malpensa che si affloscia da anni e di Alitalia che scappa da Linate. Certo il semestre Ue a guida italiana potrebbe essere un aiuto. Sempre che alla fine non si conti su quei 3 milanesi su 10 disposti a fare del volontariato per dare una mano ad Expo, fino ad ora gradita da oltre 8 milanesi su 10 secondo un recente sondaggio del Comune.

 

CANTIERE EXPO MILANO CANTIERE EXPO MILANO CANTIERE EXPO MILANO CANTIERE EXPO MILANO expo 2015expo 2015Expo Masterplan Expo 2015 Masterplan progetto Expo dal Corriere della Sera

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni peter thiel

FLASH – COME MAI FRATELLI D’ITALIA, DI FRONTE ALLA CALATA DI PETER THIEL SU ROMA, HA SCELTO IL SILENZIO ASSOLUTO? NESSUN ESPONENTE DI PESO DEL PARTITO È ANDATO A PALAZZO TAVERNA A VIOLENTARE LE SUE ORECCHIE CON GLI SPROLOQUI SULL’ANTICRISTO DEL FONDATORE DI PALANTIR: C’ENTRA IL VATICANO, CERTO, MA ANCHE IL REFERENDUM. A CINQUE GIORNI DAL VOTO, MEGLIO EVITARE UN NUOVO ELEMENTO DI POLEMICA ESOGENA. E POI C’È LA QUESTIONE LEGA, LA VERA OSSESSIONE DELLA MELONI: NON ESSENDO PRESENTE NESSUNO DEL CARROCCIO ALLE CONFERENZE DI THIEL, LA SORA GIORGIA ERA TRANQUILLA (LA MELONI NON VUOLE  SCOPRIRSI A DESTRA, LASCIANDO IL MONDO ULTRA-CATTOLICO A SALVINI)

peter thiel anticristo

A ROMA OGNI MITO FINISCE MITOMANE - ARRIVA PETER THIEL, CAVALIERE NERO DELLA TECNODESTRA? ESTICAZZI! - NELLA CITTA' DEI PAPI, S'E' VISTO PASSARE GIULIO CESARE, MICHELANGELO E CARAVAGGIO, FIGURIAMOCI SE THIEL PUO' SPIAZZARE L'ETERNO CINISMO ROMANELLO - IN GIRO PER IL MONDO, IL GURU DI "PALANTIR" È STATO ACCOLTO DA PREMIER, MINISTRI, ALTI FUNZIONARI, E A PALAZZO TAVERNA IL MASSIMO CHE GLI POSSIAMO OFFRIRE SONO BARBARA CARFAGNA E IL PORTAVOCE DI OSNATO. MANCAVANO SOLO GIMMY IL FENOMENO E GEGIA! - AL SECONDO GIORNO DI CONFERENZE, LA PLATEA S'È SVUOTATA IN PESO E QUANTITÀ: I POCHI "PINGUINI" ROMANI SUPERSTITI SONO USCITI FRASTRONATI DALLA NOIA! – CERTO, TANTA SORPRESA...SORPRENDE: BASTAVA LEGGERE UN QUALUNQUE INTERVENTO DI THIEL PER CAPIRE CHE LA PIPPA SULL’ANTICRISTO NON E' LETTERALE, DUNQUE RELIGIOSA O BIBLICA, MA E' UNO STRUMENTO DI MARKETING, UNA PARACULATA PER DARE DIGNITÀ FILOSOFICA ALLA SFIDA USA VS CINA E ALLA SOPRAVVIVENZA DELL'OCCIDENTE (E DEI SUOI BUSINESS) – L’ALGIDO E ARROGANTE THIEL ARRIVA E SE NE VA COME UN DIO SCESO IN TERRA: ZERO INTERAZIONI, ZERO “NETWORK”, ZERO CONSIGLI. GLI ADEPTI POSSONO SOLO ASCOLTARLO E CIUCCIARE LA SUA "VERITÀ"...

funerali

DAGOREPORT- DELLA SERIE: CHI MUORE GIACE E CHI VIVE RILASCIA UN’INTERVISTA... BENVENUTI AL FENOMENO DELLE PREFICHE DEI CELEBRO-DEFUNTI - CHE SI TRATTI DI GINA LOLLOBRIGIDA, DI ARMANI, DI VALENTINO, DI ELEONORA GIORGI O DI ENRICA BONACCORTI, ALLA FINE TUTTI COMMENTANO: CHE FUNERALE, MEGLIO DI UN PARTY! - INDOSSATO IL LOOK D’ORDINANZA (OCCHIALE NERO CHE NON CI SI TOGLIE NEPPURE IN CHIESA, FACCIA SLAVATA E CAPPOTTONE NERO DA PENITENTE), AVVISTATO COME UN FALCO LA TELECAMERA CON IL CRONISTA ARMATO DI MICROFONO, LA PREFICA VIP SI FIONDA ALLA VELOCITÀ DELLA LUCE PER RACCONTARE, PIÙ AFFRANTA DI UN LIMONE SPREMUTO: “IO SÌ CHE LO CONOSCEVO BENE... QUANTO CI MANCA E QUANTO CI MANCHERÀ“ – E QUANDO POI, PUR DEFINENDOLA “SORELLA, AMICA E COMPLICE’’ MA NON HAI NESSUNISSIMA VOGLIA DI ALZARE IL CULO PER ANDARLA A SALUTARE PER L’ULTIMA VOLTA IN CHIESA E FINIRE NELLA BELLA BOLGIA DEL FUNERALONE-SHOW, ALLORA FAI COME RENATO ZERO CHE AL FUNERALE DELLA BONACCORTI HA MANDATO UNA LETTERINA DA FAR LEGGERE SULL'ALTARE...

giorgia meloni arianna ignazio la russa marina berlusconi matteo salvini roberto vannacci

DAGOREPORT – URGE UNO BRAVO PER GIORGIA MELONI: A UNA SETTIMANA DAL REFERENDUM, LA DUCETTA SI RITROVA TRAVOLTA DA BURIANE INTERNAZIONALI E MILLE FAIDE INTERNE – IL TRUMPISMO CHE BOMBARDA L'IRAN E TOGLIE LE SANZIONI ALLA RUSSIA HA DI FATTO SPACCATO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO: SALVINI, PER NON FARSI SCAVALCARE A DESTRA DA VANNACCI, VA ALLO SCONTRO TOTALE - SE TRUMP SI DIVERTE A METTERLA IN DIFFICOLTA' CON I LEADER EUROPEI, IL PARTITO E' DIVENTATO "COLTELLI D'ITALIA": IN ATTO UNA GUERRIGLIA I RAS DI ''VIA DELLA SCROFA'' (LOLLOBRIGIDA, LA RUSSA, RAMPELLI) E LA "FIAMMA MAGICA" DI FAZZOLARI E MANTOVANO - E ANCHE SE NON EMERGERÀ MAI PUBBLICAMENTE, ESISTE UNA TENSIONE LATENTE ANCHE TRA GIORGIA E ARIANNA – RISULTATO? LA STATISTA DELLA SGARBATELLA HA PERSO L’ANTICO VIGORE COATTO, E NON SA DOVE SBATTERE LA TESTA: AL COMIZIO PER IL “SÌ” AL REFERENDUM ERA MOSCIA E SENZA VERVE - SE VINCE IL "NO", L'UNICA SCONFITTA SARA' LEI E TUTTE LE QUESTIONI APERTE POTREBBERO ESPLODERE IN SUPERFICIE E TRAVOLGERLA… - VIDEO

cnn fondo - ellison donald trump mark thompson jb pritzker

FLASH! – VENDUTA LA WARNER-DISCOVERY ALLA PARAMOUNT DI ELLISON, PER NON CADERE NELLE MANINE DI FORBICE DI DONALD TRUMP, L’85% DEI GIORNALISTI DELLA CNN SAREBBE PRONTO A USCIRE DAL GRUPPO E FONDARE UN’ALTRA EMITTENTE ALL-NEWS – I MILIARDI NECESSARI PER IL PROGETTO SAREBBERO PRONTI, FORNITI IN PARTE DAL GOVERNATORE DEMOCRATICO DELL’ILLINOIS, JB PRITZKER; CIO’ CHE ANCORA MANCA E’ CHI ASSUMERA’ LA GUIDA SUPREMA DELLA NUOVA NEWS MEDIA-COMPANY: IN POLE L’ATTUALE PRESIDENTE E CEO MARK THOMPSON….

porto di genova secolo xix silvia salis gianluigi aponte marco bucci michele brambilla

FLASH! – AVVISATE L’IRRITABILE GOVERNATORE DELLA LIGURIA, MARCO BUCCI, DI RASSEGNARSI: MICHELE BRAMBILLA RESTERÀ SEDUTO SULLA PRIMA POLTRONA DEL “SECOLO XIX”: PAROLA DELL’EDITORE ED ARMATORE DEI DUE MARI, GIANLUIGI APONTE – DOPO L’ERA SPINELLI-TOTI E LA NOMINA DI BUCCI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE (GRAZIE ALL’INFLUENTE SINDACO DI IMPERIA, CLAUDIO SCAJOLA), IL PROGETTO DI APONTE DI TRASFORMARE IL PORTO DI GENOVA IN UN HUB PER IL SUO IMPERO DI NAVI SEMBRAVA ANDARE IN PORTO CON L’ACQUISIZIONE DEL “SECOLO XIX”, PER IL QUALE AVEVA SCELTO UN GIORNALISTA CONSERVATORE COME DIRETTORE, SICURO CHE SAREBBE ARRIVATO UN SINDACO DI DESTRA – ORA IL PIANO DI APONTE HA DUE PROBLEMI: UN SINDACO DI CENTROSINISTRA, SILVIA SALIS, E UN BRAMBILLA CHE NON AMA PORTARE IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO…