etruria visco renzi

I SILENZI E LE SEGRETE AMMISSIONI DI VISCO SULLE CRISI BANCARIE – DAVANTI ALLA COMMISSIONE IL GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA CONFESSA: “NEL 2013 POTEVAMO ESSERE PIÙ SVEGLI? LA RISPOSTA È: FORSE SÌ” - MA DAVVERO LA BANCA D'ITALIA HA LANCIATO GLI ALLARMI GIUSTI ED ADEGUATI E MESSO IN ATTO, PER QUEL CHE POTEVA, LE CONTROMISURE POSSIBILI?

 

Ugo Bertone per Libero Quotidiano    

IGNAZIO VISCO

 

«Perché questi di Vicenza vogliono prendere questi di Arezzo?». È facile capire perché, nell' aprile del 2014, il governatore della Banca d' Italia Vincenzo Visco fu «particolarmente colpito» dalla domanda dell' allora premier Matteo Renzi. Al punto da fargli pensare che, come ha detto ieri il governatore di fronte alla Commissione parlamentare, «si trattasse di una battuta».

 

Di pessimo gusto, perché in ballo c' erano i quattrini dei risparmiatori, vittime incolpevoli ed inconsapevoli, di una crisi finanziaria colpevolmente ignorata anche dagli addetti ai lavori. A partire proprio dalla «distrazione» su quel che andava bollendo nel pentolone di Vicenza. Per carità. Si può capire che sia il premier Matteo Renzi che il governatore Visco fosse all' epoca in ben altre faccende affaccendato (Monte Paschi in primis, riforma delle Popolari e così via), senza peraltro trovare soluzioni che non pesassero solo sulle casse pubbliche.

 

Ma, anche solo dopo l' attenzione (sospetta) di Renzi e del ministro Maria Elena Boschi, appare strano che via Nazionale non abbia guardato con la dovuta diligenza a quel che succedeva a Vicenza, viste anche le calorose manifestazioni di «interesse per il territorio». Al contrario, con finta innocenza, il governatore ha ieri confessato il «rimpianto» per le disattenzioni di via Nazionale sull' istituto veneto.

IGNAZIO VISCO

 

«Nel 2013 potevamo essere più svegli? La risposta è: forse sì. In Direttorio la consideravamo una banca non straordinaria, non la migliore tra le popolari ma sicuramente in grado di fare acquisizioni di banche più piccole». Un' ammissione inquietante, ma quel che segue è peggio. «La nostra valutazione dell' epoca - continua ancora il numero uno di via Nazionale - purtroppo non ha corrisposto alla natura delle persone» di quella banca almeno con riferimento all' aumento di capitale condotto in modo scorretto. «No, noi non ce ne siamo accorti», ha ammesso candidamente il Governatore.

 

Complimenti. Quell' operazione, vista con il senno di poi, ha aperto la via ad una drammatica distruzione di ricchezza per le famiglie coinvolte nell' investimento. Ma non se ne è accorto nessuno in tempo utile per correggere la rotta. Nessuno, prima dell' intervento della Bce, si è accorto che a Vicenza così come a Veneto Banca erano pratica comune le operazioni «baciate» (io presto a te e tu investi in parte in azioni). Eppure non occorreva essere un premio Nobel per capire che qualcosa non tornava.

IGNAZIO VISCO MATTEO RENZI

 

Dal punto di vista politico, insomma, Visco ha addotto davanti ai parlamentari argomenti solidi per difendere l' operato della banca dal punto di vista dell' autonomia, anzi dell' indipedenza di via Nazionale. Ma non ha offerto un solo argomento a difesa del ruolo svolto a difesa del risparmio investito in azioni ed obbligazioni di Popolare di Vicenza o di Popolare dell' Etruria, ovvero l' unico argomento che interessa per davvero i risparmiatori.

 

Il crack, insomma, non è stata colpa della mancata vigilanza di Banca d' Italia o del mancato coordinamento con la Consob. Tutto, in fin dei conti è avvenuto per colpa di un destino cinico e baro che si è manifestato con la recessione. Niente da dire, alla radice del malessere del credito c' è senz' altro la recessione. Ma davvero la Banca d' Italia ha lanciato gli allarmi giusti ed adeguati e messo in atto, per quel che poteva, le contromisure possibili?

 

«Non abbiamo sottovalutato la situazione, dice il governatore. Anzi - dice citandosi - nelle Considerazioni finali del 2012 avevo avvertito che il sistema creditizio stava subendo i contraccolpi di due forti recessioni in tre anni e che la qualità del credito stava peggiorando. L' anno successivo segnalavo che non andavano sottovalutati i timori degli analisti sulla solidità dei bilanci delle banche italiane... E sottolineavo il rischio che tra le banche italiane potessero emergere situazioni problematiche».

IGNAZIO VISCO E MARIO DRAGHI

 

Niente da dire, salvo il fatto che quegli allarmi, rituali e relegati nel bel mezzo delle considerazioni finali dell' istituto non hanno raggiunto l' obiettivo di sensibilizzare i governi o di informare i risparmiatori sui rischi che si andavano profilando all' orizzonte. Ovvero, la ragione più importante per giustificare, dopo la nascita della Bce, l' esistenza di una struttura costosa e potente quale la Banca d' Italia.

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