1- LA STRADA DELLA CACCIATA DEL DIRETTORE DELLA “NAZIONE” PASSA PER MPS. UN ARTICOLO SGRADITO AL SINDACO PIDDINO ALL’ORIGINE DELLA MANNAIA DI RIFFESER MONTI 2- IL NEODIRETTORE GABRIELE CANÈ DALLE INTERCETTAZIONI EMERGE COME REFERENTE DI LUCIA ALEOTTI, RAMPOLLA PROPRIETARIA DELLA CASA FARMACEUTICA MENARINI, COLOSSO CHE SECONDO LA PROCURA DI FIRENZE, AVREBBE PROCURATO UN DANNO AL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE DA 860 MILIONI DI EURO, APPENA ENTRATI COME SOCI FORTI DEL NUOVO MONTE DEI PASCHI DI SIENA TARGATO PROFUMO & VIOLA 3- LA TELA ROMANA DEGLI ALEOTTI: TRAMITE LA COMPIANTA MARIASAURA ANGIOLILLO ARRIVARONO A SCAJOLA, GIANNI LETTA E BERLUSCONI. IL SOSPETTO DEI MAGISTRATI: PRESSIONI PER GONFIARE IL PREZZO DEI FARMACI. E SALTA FUORI CHE LA MENARINI DEGLI ALEOTTI È MOLTO CARA ANCHE AL GOVERNATORE TOSCANO PIDDINO ENRICO ROSSI 4- STESSA SORTE PER IL PREDECESSORE DEL DIRETTORE DELLA “NAZIONE” TEDESCHINI: DOPPIA PAGINA SUGLI ALEOTTI, LICENZIATO ANCHE LUI DALL’EDITORE ANDREA RIFFESER MONTI

Elisabetta Reguitti per "Il Fatto Quotidiano"

Licenziato per aver rispettato il diritto di cronaca. Mauro Tedeschini ieri è stato sostituito da Gabriele Canè alla direzione del quotidiano La Nazione di Firenze. Sono stati gli stessi giornalisti a raccontare di quegli articoli usciti, nei giorni scorsi, nelle pagine locali sulla crisi del Monte dei Paschi di Siena, che ha lasciato la Fondazione (37, 5 % del capitale della banca) senza entrate.

Una cronaca poco gradita, pare, da Franco Ceccuzzi, sindaco pd della città. L'editore Andrea Riffeser Monti ha quindi deciso di rimuovere Tedeschini nominato direttore solo nel giugno 2011. Ma la questione che ha scatenato le proteste del Comitato di redazione è legata anche al nuovo direttore.

Gabriele Canè, lo stesso nome che compariva a fianco delle conversazioni tra un esponente della famiglia fiorentina Aleotti, proprietaria della casa farmaceutica Menarini, colosso che secondo la Procura di Firenze, avrebbe procurato un danno al sistema sanitario nazionale da 860 milioni di euro. Nelle carte dei pm che si occupano dell'inchiesta emerge come Lucia Aleotti avesse contattato i responsabili di molti quotidiani. L'interlocutore privilegiato, nell'ottobre 2010, sembra proprio Gabriele Cané, condirettore del Quotidiano Nazionale che a Firenze pubblica La Nazione.

Come scritto da Il Fatto Quotidiano a novembre, Aleotti chiama Cané per capire che rilievo avrà la notizia. "Lo metto in piccolo sul Qn e lo metto un po ' meglio sulla Nazione perché ovviamente non si può.". Ma che cosa faranno gli altri giornali? Aleotti: "Ho parlato con il responsabile di Repubblica qui di Firenze. che alla Valeria aveva detto. ‘ male male', con me. non si è espresso in questi termini". Ma c'è un ostacolo, Franca Selvatici, storica cronista di giudiziaria di Repubblica. Aleotti: "È la Selvatici purtroppo". Cané: "Ma non era andata in pensione?". Aleotti contatta tutti. "S'è parlato con Il Sole 24 Ore, fanno una spalla in norme e tributi".

Il giorno dopo Cané e Aleotti fanno un bilancio degli articoli pubblicati. Aleotti è furibonda, perché la Nazione, nonostante le ripetute telefonate dai toni apparentemente amichevoli con il direttore Giuseppe Mascambruno (che da lì a breve venne licenziato anche lui), ha dedicato due pagine alla notizia. Cané minimizza: "Non dice praticamente niente". Aleotti sbotta: "Sono due pagine". Lui: "Mi dispiace".

Cané, annotano gli investigatori, si impegna a monitorare e a tenere informata l'amica. Certo, Menarini è un colosso. Normale che abbia contatti con i giornali. Ma il nodo è un altro, come emerge da una telefonata. Cané: "I giornali sono anche liberi di non tenere conto, insomma, fino a un certo punto; non è che dobbiamo tenere conto dei canali pubblicitari, ma in questo caso c'è una connessione che è un peccato perdere". Aleotti: "Eh bravo".

Ecco il punto: la montagna di pubblicità che il gruppo miliardario può riversare sui quotidiani. Sul cambio di direzione Federazione nazionale della stampa e l'Associazione Stampa toscana, insieme con la Consulta delle Associazioni Regionali di Stampa, "esprimono la più viva protesta e grande sconcerto per l'inaudito licenziamento del direttore Mauro Tedeschini, sacrificato dall'editore a seguito di contrasti sulle autonome e libere scelte di informazione a lobby politica e bancaria".

2 - GIANNI LETTA, SCAJOLA, IL GOVERNATORE TOSCANO ROSSI, MARIASAURA ANGIOLILLO: LA TELA TRASVERSALE DEGLI ALEOTTI PER POMPARE IL PREZZO DEI FARMACI
Franca Selvatici per "La Repubblica - Firenze" dell'11 novembre 2011


La ricerca instancabile di sponde politiche: Berlusconi, Gianni Letta, Scajola. E anche gli insistenti contatti con Enrico Rossi, oggi presidente della Toscana. Tutto in nome della Menarini, dell'occupazione, della ricerca. Un colossale bluff, secondo le accuse.
Per la procura di Firenze e per i carabinieri del Nas, Alberto Aleotti, patron del Gruppo farmaceutico Menarini, ha perpetrato per oltre 30 anni una colossale truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale, gonfiando i prezzi dei medicinali, accumulando inimmaginabili profitti al nero e riciclandoli attraverso un vorticoso giro di società e banche straniere.

Basti pensare ai 476 milioni di euro scoperti nel 2008 presso la banca Lgt in Liechtenstein. Peraltro in tutti questi anni, superata senza eccessivi inconvenienti la tempesta di Mani Pulite, Aleotti si è battuto con incredibile tenacia contro ogni forma di riduzione e di controllo dei prezzi dei farmaci, facendo pressione sui politici e sulla stampa, agitando costantemente il ricatto occupazionale e spesso anche quello pubblicitario.

L'inchiesta per truffa aggravata e riciclaggio, che l'anno scorso ha portato al sequestro per equivalente di un miliardo e 200 milioni di euro, svela ora molti retroscena. Nel 2008-2009 Aleotti e la figlia Lucia hanno dispiegato immense energie per far approvare una norma che proteggesse i farmaci coperti da brevetto e legasse le mani alle Regioni, impedendo loro di rimborsare i medicinali al prezzo di riferimento, cioè al prezzo più basso a parità di efficacia terapeutica, e di fissare delle quote massime prescrittive per ogni medico.

Attraverso la signora Maria Angiolillo (la defunta regina dei salotti romani, che ogni sera "pregava per il brevetto" e suggeriva agli Aleotti di essere "riconoscenti" con i politici), i proprietari della Menarini entrarono in contatto con il ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola e con il potente sottosegretario Gianni Letta, e dispiegarono ogni sforzo per far approvare un emendamento che difendesse i prezzi dei farmaci brevettati, "in nome della ricerca e della occupazione".

Arrivando anche a Berlusconi. Il 6 maggio 2009 Alberto Aleotti partecipa a una cena organizzata dal presidente del consiglio a Villa Madama e poi racconterà a Maria Angiolillo: "Il presidente mi ha voluto vicino, che è un onore che io non meritavo, ecco... poi a un certo momento ho avuto il coraggio di dire: "Immagino, signor Presidente, che lei abbia anche influito su quella questione..."

"E lui mi ha detto: "Aleotti! Ci abbiamo avuto addirittura un incontro a tre!"... Con Gianni Letta e con il ministro dello sviluppo. E ha aggiunto: "Quando mi hanno riferito la cosa, ho detto: fate, fate subito, perché siete già in ritardo"". Peccato che il sospirato emendamento avrebbe pesato, e tanto, sui conti dello Stato. E il ministro Giulio Tremonti gli sbarrò la strada.

A cercar di modificare le norme aveva contribuito anche il presidente toscano Enrico Rossi, all'epoca coordinatore degli assessori regionali alla sanità, autore di una lettera inviata il 15 dicembre 2008 a Scajola e basata su una bozza predisposta da Menarini, mentre una seconda lettera, basata anch'essa su un promemoria Menarini e destinata a Letta, non è stata mai spedita. Secondo gli investigatori, Rossi agì all'epoca come "un semplice postino" per conto della Menarini.

Ascoltato dai pm come teste, il presidente toscano ha riconosciuto che Aleotti cercò di fare pressioni su di lui: "Ma vi assicuro - ha spiegato - che la mia posizione sulla tutela del brevetto e contro il prezzo di riferimento era ed è frutto di una mia convinzione politica generale". Il procuratore Giuseppe Quattrocchi ha voluto precisare che il presidente Rossi non è indagato e, al contrario, ha collaborato con l'attività investigativa della procura, riferendo elementi che hanno permesso di chiarire alcuni aspetti della vicenda.

 

 

FRANCO CECCUZZIMauro TedeschiniMaria Angiolillo - Copyright Pizzigabriele canèGianni Letta e Silvio Berlusconi ENRICO ROSSI CLAUDIO SCAJOLA ALBERTO ALEOTTIlucia aleotti

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…