debito pubblico giorgia meloni giancarlo giorgetti

C’È QUALCOSA CHE NON TORNA. L’UE CI COMMISSARIA E GIORGETTI SEMBRA CONTENTO: “È FINITA LA STAGIONE  DELLE SPESE SBAGLIATE E DELL’ILLUSIONE DEL MODELLO 'LSD' (LASSISMO, SUSSIDI, DEBITO). IL GOVERNO VUOLE RIPORTARE LA POLITICA DI BILANCIO VERSO UNA GESTIONE ‘NORMALE’”. LO DICA A MELONI E SALVINI, CHE NON POTRANNO RISPETTARE ALCUNA PROMESSA ELETTORALE VISTA L’AUSTERITÀ CHE CI ASPETTA DOPO L’APERTURA DELLA PROCEDURA D’INFRAZIONE – LUCREZIA REICHLIN: “SERVIRÀ UN AGGIUSTAMENTO PESANTE, IL TAGLIO DEL CUNEO FISCALE NON POTRÀ ESSERE CONFERMATO…”

giancarlo giorgetti foto mezzelani gmt021

CONTI PUBBLICI: GIORGETTI,’NO SCOSTAMENTI INGIUSTIFICATI, FINITA STAGIONE SPESE SBAGLIATE’

(Adnkronos) - "In un contesto geopolitico e macroeconomico altamente instabile, ogni scostamento ingiustificato dal sentiero che abbiamo definito darebbe un moltiplicatore fiscale non solo inferiore a uno ma, con ogni probabilità, inferiore a zero, per via degli effetti negativi sul servizio del debito". Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti alla presentazione del Rapporto Upb.

 

"È anche su questa consapevolezza che si misura la distanza, che voglio scandire e che rivendico, rispetto a una stagione in cui si è ritenuto che indebitamento e trasferimenti avrebbero potuto rappresentare la nuova frontiera della crescita", afferma.

 

"Una stagione, che ha cercato di stabilire un insieme di credenze collettive sbagliate, secondo cui più spesa e più trasferimenti avrebbero generato più crescita. Un errore di cui dovremo tenere traccia a lungo", aggiunge.

 

giancarlo giorgetti giorgia meloni

CONTI PUBBLICI: GIORGETTI, 'STOP MODELLO 'LSD', LASSISMO, SUSSIDI, DEBITO'

(Adnkronos) - La flessibilità del periodo della crisi pandemica sembra abbiano "fatto dimenticare l’esistenza di vincoli da rispettare.

 

Sembra essersi radicata l’illusione che si possa spendere senza preoccuparsi degli effetti negativi sulla sostenibilità della finanza pubblica, perseguendo quello che ho definito come il modello 'Lsd': Lassismo, Sussidi, Debito". Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti alla presentazione del Rapporto dell'Upb sulla politica di bilancio.

 

paolo gentiloni giancarlo giorgetti christine lagarde fabio panetta g7 economia stresa

"Ci siamo trovati ad avere un livello di debito pubblico ancor più elevato. Per evidenti ragioni di sostenibilità, dobbiamo ponderare, in maniera molto attenta, le risorse da destinare alle singole politiche pubbliche, valutandone gli impatti. Mai come oggi dobbiamo misurare e valutare gli effetti di ogni singola politica pubblica, con una applicazione sistematica dell’analisi costi-benefici", aggiunge.

 

CONTI PUBBLICI: GIORGETTI,'DAVANTI SFIDE E OPPORTUNITÀ, SERVE DIALOGO E CONFRONTO'

(Adnkronos) - "Abbiamo di fronte a noi un periodo denso di sfide e di opportunità, che richiederà, a diversi livelli, apertura al dialogo e disponibilità al confronto per individuare l’assetto più adeguato al conseguimento di un consolidamento della finanza pubblica graduale e pienamente sostenibile".

 

ursula von der leyen giorgia meloni g7 borgo egnazia

Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti alla presentazione del Rapporto Upb sulla politica di Bilancio, sottolineando che nell’ambito della riforma delle regole di bilancio nazionali che si delineerà nei prossimi mesi "saranno opportunamente coinvolti sia il Parlamento, sia le autorità di controllo".

 

CONTI PUBBLICI: GIORGETTI,' SELEZIONE RIGOROSA INTERVENTI PER RIDURRE ALTO DEBITO'**

(Adnkronos) - "E' volontà del Governo di riportare la politica di bilancio verso una gestione 'normale', compatibile con le nuove regole di bilancio europee". Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti alla presentazione del rapporto Upb.

 

paolo gentiloni giancarlo giorgetti g7 economia stresa

"Nei prossimi anni, la politica di bilancio non potrà che essere improntata al principio della selettività. È finito il tempo del finanziamento pubblico a fondo perduto senza riuscire ad assicurare la messa a terra delle opere.

 

Serve, una volta per tutte, dotarsi di strutture per fissare le priorità, dare i target massimi di crescita della spesa e definire gli strumenti più idonei di finanziamento", aggiunge.

 

"Anche per effetto delle nuove regole di bilancio europee, non possiamo più prescindere dalla definizione di politiche disegnate per guardare alla sostenibilità di medio e lungo termine e per innalzare il potenziale di crescita", spiega.

 

"Il necessario consolidamento dell’elevato debito pubblico accumulato in anni recenti potrà infatti essere più sostenibile soltanto se accompagnato da uno sviluppo economico robusto e da una politica di bilancio che, attraverso l’analisi e il controllo degli andamenti di finanza pubblica, sia in grado di selezionare in maniera rigorosa gli interventi da adottare, in modo da assicurare la massima efficacia delle risorse utilizzate e ridurre i divari che a vario livello continuano a caratterizzare il nostro Paese", conclude.

 

lucrezia reichlin

LUCREZIA REICHLIN: "IL TAGLIO DEL CUNEO SALTERÀ E DOVREMO TIRARE LA CINGHIA"

Estratto dell’articolo di Luca Monticelli per “La Stampa”

 

L'Europa è a una svolta «esistenziale», c'è bisogno di «pragmatismo e di alleanze strategiche». Lucrezia Reichlin, economista e docente della London Business School, analizza le sfide che dovranno affrontare le istituzioni europee.

 

Il nuovo Patto di stabilità costringerà l'Italia a tirare la cinghia sul fronte dei conti pubblici, servirà «un aggiustamento pesante» che si rifletterà sulla prossima manovra: «Il taglio del cuneo fiscale non potrà essere confermato».

 

Scocca l'ora delle nuove regole di bilancio, come le giudica?

«Le nuove regole sono migliori delle precedenti e richiedono un aggiustamento meno rapido soprattutto per l'Italia. Per i Paesi in procedura di deficit eccessivo come l'Italia, per esempio, la correzione dei conti pubblici può tenere conto dell'incremento della spesa per interessi. Però, anche con le nuove regole l'Italia dovrà tirare le corde».

 

giancarlo giorgetti g7 economia stresa

Torna l'austerity?

«A me la parola austerity non piace perché le si attribuiscono significati diversi e spesso non chiari. Per me austerity vuol dire diminuire il deficit quando l'economia è in recessione. Questo è sbagliato e ha causato grandi sofferenze ai Paesi del Sud Europa durante la crisi del debito di oltre 10 anni fa.

 

Le conseguenze di questo errore si sentono ancora. Però non è austerity aggiustare i conti pubblici quando l'economia cresce. Altrimenti, quando sarebbe il momento per diminuire il debito? ».

 

URSULA VON DER LEYEN - GIORGIA MELONI - OLAF SCHOLZ

Però le stime di crescita dell'Italia dei prossimi anni stentano ad arrivare all'1%.

«Oggi l'Italia ha una crescita anemica, ma non è in recessione. Inoltre, abbiamo un deficit molto alto: nel 2023 è stato del 7,2% del Pil. Con un debito pubblico intorno al 137% anche senza le regole europee è normale pensare ad un aggiustamento pesante. Non chiamerei questo austerity. […]».

 

Come si abbatte un debito di 3 mila miliardi?

«[…] È un percorso stretto che va fatto senza demagogia e con coraggio. D'altro canto proprio questa visione a medio termine è quello che richiede il nuovo impianto del Patto di stabilità. Una volta raggiunto il 3% del deficit, l'Italia si dovrà confrontare con la Commissione europea su un piano di aggiustamento strutturale che abbia come obiettivo la sostenibilità di lungo periodo».

GIANCARLO GIORGETTI

 

Per l'Italia la procedura per deficit eccessivo significa una correzione strutturale di almeno lo 0, 5%. Questa stretta avrà un riflesso sulle politiche del governo?

 «È chiaro che l'aggiustamento previsto – di circa 10 miliardi l'anno – avrà conseguenze sulle scelte del governo. Il taglio del cuneo fiscale non potrà essere confermato, per esempio. Ma questo era largamente previsto».

 

GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI

Sarà possibile fare una legge di bilancio in deficit?

«Credo che si debba accettare lo spirito del nuovo Patto e sviluppare un piano di rientro graduale del debito che preveda scelte strategiche complessive – per esempio riforma tributaria, lotta all'evasione, cuneo fiscale e pensioni che sono problemi connessi –, invece di misure ad hoc per colmare il buco di turno».

 

E una vera spending?

«La spending review non ha mai dato grandi frutti e comunque si tratta di piccoli numeri. Va fatta in modo routinario, ma non sarà risolutiva. […]». […]

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