1- CHI È IL COMICO, CHI FA PIÙ RIDERE, VERDONE O PASSERA? LA SECONDA CHE HAI DETTO! 2- IL MINISTRO, GIUNTO ALL’ARA PACIS AL GUINZAGLIO DELLA “MARITA” GIOVANNA, DICHIARA SPREZZANTE DEL RIDICOLO: “SONO 15 ANNI DI EVASIONE”. PARDON,EVASIONE? BANCA INTESA HA SBORSATO 270 MILIONI PER CHIUDERE IL CONTENZIOSO, EPOCA PASSERA, COL FISCO. NON SOLO: CORRADINO E’ INDAGATO PER FRODE FISCALE PER LO SCANDALO GIACOMINI! 3- IMPAVIDO, SULL’ILVA ATTACCA I GIUDICI: “CHIUDERE L’IMPIANTO AVREBBE UN COSTO SOCIALE ENORME. NON CAPISCO L’ATTITUDINE DI UNA CERTA PARTE DELLA MAGISTRATURA” 4- ANFITRIONE CISNETTO, VERSIONE COSTANZO DEL TERZISMO, CHE PER CHIAMARE LA PUBBLICITÀ NON USA ‘’CONSIGLI PER GLI ACQUISTI’’ MA IL PIÙ “TENNICO” “DIAMO UNA MANO AL PIL”

Foto Dagospia
Francesco Persili per Dagospia

Ciak, si cambia. Scandali, tasse, una classe politica di burosauri attaccati alla poltrona. Che fare? Bisogna «dare fiducia ai giovani». Grande, grosso, Verdone. L'attore-regista parla con Dagospia al termine della seconda puntata di Ara Pacis, il format televisivo di Enrico Cisnetto, legato alla manifestazione RomaIncontra. Sul suo sito ha detto di detestare ormai il 70 per cento dei politici. Del restante trenta, chi salva? «Sicuramente Veltroni, da sindaco di Roma ha fatto molte cose buone per la città...»

Mentre Paolo Villaggio toglie la pelle ai bamboccioni viziati («dove cazzo eravate negli ultimi 10 anni?»), Verdone vede «molti giovani con le palle che cambieranno molto, tra non molto». Anche lei si iscrive al partito dei rottamatori? «Non so nemmeno se andrò a votare alle primarie del Pd. E comunque non parlo di chi è già arrivato, come Renzi, mi riferisco ai tanti ragazzi che stanno iniziando a fare politica».

Di cosa hanno bisogno? «Servono gli allenatori giusti che abbiano il coraggio di puntare su di loro». Ci vorrebbero, insomma, tipi alla Sergio Leone, il suo mentore cinematografico, che insieme ad altri, come Lucisano e Bertolucci, «rivitalizzò il cinema italiano in un periodo di crisi, alla fine dei Settanta, puntando su una nuova generazione di attori».

Già durante l'incontro sul tema («La crisi? Passerà»), con il ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, l'ad di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo e l'editorialista del Corriere della Sera, Beppe Severgnini, Verdone aveva parlato da antropologo della commedia, bracconiere di tic, difetti, personaggi in forza di «un contatto quotidiano e diretto con la gente comune» senza risparmiare strali nei confronti della classe dirigente italiana. «Non mi piace questo periodo: si parla di tagli e tasse, quando si parlerà di crescita?»

Da Tangentopoli a Regionopoli, «gli ultimi 20 anni sono stati un lento e inesorabile scivolamento verso il baratro», scolpisce nel video-editoriale di apertura Enrico Cisnetto, in versione Maurizio Costanzo del terzismo, che per chiamare la pubblicità non usa la formula consigli per gli acquisti ma - Stefano Benni ci perdonerà - il più "tennico" «diamo una mano al Pil».

Manca lo sgabello da teatro Parioli, non la cartellina che fa molto Daniele Piombi, da cui il padre fondatore e animatore per 10 anni di CortinaIncontra, prende in prestito l'espressione da prima Repubblica televisiva «parterre de roi» quando presenta la platea che annovera, tra gli altri, Sandro Parenzo, editore del primo Costanzo, di Funari, di Santoro e ora di Cisnetto, Mario Resca, ex direttore generale ai Beni culturali, Paolo Astaldi, vicepresidente dei costruttori europei, in mezzo alla premiata vipperia di ex ministri, dirigenti di impresa, manager e borghesia glamour.

Un talk salottiero depurato dall'effetto pollaio. Info-tainment moderato, e manierato, al tempo dell'economia di guerra. Ci si muove tra l'orgoglio dell'export e il «mutato atteggiamento europeo» nei confronti dell'Italia su cui però continua a pendere «un sospetto di inaffidabilità». Del rischio ne accenna anche il superministro tecnico, fino a prova contraria («mi sono dato una regola: fino alla fine dell'anno non entro sul tema...») L'ex amministratore delegato di Banca Intesa, che risulta indagato per frode fiscale, punta l'indice sulla montagna del debito pubblico («sono 15 anni di evasione») e sulle «tante opportunità buttate nella fornace della spesa pubblica in questi ultimi 10 anni».

Dell'esperienza da ad delle Poste ricorda «l'enorme riserva di qualità presente nella PA e le responsabilità condivise», non i ventimila esuberi. Conciona anche di brand Italia e start up, Passera, che annuncia il piano per l'energia e sull'Ilva chiarisce: «chiudere l'impianto avrebbe un costo economico e sociale enorme ma non sempre capisco l'attitudine di una certa parte della magistratura...»

«Ridurre la pressione fiscale sui ceti più deboli e far ripartire i consumi: la crescita ha bisogno di un aumento della spesa privata interna», è la ricetta di Paolo Bertoluzzo mentre viene sottolineato come l'Italia sia tra i Paesi che spende di più per tablet e smartphone. Un popolo di smanettoni, il concerto di telefonini nel film Viaggi di Nozze oggi «è una scenetta ricorrente», ammette sconsolato Verdone. Ma non c'è solo quella che Cisnetto chiama «dittatura della mediocrità», ci sono anche tanti ragazzi che si danno da fare.

L'Immagine simbolo dell'Italia che non si rassegna, per il regista rocker, è il teatro Valle «che rischiava di diventare un mega-store e grazie al coraggio di un gruppo di giovani (che presto andrò a trovare) è rimasto in vita». Passione e rabbia, soprattutto, per gli 870 schermi spariti dal 2001 (60 solo quest'anno), Verdone si fa paladino dei cinema storici (Quirinetta, Capranica, Roma) e delle sale del centro in cui la programmazione di film d'autore era sostenuta da un pubblico più colto, magari âgée, che con l'invasione dei multiplex è stato messo da parte («e questo lo trovo de ‘na cattiveria assurda»).

Il regista romano, da poco consigliere d'amministrazione del Centro sperimentale di cinematografia, rileva la bulimia della politica («che non deve entrare nella gestione della cultura») prima di abbandonarsi all'elogio dell'assessore dell'Estate romana, Renato Nicolini e al memoir di una città che tornava alla vita tra le notti di cinema a Massenzio e la festa dei poeti a Castelporziano («io c'ero, mi hanno fregato anche la radio, un disastro...»).

Tiene la finestra sempre aperta su Roma, il malincomico Verdone, anche nel suo libro autobiografico «La casa sopra i portici». Il palazzo umbertino color vinaccia con «gli odori tipici di una casa vera», i personaggi (Alfredo il calzolaio, Santino l'elettrauto) del rione Regola, il racconto degli scherzi di infanzia ad Alberto Sordi, suo vicino di casa, e quel terrazzo che s'affaccia sul ricordo di «un'Italia in bianco e nero in cui c'era più dignità».

Mentre oggi il sistema formativo è in crisi e anche la politica non sta messa meglio. Sceneggiature da Satyricon de'noantri, feste con le maschere dei maiali, dissipazione di denaro pubblico. Guardando er Batman, c'è da rivalutare il sottosegretario Valenzani di Compagni di scuola? «Oddio, quello tirava coca nel bagno ma almeno non si mascherava, non era così indecente. Certo oggi siamo messi veramente male, se siamo arrivati al punto di rivalutare addirittura Valenzani, pensa te...».

 

 

Verdone Passera Bertoluzzo Piergiorgio Bellocchio e Giovanna Salza Mario Resca Letta Severgnini Auditorium Ara Pacis Cisnetto e Verdone Guja Sospisio Paolo Bertoluzzo Rosalba Giugni Parenzo Verdone Passera Bertoluzzo Passera Cisnetto e Verdone

Ultimi Dagoreport

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...

meloni berlusconi tajani marina pier silvio barelli

DAGOREPORT – MELONI IN TILT CON IL SUO PRIMO "AIUTO-CAMERIERE" TAJANI RIDOTTO DAI BERLUSCONES A UNO ZOMBIE: LA DUCETTA HA BISOGNO PIU' CHE MAI DI AVERE A SUA DISPOSIZIONE FORZA ITALIA NELLA MAGGIORANZA MA "LA FAMIGLIA" NE HA PIENE LE SCATOLE DELL'AUTORITARISMO DEI "CAMERATI D'ITALIA", VUOLE UN PARTITO DAL VOLTO NUOVO, LIBERALE E MODERATO, CON BUONI RAPPORTI CON L'UE, AVVERSO SIA AL TRUMPISMO SIA AL PUTINISMO - GIA' AVVISATA LA "FIAMMA MAGICA" CHE MEDIASET NON SARA' PIU' DISPONIBILE A FARE IL MEGAFONO DEL MELONISMO AVARIATO - ORA TAJANI SARÀ MESSO ALLA PROVA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE CHE FAVORISCE SOLO FDI – LA “NUOVA” FORZA ITALIA NON ANDRA' A SINISTRA, RIMARRÀ NEL GOVERNO FINO AL 2027 MA, PRIMA DELLE ELEZIONI, SI DOVRÀ RIDISCUTERE IL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE - SE NON SI TROVERA' LA QUADRA, FORZA ITALIA AVRA' LE MANI LIBERE: DEL RESTO, IL PPE (DI CUI GLI AZZURRI FANNO PARTE) IN EUROPA E IN GERMANIA, GOVERNA CON I SOCIALISTI....

matteo renzi silvia salis

DAGOREPORT: PRIMARIE SI’ O NO? - SE DECIDERA' DI RICORRERE AI GAZEBO, IL CAMPOLARGO CHIAMERÀ L’ADUNATA POPOLARE TRA GENNAIO E FEBBRAIO 2027. AL MOMENTO IN CAMPO CI SONO ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE (AMBEDUE CONTRARISSIMI AL "PAPA STRANIERO") - MATTEO RENZI, TUTOR DI SILVIA SALIS, SPINGE PERCHÉ LA SINDACA DI GENOVA SIA DELLA PARTITA, ACCETTANDO DI CONTARSI ALLE PRIMARIE, FONDAMENTALE PER AVERE L'INVESTITURA DI LEADER DELLA “CASA RIFORMISTA”, LA FORMAZIONE LIBERAL-CENTRISTA IN COSTRUZIONE CHE DEVE AFFIANCARE IL SINISTRISMO DEL PD-ELLY E IL "PROGRESSISMO" A 5STELLE DI CONTE - MA L'EX MARTELLISTA TENTENNA, NICCHIA, PRENDE TEMPO IN ATTESA DI SONDAGGI A LEI PIU' FAVOREVOLI...

viktor orban - giorgia meloni - 7

URBI ET ORBAN! IL TONFO DI VIKTOR NON DIVIDE SOLO LA MAGGIORANZA DI GOVERNO (FORZA ITALIA ESULTA): APRE UNA CREPA ANCHE DENTRO LA “FIAMMA MAGICA” DI PALAZZO CHIGI: UN ESPONENTE DI SPICCO E' RIMASTO DI STUCCO DI FRONTE AL MESSAGGIO DI CONFORTO E SOLIDARIETA' DI GIORGIA MELONI ALL''AMICO'' UNGHERESE USCITO SCONFITTO – MERCOLEDÌ ARRIVA A ROMA ZELENSKY A CACCIA DI SOLDI E DOVRÀ INDOSSARE LA MASCHERA DI ATTORE CONSUMATO PER DISSIMULARE L'IRRITAZIONE VERSO IL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA CHE NON HA FATTO MAI MANCARE IL SUO SOSTEGNO AL TRUMPUTINIANO ORBAN, AUTORE DEL VETO AL FINANZIAMENTO EUROPEO DI 90 MILIARDI ALL'UCRAINA - PER NON PARLARE CHE LA MELONI PRO-UCRAINA (A PAROLE) MAI HA APERTO LA BOCCUCCIA QUANDO IL SUO "AMICO" TRUMP HA FATTO PRESSIONI (EUFEMISMO) SU ZELENSKY DI CALARE LE MUTANDE ALLE RICHIESTE DI PUTIN... - VIDEO