TELECOM-MEDIA DO BRASIL – RECCHI RISPONDE A FOSSATI: “NON ABBIAMO CHIESTO NESSUNA DELEGA IN BIANCO SUL BRASILE” – LA FUSIONE DI TIM BRASIL CON “OI” PER EVITARE DI RESTARE ISOLATI

Antonella Olivieri per il “Sole 24 Ore

 

RECCHI RECCHI

«Non abbiamo mai chiesto deleghe in bianco. Non esistono deleghe in bianco in nessuna società, tanto meno nella nostra». Così il presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi, ha risposto all'azionista Marco Fossati che – in un'intervista a «Il Sole-24Ore» – aveva sollevato perplessità in ordine al pesante indebitamento di Oi, la compagnia brasiliana con la quale potrebbe aprirsi un negoziato per la fusione con Tim Brasil.

 

Al consiglio straordinario di Telecom, che si riunisce oggi alle 10, si discuterà appunto del dossier Oi. L'ad Marco Patuano chiederà probabilmente un "mandato esplorativo" a verificare la possibilità di un'integrazione con l'incumbent brasiliano. Ma le condizioni, da parte del gruppo italiano, erano già state chiarite nel corso della conference call per presentare i dati dei primi nove mesi.

 

MARCO FOSSATI jpegMARCO FOSSATI jpeg

E cioè che l'operazione sia accrescitiva di valore per gli azionisti e che non comporti deviazioni dal percorso di disciplina finanziaria su cui il gruppo è impegnato. Il non detto è che Telecom subordina il suo intereresse all'ottenimento comunque del controllo al 51% dell'entità combinata, concedendo – come contrappeso – un ruolo particolare in termini di governance al Bndes, la banca pubblica di sviluppo brasiliana.

 

La "delega in bianco" comunque non sarebbe possibile, dal momento che all'inizio dell'anno Telecom ha adottato una procedura rafforzata "parti correlate", a prescindere dall'effettiva esistenza di correlazioni, per tutte le operazioni di un certo rilievo che riguardino gli asset brasiliani, sia che vedano Telecom oggetto di attenzioni sia che si tratti (come in questo caso) del contrario.

marco patuano ad telecom italiamarco patuano ad telecom italia

 

Una procedura che assegna un ruolo stringente di verifica e controllo sui passi del management agli amministratori indipendenti, i quali possono avvalersi anche dell'ausilio di un loro advisor. Ovviamente si tratterà di trovare la quadra, tra la possibilità di cogliere un'opportunità probabilmente irripetibile e l'esigenza di non sprecare risorse. «Ogni operazione – ha osservato Recchi – ha i suoi criteri per cui vale la pena farle o no».

 

La riunione del cda servirà anche a fare il punto su Metroweb, con l'invio di una manifestazione d'interesse per la quota detenuta da F2i (il 53,8%, mentre il restante 46,2% è della Cdp), in esecuzione del mandato già ricevuto da Patuano a fine settembre ad avviare una trattativa a riguardo.

 

Di certo, non ci saranno oggi discussioni in merito a come finanziare eventualmente le due operazioni, per le quali non è prevedibile allo stato la conclusione. Sia Oi che Metroweb potrebbero però richiedere risorse, recuperabili con opzioni diverse che non siano necessariamente un aumento di capitale secco, e che il mercato – se le proposte fossero industrialmente interessanti – non dovrebbe avere difficoltà a sostenere.

franco bassaninifranco bassanini

 

Per Oi la questione è di non far nascere un gigante dai piedi d'argilla, mentre Metroweb richiede investimenti per sviluppare la fibra ottica in altre città, oltre a Milano dove l'infrastruttura è già stata completata. Lo stesso presidente della Cdp, Franco Bassanini, che è anche presidente Metroweb, ha avvertito che la Cassa depositi e prestiti ha intenzione di «sollecitare un aumento di capitale (di Metroweb) per consentire una forte accelerazione degli investimenti pubblici».

 

«Non so chi vincerà la gara per diventare socio di maggioranza di Metroweb – ha aggiunto Bassanini, anticipando che ci sarà comunque un'asta - ma non credo sia giusto criticare a priori uno dei possibili esiti da parte degli stessi che riconoscono che non c'è spazio per una competizione fra le infrastrutture fisse e che quindi in nome di quello addirittura dicono che la soluzione sarebbe lo scorporo della rete». «Il problema semmai – secondo il presidente della Cdp – è di regolamentazione e forse sarà giusto pensare a degli strumenti che le due autorità competenti, Agcom e Antitrust, possono mettere in opera per monitorare il mercato».

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