QUANDO NON ANDARE DI SCORPORO FA DAVVERO MALE: VODAFONE CHIEDE 1 MILIARDO DI EURO DI DANNI A TELECOM

Massimo Sideri per il "Corriere della Sera"

«A la guerre comme à la guerre»: giovedì Vodafone ha fatto causa a Telecom Italia presso il Tribunale civile di Milano. La richiesta per danni è senza precedenti: 1,029 miliardi di euro. Una cifra che misura bene la tensione raggiunta dal settore della telefonia fissa in Italia.

Gli avvocati del gruppo guidato da Paolo Bertoluzzo hanno istruito l'azione civile di risarcimento a partire dal procedimento Antitrust che ha comminato all'ex monopolista la multa di 104 milioni di euro per «abuso di posizione dominante nel mercato della telefonia fissa». Telecom aveva annunciato ricorso contro la sentenza difendendo i progressi fatti negli ultimi due anni nel ridurre le pratiche anticoncorrenziali.

E' l'eterno dibattito mai sopito e ancora al centro dello scorporo: la neutralità di accesso della Rete fissa, un'alchimia che sempre di più ricorda la ricerca della pietra filosofale. Il calcolo delle diverse tipologie di danni - lucro cessante dalle linee di accesso perse da TeleTu, l'operatore fisso di Vodafone, la perdita da maggiori costi pubblicitari, il danno all'immagine - si è basato su una perizia del Professor Antonio Nicita.

Per il gruppo inglese di telefonia si tratta di una causa molto più importante di quanto non faccia già comprendere la richiesta miliardaria. Il clima nella telefonia è ormai strutturalmente cambiato. Il settore del mobile che richiede sempre maggiori investimenti - basti guardare alle cifre spese per le reti superveloci 4G (Lte) - è ormai in difficoltà in tutti i Paesi europei. Il mercato è saturo e maturo.

Dunque, per paradosso, gli operatori alternativi stanno diventando più aggressivi sul segmento del fisso, dove passano i dati e le offerte Internet. Le situazioni nei diversi Paesi e i rapporti con gli incumbent non sono sempre confrontabili. Ma è possibile che la causa civile per danni a Telecom serva anche come pilota per valutare operazioni simili altrove.

Pochi milioni di euro di questi tempi possono rappresentare la differenza tra un bilancio trimestrale chiuso in nero o in rosso. Nello specifico la richiesta fa riferimento alle pratiche poste in essere da Telecom sia in epoca pre-Bernabé (gestione Tronchetti Provera) che in questi ultimi anni, dal 2008 al 2013. Un lasso di tempo anche più ampio rispetto a quello preso in esame e sanzionato dall'Antitrust.

Ma certo l'architrave documentale è quella dell'Autorità che per la prima volta, dopo 3 anni di indagini partite dalle denunce di Wind, Fastweb e British Telecom (Vodafone era subentrata in un secondo momento), ha certificato poco prima dell'estate che Telecom ha effettivamente ostacolato «l'espansione dei concorrenti nei mercati dei servizi di telefonia vocale e dell'accesso ad Internet a banda larga».

Per Pitruzzella Telecom ha prima opposto ai concorrenti un numero ingiustificatamente elevato di rifiuti di attivazione dei servizi all'ingrosso, i cosiddetti KO (+170% per le richieste di unbundling rispetto a quelli subiti da Telecom stessa nel 2009, +130 nel 2010 e +60% nel 2011), e ha poi attuato una politica di sconti alla grande clientela business per il servizio di accesso al dettaglio alla rete telefonica fissa, impedendo a un concorrente, altrettanto efficiente, di operare in modo redditizio.

Il risultato, come sintetizzato dai legali di Vodafone, è stato il «soffocamento dello sviluppo della concorrenza nel fisso», a danno delle altre società (l'amministratore delegato di Wind, Maximo Ibarra, aveva lanciato un allarme sulla possibile chiusura di Infostrada) ma anche della clientela italiana. Secondo l'accusa di Vodafone tra i danni subiti ci sarebbero anche quelli da pratiche abusive di winback, cioè l'utilizzo di informazioni privilegiate per riconquistare clienti passati ad altri operatori.
La sentenza, comunque vada a finire, sarà un'altra pietra miliare nella saga della rete fissa.

 

 

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