CAFONALINO A BAGNAIA MARIA - CECCHERINI APPARECCHIA (QUEL CHE RESTA) DELLA STAMPA E DI CHI LA POSSIEDE: I BANCHIERI

Nicola Porro per "il Giornale"

Se fosse un talk show sarebbe il mitico David Letterman. Se fosse un quotidiano sarebbe il New York Times . Of course. Se fosse un think tank sarebbe almeno al livello del Brookings. Se fosse un premio? Be', allora non ci sono dubbi, sarebbe il Nobel. O almeno l'inutile Premiolino. Stiamo ovviamente parlando dell'Osservatorio permanente giovani editori di Bagnaia, presieduto da Andrea Ceccherini.

I lettori della Zuppa sapranno certamente che è all'ottava edizione e che affronta i temi della crisi dell'editoria. Il mondo che conta in Italia, in queste ore, è proprio là che se la racconta. Tranne chi scrive e che proprio per questo motivo ha questo insopportabile rigurgito sarcastico-invidiosetto. In realtà il cuoco ha fatto di tutto per essere invitato. Ritiene che in Italia ci siano tre luoghi in cui non si debba mancare: all'assemblea di Confindustria, poi a Bagnaia e infine alle considerazioni finali del governatore della Banca d'Italia.

Chi non è invitato al grande slam può anche chiudere i battenti. L'Italia è un Paese di relazioni e se si buca una di queste reti si è fritti. Non se la cava con una Davos qualsiasi. Non basta ascoltare Giuseppe Vegas nel palazzone Mezzanotte. Il grande slam è il grande slam. E questo il geniale presidente dell'Osservatorio lo sa. Nelle réclame dell'esclusivo evento si legge,senza pietà:«La partecipazione all'evento è strettamente personale ». Avete capito bene, gli avatar non valgono.

La partecipazione non può essere impersonale. Chi partecipa deve proprio partecipare personalmente. Insomma, non si riesce bene a capire come si possa partecipare se non personalmente. E chi non partecipa? Possiamo almeno concedere allo sfortunato di essere un non invitato impersonale? Come spesso avviene i maligni (tutti gli esclusi dal ristretto circolo Verdurin) sostengono che Bagnaia (come gli intimi lo chiamano) sia un modo come un altro per gonfiare le tirature dei quotidiani che vi fanno parte. Gaglioffi.

Mentre a Bagnaia si discute anche del nostro futuro, la cronaca finanziaria, pietanza preferita di questa zuppa, incombe. Siamo arrivati all'ultimo capitolo sulla fusione di Atlantia (autostrade) con Gemina (aeroporti). Facciamola breve: l'accordo salta. O meglio, verrà rinviato. La storia la ricordate. Le due società sono controllate dalla famiglia Benetton. Che hanno pensato bene di metterle insieme, scambiando la carta (cioè le azioni) di Atlantia con quella di Gemina.

Fondendo le due società si arriva alla massa critica necessaria per fare offerte alle aste internazionali degli scali aeroportuali. Gemina da sola era troppo piccola; combinata con Atlantia il discorso cambia. I rapporti di concambio tra le due società è stato considerato da alcuni analisti molto favorevole alle autostrade, che di fatto si inglobano Gemina. E oggi, dopo assemblee, consigli e valutazioni, è fissato a quota nove a uno. Il problema, come abbiamo scritto tempo fa, è che il ministero dell'Ambiente si è costituito parte civile in una causa contro Atlantia per l'astronomica cifra di 800 milioni.

L'ipotesi è danno ambientale e si è già arrivati alle richieste di rinvio a giudizio. Come spesso avviene in Italia i funzionari pubblici fanno richieste di rimborso astronomiche per poi accontentarsi di molto meno. E sulla questione c'è inoltre un intervento legislativo fatto, con intelligenza, dal ministro Clini per tagliare le unghie a simili richieste fuori dal mondo. Resta però il fatto che nessuno ha comunicato agli azionisti Gemina e Atlantia del pesante macigno che incombeva.

Solo nelle ultime settimane, a concambi fissati, si è scoperta la vicenda. È stato nominato un comitato di cinque teste d'uovo che dovrà dare la sua valutazione sul possibile impatto contabile della causa sui conti di Atlantia. Alzi la mano chi ritiene che i nostri cinque eroi possano dire che il rischio di risarcimento, in un Paese bloccato dal caso Ilva, sia pari a zero? E così, a metà giugno, quando daranno il loro parere,c'è da attendersi che nessuno si prenderà la responsabilità di scrivere zero nelle previsioni di bilancio.

In Atlantia sono già pronti a rimettere in moto tutta la macchina per rifare i concambi. E soprattutto in Gemina, già sottovalutata nell'operazione, non hanno alcuna intenzione di perdere l'occasione per migliorare, dal proprio punto di vista, il concambio. C'è già chi spera di portare il rapporto di uno a nove, ad uno a otto. Staremo a vedere. Ma la cosa ormai quasi certa è che la fusione, così come l'hanno disegnata, è saltata.

 

SQUINZI CECCHERINI GALATERI DI GENOLA A BAGNAIA SQUINZI CECCHERINI A BAGNAIA SCOTT JOVANE A BAGNAIA RAVASI A BAGNAIA PIERGAETANO MARCHETTI E MARIA CONCETTA MATTEI A BAGNAIA SEVERGNINI A BAGNAIA

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…