FILANTROPIA PARAGURA - ELON MUSK LIBERALIZZA I BREVETTI DELLE SUE AUTO ELETTRICHE NELLA SPERANZA CHE AUMENTINO GLI INVESTIMENTI NEL SETTORE “GREEN”, PERMETTENDO COSÌ ALLA SUA PICCOLA “TESLA” DI ENTRARE NELLA PRODUZIONE DI MASSA

Mattia Ferraresi per "il Foglio"

 

Il miliardario Elon Musk con consorte Il miliardario Elon Musk con consorte

L’imprenditore e futurologo Elon Musk ha un particolare talento nel travestire le calcolate manovre per massimizzare il profitto delle sue aziende in atti di disinteressata generosità. Prima, con gesto stevejobsiano, si è simbolicamente ridotto lo stipendio a un dollaro l’anno, cosa che non gli ha comunque impedito di incassare oltre 4 milioni in stock option nel 2013; ora, “nello spirito del movimento open source”, ha liberalizzato tutti i brevetti di Tesla, la casa automobilistica che ha lanciato il mercato della auto elettriche proprio grazie alle migliaia di brevetti depositati negli anni.

 

Da giovedì le innovazioni di Tesla non sono più esclusive, tutti possono attingere e beneficiarne, “per l’avanzamento della tecnologia delle macchine elettriche”, a patto che lo facciano “in buona fede”, qualunque cosa voglia dire. Musk ha spiegato sul blog dell’azienda che Tesla è nata per “favorire l’avvento del trasporto sostenibile”, ma se ci “impegniamo per costruire macchine elettriche e poi lasciamo dietro di noi un campo minato di brevetti che bloccano tutti gli altri lavoriamo contro il nostro stesso obiettivo”.

HYPERLOOP IL SISTEMA DI TRASPORTO DEL FUTURO BY ELON MUSK HYPERLOOP IL SISTEMA DI TRASPORTO DEL FUTURO BY ELON MUSK

 

Invece di creare una competizione globale fra case automobilistiche nella produzione di macchine eco-sostenibili, i brevetti sono stati il grande freno di questo movimento illuminato, tanto che, lamenta Musk, i grandi marchi producono meno dell’1 per cento dei loro mezzi con tecnologie verdi. Alcuni addirittura non ne producono affatto, fregandosene delle emissioni, del global warming, degli idrocarburi che prima o poi finiranno, della salute delle persone.

 

Di fronte a un obiettivo ambizioso quanto la salvezza della Terra (ne esistono di più ambiziosi? Forse la salvezza di Marte, pianeta su cui Musk sta facendo un pensierino) le logiche corporative, la protezione del proprio orticello tecnologico, l’insistenza sul copyright, concetto sepolto negli anni Novanta, appaiono come preoccupazioni micragnose ed egoiste. “Non credo che la gente capisca la gravità del global warming. Dobbiamo fare qualcosa”, ha detto Musk ai giornalisti. Il fatto, però, è che Tesla ha un disperato bisogno che i suoi competitor investano nelle auto elettriche.

 

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Gli sforzi di una singola azienda, per quanto ricca e geniale, non bastano per indurre quel rivoluzionario cambio di paradigma a livello globale che Musk ha in mente, e che incidentalmente è la condizione necessaria perché Tesla passi dalla nicchia alla produzione di massa.

 

Per l’affermazione delle auto elettriche servono infrastrutture e mezzi, serve la volontà politica, bisogna piegare la legittima resistenza dell’industria petrolifera, e questi obiettivi si possono raggiungere soltanto se un certo numero di aziende fanno massa critica.

 

Musk, dal canto suo, sa che – brevetti o non brevetti – le sue macchine hanno un vantaggio strategico su tutte quelle che verranno. Ci vorranno anni di lavoro perché gli altri possano competere con Tesla, dunque la sua posizione è sicura. Così sicura che può permettersi una calcolata manovra venduta come atto d’amore per l’umanità.

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