LE TELECOM-ICHE! - LETTA VA IN AMERICA A PARLARE CON AT&T, E IL SUO PARTITO CHIEDE AL GOVERNO DI RIFERIRE IN PARLAMENTO SU TELECOM! - PASSERA SFACCIATO: “I SOCI ITALIANI HANNO PRESO UNA DECISIONE PESSIMA” (GIUSTO, MEGLIO FAR COMPRARE ALL’ALITALIA AIRONE DI CARLO TOTO)


1. LETTA VA IN AMERICA A PARLARE DI TELECOM, E IL PD CHIEDE DI RIFERIRE IN PARLAMENTO??
Riceviamo e pubblichiamo:

Il ridicolo, del ridicolo, del ridicolo nella sua massima espressione della cialtronaggine va di scena oggi in Italia. Mentre (Barzel)Letta nel continente americano cerca di convincere gli stranieri ad investire in Italia.....UDITE UDITE .......IL PD ( il suo partito) chiede al governo di riferire in parlamento, su Telecom... E voi andate ancora a votare ?
Claudio Torino

2. TELECOM: LETTA, VIGILEREMO MA E' UNA SOCIETA' PRIVATA
Radiocor - 'Guardiamo, valutiamo, stiamo nel mercato europeo', lo ha detto il presidente del Consiglio, Enrico Letta, parlando della vicenda Telecom, passata in mani spagnole. 'Telecom e' una societa' privata', ha aggiunto parlando a margine dei lavori per la 68esima Assemblea Generale dell'Onu.

'Vigileremo perche' ci sia massima attenzione ai profili occupazionali e agli aspetti strategici per l'Italia', ha aggiunto, spiegando che 'Telecom e' stata privatizzata e di tutte le privatizzazioni italiane non e' stata uno dei piu' grandi successi'. Il presidente del Consiglio ha infine chiarito che 'se arrivassero dei capitali europei credo che aiuterebbero Telecom a essere migliore rispetto agli ultimi 15 anni'.

3. TELECOM: PASSERA SU TWITTER, SOCI ITALIANI HANNO PRESO DECISIONE PESSIMA
Radiocor - 'Per Telecom i grandi soci italiani hanno preso una decisione pessima'. Cosi' ha appena commentato su Twitter Corrado Passera, ex ad di Intesa Sanpaolo ed ex ministro dello sviluppo economico, in merito all'accordo raggiunto nella notte tra i soci di Telco, ovvero Telefonica, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Generali.

4. TELECOM: MOODY'S, NO IMPATTO SU RATING DA OPERAZIONE TELCO-TELEFONICA
Radiocor - L'incremento della quota di Telefonica in Telco 'non ha implicazioni sul merito di credito' ne' per Telecom Italia (Baa3), sotto revisione per un possibile downgrade, ne' per Telefonica (rating Baa2 con outlook negativo). E' quanto spiega Carlos Winzer, senior vice president di Moody's, interpellato da Radiocor.

5. TELECOM, TELEFONICA COMPRA ALTRI 9 MESI, POSSIBILE ACQUISTO QUOTA TELCO
Stefano Rebaudo per Reuters - Telefonica compra altri 9 mesi di status quo in Telecom Italia con un esborso cash e azioni per circa 850 milioni, che andranno a ridurre il debito di Telco, al fine di controllare il break-up del gruppo e si riserva per il futuro la possibilità di acquistare le quote dei soci italiani in Telco.

Secondo una fonte vicina alla vicenda, l'ipotesi di fusione resta per ora solo una possibilità e Telefonica sembra orientata a metterla in pratica "solo se fosse a rischio il suo controllo sull'operatore italiano".

Non è neanche sicuro che voglia aumentare la sua partecipazione, aggiunge, che di fatto rimane stabile in termini di diritti di voto a meno di un'azione in direzione diversa da parte del gruppo spagnolo.

La quota salirà con effetto immediato al 66% in seguito a un aumento di capitale Telco riservato a Telefonica da 324 milioni finalizzato a ridurre il debito, ma in azioni senza voto.

I temi all'ordine del giorno per Telecom Italia sono: un'operazione su Tim Brasil per eliminare i problemi antitrust, evitare la nazionalizzazione di Telecom Argentina e lo scorporo della rete telefonica fissa, che a questo punto potrebbe essere a rischio.

"Il prossimo passo di Telefonica sarà in Sudamerica", dice una seconda fonte vicina alla vicenda.

Anche il patto Telco rimane in vita con la sua scadenza a febbraio 2015 e prevede una possibilità di uscita tra il 15 e il 30 giugno del 2014, rinviata di 9 mesi rispetto al 28 settembre.

A giugno del prossimo anno, i soci italiani potranno tornare a esercitare il loro potere di pressione, minacciando di uscire dalla holding e di lasciare il gruppo italiano vulnerabile a un takeover ostile.

SOCI ITALIANI NON VENDONO, MA UNA CALL PER TELEFONICA

Gli esborsi previsti dall'accordo saranno utilizzati per sottoscrivere un paio di aumenti di capitale riservati di Telco che però daranno al gruppo spagnolo azioni senza voto, mentre la struttura azionaria in termini di diritti di voto resterà immutata. Le azioni Telefonica saranno conferite ai soci a 10,86 euro per acquistare una parte del bond Telco.

A Mediobanca e Intesa Sanpaolo rimarrà da finanziare debito bancario per 700 milioni.

Telco, holding di controllo del gruppo, detiene il 22,4% di Telecom ed fino a ieri era partecipata da Telefonica al 46,18%, Intesa Sanpaolo e Mediobanca con l'11,62% ciascuna e Generali con il 30,58%.

Nell'ambito dell'accordo non è prevista la vendita delle quote dei soci italiani a Telco, ma solo la facoltà del gruppo spagnolo di acquistarle una volta risolte le questioni antitrust in Sudamerica.

Secondo una fonte della Comisión Nacional de Defensa de la Competencia (CNDC), l'Autorità antitrust in Argentina esaminerà l'operazione.

Il prezzo è sicuramente interessante, considerato l'attuale valore di mercato, perché é il massimo tra 1,1 euro e la quotazione di borsa.

Il titolo ha chiuso in rialzo dell'1,69% a 0,60 euro sotto i massimi di seduta a 0,619 euro. I volumi sono stati vorticosim quasi quattro volte la media media giornaliera e oltre il 4% del capitale.

Ma gli azionisti di minoranza sarebbero probabilmentre esclusi da un'operazione del genere e arrivano già le prime proteste dalle associazioni di categoria.

TELEFONICA PUO' SALIRE AL 65% DEI DIRITTI DI VOTO

L'esborso di Telefonica, cash e azioni, sarebbe di circa 850 milioni di euro e la sua partecipazione in Telco salirebbe al 70%, ma sempre in azioni senza diritti di voto.

Telefonica può convertire questi titoli in azioni con diritto di voto, una volta risolti i problemi antitrust.

Senza una mossa in questa direzione la possibilità potrebbe rimanere lettera morta e lasciare il gruppo spagnolo nella situazione attuale.

Se poi Telefonica volesse esercitare il diritto a trasformare le sue nuove azioni, i suoi voti potrebbero salire a un massimo pari al 65% del totale, e i suoi spazi nell'ambito della governance non maggioritari, secondo l'accordo.

Avrebbe diritto a nominare cinque amministratori su dieci in Telco. In Telecom Italia, invece, sarebbero sempre i soci italiani a nominare il numero maggiore di amministratori nella lista riservata alla holding: i primi due e poi dividere equamente con Telefonica i rimanenti, secondo l'intesa.

IN BRASILE ANCHE IPOTESI FUSIONE VIVO-TIM BRASIL

Per quanto riguarda Tim Brasil "Telefonica non può vendere ad altri operatori, tra cui Vivo, che controlla", dice la seconda fonte vicina alla vicenda, smentendo l'ipotesi di spezzatino di Tim Brasil.

Nelle ultime settimane si è parlato di divisione di Tim Brasil e di vendita agli altri gruppi del settore.

Nel Paese operano nella telefonia mobile, oltre a Tim Brasil, Telefonica Brasil con il marchio Vivo, Oi e Claro di America Movil.

"Una fusione tra Tim Brasil e Vivo non è improbabile, va negoziata con le autorità", aggiunge la fonte. "Potrebbe essere richiesta la cessione di asset dopo l'operazione".

Una terza fonte vicina alla vicenda dice invece che la fusione tra i due operatori è "improbabile" e che l'ipotesi più praticabile resta quella della vendita a pezzi.

 

 

Enrico Letta a colloquio con obama article Passera alitaliafranco bernabe e marco fossati ALBERTO NAGEL mario greco ENRICO CUCCHIANI GIOVANNI BAZOLI ALIERTA tim brasil telecom tim brasil

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI