SPENDING REVIEW A SENSO UNICO - SPARISCE LA LOTTA AGLI SPRECHI NEL BILANCIO PUBBLICO: SU 55,8 MLD DI TAGLI, IL 51% E' A CARICO DEI COMUNI

(Adnkronos) - «La spending review si mangia il federalismo e non colpisce a fondo gli sprechi dello Stato. Dei 55,8 miliardi di euro di riduzioni di spesa previsti tra il 2012 e il 2015, oltre la metà sono a carico dei comuni: ai 25,3 miliardi (45,4%) risparmiati dai bilanci dei sindaci vanno aggiunti i 3,3 miliardi (6,1%) tolti al trasporto pubblico locale.

In totale, quindi, la sforbiciata agli enti locali ammonta a 28,7 miliardi pari al 51,5% della dieta complessiva imposta ai bilanci dell'intera pubblica amministrazione». È quanto emerge da un'analisi del Centro studi Unimpresa secondo cui solo una piccola quota dei tagli si riferisce alle spese dello Stato centrale: si tratta dei 4,7 miliardi (8,5%) di riduzioni che gravano sulle amministrazioni centrali (ministeri e istituzioni statali).

«L'analisi di Unimpresa -che si basa su dati della Banca d'Italia e del ministero dell'Economia e delle Finanze- prende in esame gli effetti complessivi della manovre sui conti pubblici approvate nel corso del 2012. Per la spesa sanitaria la riduzione è pari, nel quadriennio preso in esame, a 9,4 miliardi di euro (cioè il 16,8% dei tagli totali). Il sacrificio per il pubblico impiego è invece di 1,8 miliardi (3,3%).

Assai modesto l'intervento sugli acquisti di beni e servizi, voce del bilancio statale che sarà ridotta di appena 1,9 miliardi (3,6%)». «Leggermente più basso, poi, il giro di vite sui trasferimenti a enti pubblici ed enti di ricerca: in totale si tratta di 1,3 miliardi. Vanno poi segnalate le riduzioni di 1,8 miliardi (3,2%) ai trasferimenti in conto capitale e una serie di altri interventi che complessivamente garantiscono risparmi sul bilancio della pa per 5,9 miliardi (10,7%)», sottolinea Unimpresa.

«Su base temporale i tagli per 55,8 miliardi di euro sono così suddivisi: 4,5 miliardi nel 2012, 16,5 miliardi nel 2013, 17,1 miliardi nel 2014 e altri 17,6 miliardi nel 2015. Per le amministrazioni centrali nessuna stretta nel 2012, mentre nei tre anni successivi le riduzioni ammontano rispettivamente a 1,5 miliardi, 1,5 miliardi e 1,6 miliardi. Per le amministrazioni locali, invece, nei quattro anni sono previsti sacrifici per 2,3 miliardi, 7,4 miliardi, 7,7 miliardi e 7,9 miliardi.

Per la spesa sanitaria la ripartizione delle sforbiciate è: 900 milioni, 2,4 miliardi, 3 miliardi e 3,1 miliardi», continua Unimpresa. «Gli acquisti di beni e servizi, poi, vengono così colpiti: 141 milioni, 615 milioni, 615 milioni e 615 milioni. Dalle manovre varate lo scorso anno, al pubblico impiego sono stati tagliati 107 milioni, 319 milioni, 665 milioni e 730 milioni. Ridotti i trasferimenti a enti pubblici e di ricerca per 153 milioni, 410 milioni, 410 milioni e 410 milioni», aggiunge la nota.

«La sforbiciata al trasporto pubblico locale parte dal 2013 e prevede diminuzione di spesa per 1,1 miliardi, 1,1 miliardi e 1 miliardo. I trasferimenti in conto capitale diminuiscono di 500 milioni, 500 milioni, 400 milioni e 400 milioni. Gli altri interventi a macchia di leopardo, infine, sono così ripartiti: 467 milioni, 2,2 miliardi, 1,5 miliardi e 1,6 miliardi», continua Unimpresa.

Per il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, si tratta di «sforbiciate sbilanciate: tutto il peso dei sacrifici è a carico dei comuni, con rischi per la qualità dei servizi e timori per nuove tasse». Secondo Longobardi «così si minaccia la ripresa economica: il risultato della spending review non ci sembra coerente con il decentramento delle responsabilità e della gestione finanziaria fondamentali per migliorare l'efficienza dell'intero Paese».

Per Longobardi «la cura dimagrante per i quadriennio 2012-2015 -aggiunge- è fortemente sbilanciata sul versante delle amministrazioni locali, mentre molto di più si sarebbe potuto fare per andare a colpire le sacche di sprechi rintracciabili soprattutto all'interno dei bilanci dei ministeri e dell'apparato centrale».

Infine Longobardi sottolinea che «il rischio è che tutti questi tagli a carico in particolare dei comuni possano cagionare un peggioramento della qualità dei servizi a famiglie e imprese; l'alternativa, tutt'altro che auspicabile, è un inasprimento del carico fiscale: insomma, nuove tasse. In tutte e due le circostanze, quindi, rischi per il territorio e minacce per la ripresa economica».

 

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