labriola tim de puyfontaine

CHI VIVENDI, VEDRA’! TRA CDP E IL GRUPPO DI BOLLORE' TRATTATIVA IN SALITA SUL VALORE DELLA RETE TIM - DIFFICILE CHE IL GOVERNO E CASSA DEPOSITI E PRESTITI POSSANO SODDISFARE LE RICHIESTE DEL CEO DI VIVENDI DE PUYFONTAINE CHE HA DATO IL VIA ALLE TRATTATIVE SUI VALORI DELLA RETE TIM ALZANDO DI MOLTO L'ASTICELLA. GLI ANALISTI VALUTANO LA RETE TIM TRA 17 E 21 MILIARDI DI EURO - “NELL’INTERESSE DI TIM VIVENDI NON APPOGGERÀ MAI LA CESSIONE DELLA RETE A TALI VALORI”

GIOVANNI PONS per la Repubblica

 

BOLLORE' DE PUYFONTAINE

«Il governo vuole mantenere concorrenza e condizioni eque tra i diversi operatori di mercato - ha detto ieri il ministro per l'Innovazione tecnologica Vittorio Colao - ha interesse che venga costruita una buona rete che serva gli italiani per i prossimi 40-50 anni e che sia in condizioni di sicurezza». Inoltre «ha un interesse perché Cdp è al 70% pubblica, nella quale ci sono beni degli italiani ».

 

Le parole di Colao arrivano all'indomani dell'intervista a Repubblica di Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi, che ha dato il via alle trattative sui valori della rete Tim alzando di molto l'asticella. «Vivendi non appoggerà mai la cessione della rete ai valori che lei ha citato, e questo nel migliore interesse di Tim», ha detto, riferendosi alla forchetta 17-21 miliardi che gli analisti indicano per il valore della NetCo, la società della rete che verrà scorporata dalla casa madre.

pietro labriola

 

Ma dall'altra parte, come ha ricordato Colao, c'è la Cdp, che con la fusione tra rete Tim e Open Fiber e i soldi del Pnrr punta a ridurre il divario digitale dell'Italia. Dunque bisogna trovare un punto d'incontro tra i valori da assegnare ai vari asset. È evidente che in questa fase il ceo di Tim Pietro Labriola e il suo primo azionista Vivendi puntino a massimizzare il prezzo di vendita, riconsegnando la rete in mani pubbliche dopo la mal riuscita privatizzazione del 1997. Ma non devono tirare troppo la corda.

 

pietro labriola sul tetto della sede milanese di tim a via negri

Facendo due conti con gli analisti, già assegnando un valore di 20 miliardi alla rete Tim, cui verrebbero accollati circa 12 miliardi debiti, alla Cdp e ai fondi Kkr e Macquarie toccherebbe sborsare altri 6 miliardi per finalizzare l'acquisto. Una cifra non indifferente anche se non impossibile; ma che comunque non andrebbe incontro, e di tanto, alle pretese di De Puyfontaine.

 

Dunque il tavolo potrebbe anche saltare? Al momento dal fronte Cdp-governo le bocche sono cucite e si confida nel fatto che i francesi stiano giocando al rialzo ma poi con calma possano venire a più miti consigli. Anche perché, senza un via libera governativo, la rete Tim non può essere venduta a nessun altro, come si è appena visto con la proposta di Opa da parte di Kkr. Inoltre le modalità attraverso cui strutturare l'operazione possono essere diverse. Tim ha scelto di vendere la rete per riuscire ad abbattere il debito nella ServCo, la realtà rimanente, quella del servizio commerciale, di Tim Brasil e delle società che vendono servizi alle imprese. Ma Cdp, essendo anche azionista di Tim, potrebbe riproporre la scissione che attraverso la Borsa assegna automaticamente un valore alle due società separate. L'esborso per Cdp e fondi sarebbe inferiore e il cerino rimarrebbe in mano a Tim (e a Vivendi) che si ritroverebbe nella ServCo circa 8 miliardi di debiti e 2 di ebitda, un rapporto difficile da sostenere.

Macquarie dario scannapieco

 

bollore de puyfontainedario scannapieco foto di bacco 5DE PUYFONTAINE BOLLORE

 

mario rossetti bollore de puyfontaine assemblea vivendi

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