MASSIMA ALIERTA SU TELECOM - TELEFONICA È PRONTA A PAPPARSI LA SOCIETÀ ITALIANA PER POI SMEMBRARLA (CON 12 MILA ESUBERI) E RIPIANARE I SUOI DEBITI - L'INTERVISTA DI MUCCHETTI, NON GRADITA DA CUCCHIANI, NON È STATA INSERITA NELLA RASSEGNA STAMPA VIA E MAIL...

1 - TELEFONICA ALLA CONQUISTA DI TELECOM
Vi.P. per "La Repubblica"

«I dieci giorni che sconvolsero il mondo», per Telecom, cominciano oggi e finiranno il 3 ottobre, con il cda della società; dove, secondo indiscrezioni, potrebbe comunque arrivare una proposta di aumento di capitale riservato - oltre al nuovo piano industriale - per evitare il rischio (probabile) di downgrade da parte delle agenzie di rating. Un aumento importante, se si vuole sterilizzare il rischio declassamento: almeno tre miliardi, si dice sul mercato, ma fino a cinque (a fronte di 30 miliardi di debito netto).

Nel mezzo, a partire proprio da queste ore (e più probabilmente domani o al massimo dopodomani) dovrebbe arrivare la formalizzazione della proposta di acquisto di Telefonica agli altri soci Telco, la scatola che controlla il 22,447% di Telecom. Il calendario è stringente: il 28 infatti scadono i termini per disdettare il patto che tiene insieme i quattro soci della holding (oltre a Telefonica, Mediobanca, Generali e Intesa, poco intenzionati a restare). È probabile che l'acquisto avvenga in due tappe, ma già dal primo passaggio gli spagnoli dovrebbero superare i due terzi (intorno al 70%). Non ci sono per ora indicazioni sul prezzo e uno dei nodi riguarda il debito (prestito soci e prestito bancario).

Passaggi su cui si sta valorando, ma che prevedono, alla fine, un inevitabile spezzatino di Telecom, a partire da Tim Brasil. Da Madrid non arrivano né conferme né smentite ma il clima è quello delle vigilie. L'ipotesi ha già suscitato qualche polemica: ieri il
Messaggero parlava, con Telefonica, di 12.000 potenziali esuberi. «Una cifra insostenibile », ha commentato il vice ministro dell'Economia Stefano Fassina in un'intervista televisiva. E poi ha aggiunto: «C'è un'ipotesi di scorporo e di vendita di almeno una parte della rete, credo che ci possano essere soluzioni utili al Paese e utili a Telecom».

2 - MUCCHETTI: "TELECOM, L'ITALIA NON PUÃ’ PERDERE IL CONTROLLO"
Fabrizio Massaro per "Il Corriere della Sera"

Da giornalista Massimo Mucchetti, 59 anni, senatore del Pd, presidente della commissione Industria di Palazzo Madama, già editorialista del Corriere della Sera , ha seguito tutte le vicende Telecom Italia dalla privatizzazione del 1997 fino alla «operazione di sistema» Generali-Mediobanca-Intesa Sanpaolo insieme con la spagnola Telefonica che nel 2007 ne assunsero il controllo di fatto con la finanziaria Telco.

Ora Madrid potrebbe rilevare le azioni Telco in mano ai soci italiani. «L'iniziativa spagnola interpella l'Italia intera. Il Corriere ha fatto bene a dare l'allarme con il fondo di Daniele Manca. Governo e Parlamento devono intervenire. Il Pd non può distrarsi perché ha un congresso alle porte. Il Pdl non può ridursi a pensare solo al destino del suo padre-padrone».

Su Telecom grava un debito enorme e gli italiani vogliono uscire. Che soluzione vede?
«La mossa di Telefonica potrà forse interessare i tre soci italiani di Telco ma, allo stato attuale delle informazioni, non mi pare utile per l'azienda, il mercato finanziario e il Paese».

Perché non va bene Telefonica?
«Telefonica ha 66,8 miliardi di debiti finanziari e un patrimonio netto tangibile negativo per 22,4. Telecom ha 40 miliardi di debiti e un patrimonio netto tangibile negativo per 17. Sommate hanno un po' di liquidità, 17 miliardi, ma è posta a garanzia del debito e costa più di quanto rende».

Comunque guadagnano.
«Ma con i debiti che hanno tendono a non guadagnare più abbastanza. Il margine operativo lordo in tre anni è sceso per gli spagnoli da 25,7 miliardi a 21,2 e Telecom viaggia sugli 11,5 miliardi ma solo grazie al Brasile. Mi pare che la combined entity sia un colosso dai piedi d'argilla».

Perché allora Telefonica vuole Telecom?
«Per prendersi il mercato italiano, che resta importante, a prezzo vile. Poi venderà Tim Brasil e Argentina per ridurre il debito. Ma temo che incasserà poco. Sarà costretta a vendere per obblighi antitrust in tutto o in parte a imprese locali appoggiate dai governi, che pagheranno poco».

E per l'Italia?
«Non possiamo permetterci di perdere il controllo sul primo operatore di telefonia dopo averlo perso su Omnitel, Wind, Fastweb e H3g. L'Italia ha poche grandi imprese, non può perderle. Già temo una Fiat che diventa una provincia americana o una Pirelli che sarà venduta non si sa a chi».

E perché sarebbe un male per il mercato finanziario?
«Telefonica sembra orientata a trattare il controllo di Telecom, e il relativo premio, dentro le mura amiche di Telco. Il 78% della compagine azionaria di Telecom rimarrebbe escluso. Non sarebbe la prima volta, purtroppo. Parafrasando Giovanni Agnelli direi: "Olimpia humanum est, Telco diabolicum"».

Che cosa propone dunque?
«Anzitutto che Cesar Alierta (capo di Telefonica, ndr ) venga ad illustrare i suoi progetti al Parlamento e al governo, il quale dovrebbe subito completare la normativa sulla golden share a tutela delle risorse strategiche nazionali, comunicazioni comprese. In secondo luogo la Consob potrebbe constatare come Telco controlli Telecom dando seguito alle deliberazioni del precedente collegio presieduto da Lamberto Cardia».

Ricordiamo quali erano.
«Il controllo di fatto si ha anche quando un soggetto controlli ripetutamente l'assemblea di una società quotata anche disponendo di meno del 30% dei voti. A quel punto Telco dovrebbe consolidare i conti di Telecom Italia assumendo responsabilità finanziarie e reputazionali dalle quali finora è fuggita».

M a Telco nega quel controllo.
«Telco parla con lingua biforcuta. I suoi soci hanno a bilancio le azioni Telecom al doppio dei valori correnti perché incorporano un premio di controllo. In realtà andrebbe aggiornata anche la legge sull'opa. Accanto alla soglia del 30% andrebbe istituita una seconda soglia, legata al controllo di fatto acclarato dalla Consob, superando la quale scatta comunque l'opa obbligatoria».

Se Telco venisse sciolta, gli spagnoli potrebbero però comprare dai soci italiani senza più problemi.
«Sciolta Telco tutti sarebbero liberi e ci sarebbe una vera competizione, al termine della quale Telecom Italia potrebbe diventare una vera public company, basata in Italia e proiettata nel mondo».

Ma il debito resterebbe.
«La strada maestra resta quella di un aumento di capitale, da 5-6 miliardi. Gli azionisti hanno fatto i debiti, gli azionisti provvedano. Il presidente Franco Bernabè deve scegliere: o servire Telco o servire l'impresa proponendo al consiglio l'aumento di capitale, e a prezzi accettabili dal mercato. Anche a costo di perdere la poltrona».

 

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