PERCHE’ TUTTI VOGLIONO WHATSAPP, L’APP STERMINATRICE DELLE TELECOM - 41 MILIARDI DI MESSAGGI AGGRATIS OGNI ANNO, ALLA FACCIA DEI COSTOSI SMS

Greta Sclaunich per "CorrierEconomia - Corriere della Sera"

Se fosse un social, con i suoi 250 milioni di utenti starebbe a metà strada tra Facebook, LinkedIn e Twitter. Forse non toglierebbe il sonno a Mark Zuckerberg, forte di oltre un miliardo di iscritti, ma farebbe a gara con i 225 milioni del social dedicato al lavoro e i 200 milioni del social con i messaggi brevi da 140 caratteri.

Invece, il successo dell'applicazione per la messaggistica WhatsApp impensierisce ben altri nemici: le compagnie telefoniche di tutto il mondo. Con 99 centesimi di dollaro (il costo dell'app) si possono inviare messaggi gratuiti agli smartphone di qualsiasi compagnia, appoggiandosi a Internet. L'unica clausola richiesta è che anche il destinatario abbia scaricato il software, poi ci si può sbizzarrire creando gruppi di conversazione, inviando foto o video. E non importa se dall'altra parte c'è un iPhone, un BlackBerry, un Windows Phone o un Nokia.

STORIA
Lanciata nel 2009 da Jan Koum e Brian Acton, due ex dipendenti di Yahoo! di 37 e 41 anni, WhatsApp (gioco di parole basato sull'espressione inglese What's up, come va) è nata con l'obiettivo di realizzare un'alternativa agli sms a misura di smartphone. I fondatori sono partiti dal presupposto che in un giorno non molto lontano tutti ne avranno uno, e quindi potranno contare su una connessione Internet alla quale appoggiarsi per inviare messaggi. Un ragionamento molto simile a quello alla base di Skype, il sistema di video chat (ora nel bouquet Microsoft) che si è imposto come alternativa alle tradizionali telefonate, guadagnandosi una base di oltre 280 milioni di utenti.

UNIVERSALE
La differenza di WhatsApp rispetto ad altri sistemi è la possibilità di poter inviare e ricevere sms da smartphone che girano su sistemi operativi diversi. Google ha costruito Talk per i dispositivi Android, Apple ha inaugurato gli iMessage tra iPhone e iPad, BlackBerry ha puntato su Messenger, tutti servizi gratuiti, ma limitati a device dello stesso brand.

Se WhatsApp è riuscita a conquistare 250 milioni di utenti in soli 4 anni è grazie alla sua presenza su tutti i sistemi operativi mobili (iOS, Android, BlackBerry, Nokia, Windows Phone, Symbian). E all'assenza di advertising: come sottolineato nella homepage del sito, «la pubblicità non è solo un'interruzione dell'estetica, è un insulto alla vostra intelligenza e un'interruzione dei vostri pensieri».

Pazienza se poi, in cambio del blocco a banner o prodotti sponsorizzati, gli utenti debbano pagare poco meno di un dollaro per il download: rispetto ai tradizionali sms il risparmio è garantito. Anche se ogni sistema operativo prevede un diverso piano tariffario: gli utenti iOS pagano 0,99 al momento del download, mentre gli altri hanno l'app a disposizione gratis per i primi 12 mesi e poi devono sborsare un canone annuale di 99 centesimi. Pazienza, anche, se per poterla usare si deve consentire all'app l'accesso alla propria rubrica telefonica: quanti e quali dati vengono raccolti da WhatsApp e come vengono usati?

LIMITI
Malgrado le proteste degli utenti per il sistema del canone e l'allarme privacy (in Italia, il Garante ha chiesto alla società come vengono utilizzati i dati degli iscritti), WhatsApp è diventata un colosso capace, insieme ad altre app di messaggistica, di mettere in crisi le telco. A fine 2012 una ricerca del centro studio Ovum aveva quantificato in 23 miliardi di dollari la perdita totale annuale causata da questo tipo di servizi alle compagnie di telecomunicazione. Cifra che aumenterà fino a raggiungere 54 miliardi di dollari nel 2016.

Secondo la società di consulenza Informa, i messaggi inviati via Internet l'anno scorso hanno totalizzato globalmente una media quotidiana di 19,1 miliardi (entro la fine di quest'anno dovrebbe raddoppiare, arrivando ad oltre 40 miliardi), mentre quella degli sms si è fermata a 17,6 miliardi. Dati incoraggianti per Koum e Acton, che credono nel successo della loro app fino al punto di rifiutare le offerte di acquisizione di big come Google e Facebook.

Le voci di un possibile interesse da parte di Zuckerberg erano circolate a fine 2012, ma erano state prontamente smentite anche nei fatti. A pochi giorni di distanza, infatti, l'azienda ubicata a Menlo Park aveva lanciato Messenger, un servizio analogo ma basato sull'iscrizione al social network. Google, invece, sarebbe uscita allo scoperto ad aprile con un'offerta vicina al miliardo di dollari.

Ma, per ora, WhatsApp resta indipendente. Alla larga anche dalla pubblicità: come ha ribadito di recente Koum, «i telefonini sono oggetti così privati e personali che metterci dentro l'advertising non può che portare a un'esperienza negativa per l'utente».

 

WhatsAppLOGO FACEBOOK IN MEZZO AI DOLLARITWITTERfacebook Zuckerberg

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