COMPUTER ADDIO, IL FUTURO DEL WEB È “MOBILE” - SONO 21 MLN GLI ITALIANI CHE HANNO IN TASCA UNO SMARTPHONE, I TABLET SONO A QUOTA 1 MLN E MEZZO E LE APPLICAZIONI SCARICATE SUPERANO IL MEZZO MILIARDO - GLI EDITORI PUNTANO SU “APP-STORE” PER EREDITARE IL GIRO DI AFFARI PUBBLICITARIO DEI MEDIA TRADIZIONALI - IN TRE ANNI GLI SPOT SUI CELLULARI SONO AUMENTATI DEL 70% E I GUADAGNI PER I SERVIZI A PAGAMENTO DEL 120%…

Jaime D´Alessandro per "la Repubblica"

Internet ha un volto nuovo e qui in Italia sta letteralmente spopolando. Secondo l´ultima ricerca dell´Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano, da noi il consumo di contenuti digitali comincia a prendere una direzione diversa dal passato. Abbandonando o progressivamente tralasciando, le abitudini affermate sul World Wide Web così come lo abbiamo conosciuto fino a ora. «È un cambiamento profondo», conferma Giovanni Toletti, del team di ricerca del Politecnico.

«Stiamo passando da un mondo legato al computer a uno basato su smartphone, tablet e un domani anche tv "connesse". Lasciamo il vecchio web in favore delle applicazioni, e il regno dei motori di ricerca per quello dei social network». Insomma: non più soltanto "analogico contro digitale", carta stampata e vecchia tv generalista opposte a blog ed emittenti digitali. Ora lo scontro è fra vecchio e nuovo Internet.

E in Italia quello nuovo piace già tantissimo. Forse perché il pc non ha mai fatto davvero breccia, presente nella case di appena il 60 per cento delle famiglie, mentre il tasso di penetrazione di iPhone e simili è altissimo: 21 milioni di italiani possiedono un cellulare "avanzato", i tablet sono a quota un milione e mezzo e sono state scaricate mezzo miliardo di applicazioni. E poi, il 90 per cento di chi accede a Internet ha un profilo su Facebook e quasi il 75 per cento guarda abitualmente video in streaming. In barba ai vecchi palinsesti e spesso anche al copyright.

L´indice del cambiamento è il mondo dei media, sul quale si concentra la ricerca: il calo degli introiti, in un mercato che vale complessivamente 16,7 miliardi di euro, contro i 16,9 dello scorso anno, è dell´uno per cento: una sostanziale "tenuta", frutto però di dinamiche contradditorie. Se è fenomeno noto il calo di lettori, spettatori e inserzionisti che riguarda carta stampata e televisione tradizionale - malgrado possano contare ancora su un giro d´affari da 11,4 miliardi di euro - anche nel digitale non tutto brilla.

Dei 5,3 miliardi prodotti dai nuovi media, 3,8 sono infatti appannaggio del digitale terrestre e della tv satellitare che però continua a proporre un modello inadatto, e quindi a perdere spettatori. «Passando al digitale terrestre, Rai e Mediaset hanno semplicemente moltiplicato gli stessi vecchi canali- fa notare Toletti-, vendendo spazi pubblicitari come nell´era dell´analogico, ma senza specializzarsi per trovare un nuovo pubblico e nuovi inserzionisti. Il futuro è invece nelle nicchie e nella raccolta capillare di piccoli investitori».

Nel frattempo la raccolta pubblicitaria sul web è cresciuta, del 16 per cento, arrivando a 1,2 miliardi. Ma non sembra in grado di sostituire le perdite dei media tradizionali. E così gli editori guardano al nuovo Internet, quello dell´iPad, degli smartphone e delle tv collegate alla Rete.

Tutti dispositivi che vivono di contenuti veicolati attraverso le app, permettendo teoricamente non solo di ereditare il giro di affari pubblicitario del World Wide Web, ma di aggiungere nuovi modelli basati sui contenuti a pagamento o sugli abbonamenti. Riuscendo lì dove la vecchia Rete ha invece fallito. «Nessuno è disposto a pagare per un articolo o un video sul web. Su smartphone e tablet invece si», conclude Toletti. «E poi questi dispositivi sono già o stanno diventando più universali dei pc».

Per ora il business generato dal nuovo Internet è ridotto: appena 25 milioni di euro. Ma va ricordato che era un settore del tutto inesistente nel 2009. E poi bastano alcuni numeri per rendersi conto della progressione. La pubblicità sui cellulari di ultima generazione è aumentata del 70 per cento e i guadagni prodotti dai servizi a pagamento del 120.

Stessa musica su tablet dove le applicazioni dedicate ai media - giornali e tv in testa - sono stabilmente in testa alle classifiche delle più vendute. Le Tv connesse alla Rete nel frattempo sono diventate un milione e centomila con già mille applicazioni disponibili, delle quali poco meno del dieci per cento dedicate ovviamente ai video. E siamo davvero solo all´inizio.

 

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