SENTI CHI AR-RIVA! - I PASTICCI DEL GOVERNO SULL’ILVA RISVEGLIANO I PROPRIETARI: DOVETE COINVOLGERCI NEL RISANAMENTO - E IL NUOVO COMMISSARIO GNUDI NON SA SE PUÒ USARE I 2 MILIARDI SEQUESTRATI ALLA FAMIGLIA

Fabio Tamburini per “CorrierEconomia - Corriere della Sera

 

emilio gnudi emilio gnudi

La scelta è di non prendere posizioni pubbliche, evitando con cura ogni tensione con il nuovo commissario straordinario dell’Ilva, Piero Gnudi. Ma, sia pure con discrezione, segnali chiari di grande preoccupazione su quanto sta accadendo sono partiti da casa dei Riva e anche arrivati a destinazione. La protesta, in particolare, è per il via libera dato al vertice di ArcelorMittal, multinazionale dell’acciaio e principale concorrente in Europa, che ha avuto la possibilità di conoscere nei dettagli i numeri aziendali dell’Ilva.

 

Una decisione irrituale, viene detto, perché ha significato fornire indicazioni preziose su politiche commerciali, lista clienti, organizzazione aziendale e produttiva. Così, comunque vada a finire, ArcelorMittal ha già portato a casa un risultato importante: la scoperta di vita, morte e miracoli del gruppo italiano.

 

fabio riva fabio riva

E ora, sempre secondo i Riva, che rimangono gli azionisti di controllo dell’Ilva, c’è un precedente che apre la strada ad altri concorrenti, che potranno chiedere e ottenere la stessa possibilità. Una seconda protesta, felpata ma ferma, è perché finora non sono stati coinvolti dal nuovo commissario. Tanto più che, di fronte a soluzioni convincenti, sono pronti a fare la loro parte apportando nuovi capitali e a contribuire nella ricerca dell’alleanza internazionale necessaria a evitare il crollo definitivo del gruppo. La richiesta dei Riva è di rispettare le procedure formalizzate per legge che prevedono il confronto sul piano sia ambientale sia industriale.

 

EMILIO RIVA - ILVAEMILIO RIVA - ILVA

Nuove priorità

Il nodo è proprio questo. L’opinione di Gnudi è che le priorità seguite finora vanno ribaltate. È assurdo che prima vengano definite strategie e obiettivi aziendali, lasciando a una fase successiva la ricerca di nuovi assetti dell’azionariato. Anche perché definire strategie e obiettivi aziendali significa mettere nero su bianco, e secondo le procedure previste approvare per legge, investimenti colossali, che i consulenti della McKinsey, incaricati dal commissario precedente, hanno calcolato in oltre 4 miliardi. Chi accetterà mai di mettere sul piatto una somma del genere per seguire decisioni prese da altri? Senza contare l’incertezza assoluta sugli esiti delle inchieste giudiziarie in corso, che potrebbero stabilire risarcimenti elevati.

 

ILVA DI TARANTO ILVA DI TARANTO

Il giudizio negativo e le perplessità sulle procedure previste per legge dal governo precedente sono condivise ampiamente anche da buona parte dei magistrati impegnati nelle inchieste (la magistratura di Taranto sta conducendo quelle sui reati ambientali, mentre la Procura del Tribunale di Milano segue i reati societari e di evasione fiscale). Non si capisce perché, viene detto, per l’Ilva sia stato previsto un iter specifico, fuori dalle regole generali, un ibrido giuridico che finisce per risultare piuttosto oscuro e con margini di ambiguità non irrilevanti.

 

Una situazione di assoluta anomalia che, tra l’altro, impedisce visibilità sui bilanci aziendali, che non vengono resi pubblici. Molto meglio, piuttosto, rientrare nelle procedure previste nei casi di grandi crisi aziendali e, più esattamente, dalla Legge Marzano, dal nome del ministro delle Attività produttive del governo Berlusconi, che contiene misure per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato d’insolvenza, entrata in vigore nel febbraio 2004.

nube rossa all ilva di tarantonube rossa all ilva di taranto

 

Intanto l’emergenza è trovare i fondi per pagare stipendi, ridurre gli arretrati verso i fornitori, garantire quanto serve per evitare il blocco degli impianti. Per questo è in arrivo un nuovo provvedimento di legge che, su indicazioni di Gnudi, dovrebbe essere portato da Federica Guidi, ministro per lo Sviluppo economico, a uno dei prossimi Consigli dei ministri. La necessità è di prevedere la cosiddetta prededucibilità, cioè la possibilità per le banche disposte a concedere un prestito ponte di ottenere corsie preferenziali per la restituzione dei finanziamenti in caso di fallimento del gruppo.

 

FONDI BLOCCATI

Più incerta è la possibilità di utilizzare per l’Ilva i fondi sequestrati dalla Procura di Milano ai Riva per reati fiscali e societari. L’argomento è stato al centro di verifiche approfondite tra i magistrati impegnati nelle indagini, Bondi e lo studio a cui si è affidato, quello dell’ex ministro della Giustizia Paola Severino.

 

ILVA DI TARANTO jpegILVA DI TARANTO jpeg

Anche in questo caso però le difficoltà non mancano. I fondi sono rilevanti, nel complesso inferiori di poco a 2 miliardi, ma sono stati sequestrati per reati specifici. È vero che i provvedimenti legislativi sull’Ilva ne prevedono l’utilizzo, ma appare come una forzatura, su cui gli stessi magistrati richiederebbero prima di procedere a un altro decreto di autorizzazione. In più un conto è disporne il congelamento, un altro è ottenerli dalle banche che li custodiscono.

ENRICO BONDI jpegENRICO BONDI jpeg

 

Il problema, in particolare, si pone per la somma più rilevante: 1,2 miliardi che Emilio Riva, morto dei mesi scorsi, aveva fatto rientrare in Italia seguendo le procedure previste dallo scudo fiscale. Quei denari sono custoditi dalla fiduciaria milanese di una delle principali banche svizzere, la Ubs. E non sarà facile trasferirli nelle casse dell’Ilva. La speranza, alla fine, è che ArcelorMittal o un altro dei gruppi internazionali con cui Gnudi e i suoi consulenti hanno avviato contatti a tutto campo siano disposti a impegnarsi davvero. Ma, allo stato attuale, sarebbe un miracolo.

 

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...