xi jinping donald trump usa cina

IL DRAGONE CERCA ALLEATI PER LA GUERRA A TRUMP – XI JINPING, DOPO AVER ALZATO AL 124% I DAZI SUI PRODOTTI AMERICANI, INCONTRA IL PREMIER SPAGNOLO, PEDRO SANCHEZ, E LANCIA UN MESSAGGIO ALL’UE: “RESISTIAMO INSIEME ALLE PREPOTENZE UNILATERALI”. UN INVITO A COALIZZARSI CONTRO IL “BULLISMO” DEL COATTO DELLA CASA BIANCA – PECHINO HA A DISPOSIZIONE MOLTE ARMI: DAI 760 MILIARDI DI DOLLARI IN TITOLI DI STATO A STELLE E STRISCE, ALLA SVALUTAZIONE DELLO YUAN (GIÀ PARTITA) FINO ALLO STOP ALLA VENDITA DI TERRE RARE – BRUXELLES CONFERMA CHE LA CINA È UN’OPZIONE SOSTITUTIVA ALL’EXPORT NEGLI USA E CONFERMA IL SUMMIT A PECHINO A FINE LUGLIO – IL REGIME CINESE RISPOLVERA UN VIDEO DI MAO ZEDONG: “NON CEDEREMO MAI”. E DEFINISCE GLI STATI UNITI “UNA TIGRE DI CARTA”

 

TRUMP OTTIMISTA SU CINA, SEMPRE ANDATO D'ACCORDO CON XI

(ANSA) - "Sono sempre andato d'accordo con Xi. Penso che verrà fuori qualcosa di positivo con la Cina". Lo ha detto Donald Trump parlando dei dazi.

 

PECHINO E LA TIGRE DI CARTA XI JINPING

Estratto dell’articolo di Lorenzo Lamperti per “La Stampa”

 

PEDRO SANCHEZ E XI JINPING

«Resistiamo insieme alle prepotenze unilaterali». Xi Jinping ha di fronte Pedro Sanchez, ma è come se stesse parlando all'Europa intera. Il presidente cinese chiede di coalizzarsi contro il «bullismo» di Donald Trump. Non sarà facile raccogliere in toto la chiamata alle armi, ma intanto Pechino appare improvvisamente diventata un po' più partner e un po' meno «rivale sistemica», usando due delle definizioni con cui l'Unione europea è solita etichettare il gigante asiatico.

 

Di certo, la Cina continua a segnalare di non avere alcuna intenzione di cedere di fronte alla guerra commerciale lanciata dalla Casa Bianca. Lo fa con le misure pratiche, come quando ieri ha annunciato un ulteriore innalzamento dei dazi sulle importazioni di prodotti statunitensi: si passa dall'84 al 125%. Sarà l'ultima volta.

 

DONALD TRUMP XI JINPING

«Dato che le esportazioni americane sono già commercialmente non redditizie con gli attuali livelli tariffari, qualsiasi ulteriore aumento dei dazi statunitensi sui prodotti cinesi verrà semplicemente ignorato», ha annunciato il governo. Ma non manca certo anche la dimensione retorica, visto che i funzionari cinesi continuano a rispolverare battagliere frasi di Mao Zedong.

 

«Gli Stati Uniti cercano di intimidire alcuni Paesi, vietando loro di fare affari con noi, ma l'America è solo una tigre di carta», ha dichiarato Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri, usando la definizione di Washington data a più riprese dal «grande timoniere» durante la guerra fredda. La diplomatica, peraltro nata nella stessa città di cui era originario Mao (Xiangtan), ha aggiunto: «Non cadete nel bluff dell'America, basta una puntura e scoppierà».

 

donald trump xi jimping

Ospitare il premier spagnolo, primo leader europeo a visitare la Cina dopo il Liberation Day trumpiano, concede a Xi la possibilità di mostrarsi tutt'altro che isolato. E, anzi, intento a forgiare nuove forme di cooperazione. Il premier spagnolo vuole «relazioni solide» con Pechino, indipendenti dai rapporti intrattenuti con Washington.

 

[...]

 

La strada è ancora lunga e l'escalation potrebbe continuare. Anche se, escludendo altre misure non tariffarie alle ritorsioni di ieri, la Cina pare segnalare a Washington di essere disposta a rallentare lo scontro. Magari in attesa di negoziati, ma solo se e quando a Xi sembrerà che riaprire il dialogo non significhi mostrare debolezza.

 

PEDRO SANCHEZ E XI JINPING

Nel frattempo, si cercano sponde nel resto del mondo. Si parla già di «strategia 2030», anno entro il quale la Cina potrebbe ridurre o portare a zero i dazi sulle merci di tutti i Paesi «non avversari», eliminando parte delle restrizioni esistenti sugli investimenti esteri. Ma per resistere alla «lunga marcia» che gli esportatori cinesi si accingono ad affrontare, serve una netta accelerazione dei consumi interni.

 

L'obiettivo sarebbe quello di aumentarli del 30% nei prossimi cinque anni. Ma tra gli economisti cinesi c'è chi è pessimista. Yao Yang della Renmin University ha pubblicamente parlato della presenza di «due elefanti nella stanza» dell'economia cinese: le difficoltà finanziarie dei governi locali e la continua caduta del settore immobiliare. […]

 

BRUXELLES NON SI FIDA DEGLI USA “PRONTI A COLPIRE LA SILICON VALLEY”

Estratto dell’articolo di Claudio Tito per “la Repubblica”

 

DONALD TRUMP VS URSULA VON DER LEYEN - IMMAGINE CREATA CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE DI GROK

Fare “whatever it takes” per proteggere i cittadini e le aziende europee». Sono bastate le parole del ministro polacco dell’Economia, Andrzej Domnski (presidente di turno dell’Ue), al termine della riunione dell’Eurogruppo per capire quali siano le intenzioni europee nel braccio di ferro con Donald Trump sui dazi. Ossia ogni cosa.

 

La frase più famosa scandita nel 2012 da Mario Draghi ha una eco anche nell’impegno della presidente della Bce, Christine Lagarde: «Siamo sempre pronti a utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione come abbiamo fatto in passato per garantire la stabilità dei prezzi e finanziaria, perché l’una non può prescindere dall’altra». Della disponibilità al dialogo professata dal presidente americano, dunque, nessuno si fida. […]

 

CAPPELLO MAKE AMERICA GREAT AGAIN MADE IN CHINA

[…] la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha confermato al Financial Times, la minaccia che era stata già apertamente brandita da Palazzo Berlaymont: «Siamo pronti a introdurre una web tax». Se non ci sarà un’intesa «pienamente equilibrata», quindi, Bruxelles sferrerà l’attacco anche alle Big Tech come Google, Amazon, X e Apple. Tutte aziende americane cui il tycoon tiene in modo particolare.

 

Dunque non solo i contro-dazi. La ritorsione arriverebbe pure con il cosiddetto “Strumento anticoercizione” in grado di bloccare tutte le operazioni delle aziende Usa in Europa. Ma, appunto, l’Unione preferirebbe evitare uno scontro in cui «tutti sono perdenti». E infatti già lunedì prossimo, stringendo i tempi, il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, volerà a Washington per riprendere il negoziato. Stavolta partendo dai dati reali.

 

Le tariffe statunitensi effettive, ha fatto notare ancora Lagarde, fino a due settimane fa «erano del 3,5%, sono salite al 3,8% in base alle misure attualmente in vigore e a quelle che saranno presto in vigore. Questo include il 10% generalizzato, il 25% sul settore automobilistico e sull’industria petrolifera e siderurgica» ma si impenneranno al 30% «nel caso in cui venissero applicate quelle regole che sono state sospese».

 

ursula von der leyen e donald trump a davos nel 2020

Ed ecco le stime della Commissione che ben illustrano come la guerra commerciale lascerebbe molte vittime sul campo, a partire dagli americani. «Il Pil degli Stati Uniti - ha sottolineato il commissario agli affari economici, Valdis Dombrovskis - si ridurrebbe dallo 0,8 all’1,4% entro il 2027. L’impatto negativo sull’Ue sarebbe inferiore a quello degli Stati Uniti, circa lo 0,2% del Pil. Se poi i dazi fossero confermati permanentemente le conseguenze economiche saranno negative del 3,1-3,6% per gli Usa e 0,5%-0,6% per l’Ue, l’1,2% per il Pil mondiale, mentre il commercio globale diminuirà del 7,7% tra tre anni».

 

PEDRO SANCHEZ E XI JINPING

Ma appunto poiché in questo momento la fiducia nella Casa Bianca è ai minimi storici, l’Europa si attrezza anche per aprire nuovi mercati.E ieri è stato confermato il summit Eu-Cina che  si terrà a Pechino a fine luglio. Il “Dragone” sta diventando un’opzione sostitutiva dal punto di vista dell’export. [...]

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