CAFONALINO – SE IL FUTURO DI ROMA E’ IGNAZIO MARINO, ARIDATECI VELTRONI E RUTELLI

Foto di Luciano Di Bacco

1. "UNA CITTÀ APERTA" CON BORGNA, FIORONI, RUTELLI E VELTRONI
http://www.scuoladipolitica.it/

Il titolo si richiama al film più importante del nostro cinema neorelista e segnala una delle grandi passioni dell'autore: quella "Città aperta" di cui parla Gianni Borgna è proprio Roma e il libro (edito da Dino Audino) riflette sulla lunga esperienza che l'autore ha compiuto nella capitale tra il 1993 e il 2008 prima alla guida dell'assessorato alla cultura poi alla presidenza dell'Auditorium. La chiave di lettura è quella di ritrovare quella idea di Roma che si è espressa con le amministrazioni del centrosinistra, guidate dai sindaci Rutelli e Veltroni, e del ruolo che in queste ha avuto la cultura.

Il libro è stato presentato al Teatro Quirinetta dall'autore insieme a Giosetta Fioroni, Francesco Rutelli, Walter Veltroni, coordinati da Michele Mirabella.


2. BORGNA: "IL MIO SOGNO PER ROMA, UNA CITTÀ APERTA"
Alberto Alfredo Tristano per www.linkiesta.it

Se c'è uno che ha incarnato in pieno quel "modello Roma" del centrosinistra al governo, è Gianni Borgna: assessore alla Cultura ininterrottamente per 13 anni, dal primo giorno del primo Rutelli all'ultimo anno del secondo Veltroni in Campidoglio. Quella lunga esperienza è ripercorsa in Una città aperta, suo ultimo libro per Dino Audino editore. Città - nei sogni di cittadino capitolino - aperta alle opportunità, ai progetti, agli stranieri, alle novità. «Purtroppo - ci dice Borgna - oggi Roma è tutt'altro che aperta: piuttosto chiusa alla progettualità, senza reti che la tengano unita, sfilacciata, assai insicura nonostante le promesse sbandierate da Alemanno in campagna elettorale».

Borgna, la città va verso il rinnovo del consiglio comunale...

Speriamo in un cambio di passo. Abbiamo perso tantissimo con la destra al governo. E non solo in campo culturale.

Intanto domenica il centrosinistra terrà le sue primarie per scegliere il candidato sindaco...

Sono un po' deluso. Mi sarebbe piaciuto che i candidati avessero mostrato maggiore slancio, una più forte idea di governo. Ambizioni all'altezza di una capitale. Vince il profilo basso. L'unico convincente mi sembra Ignazio Marino, gli riconosco la giusta tensione morale che potrebbe dare lo scossone di cui c'è oggettivo bisogno.

Forse è anche la situazione economica, che non consente di volare alto...

Questo è relativo. Ricordo che, quando ci insediammo in Campidoglio con la prima giunta di Rutelli, il Paese aveva i conti ugualmente in disordine, infuriavano le inchieste di Tangentopoli, al Comune c'era stato un anno di commissariamento molto duro, nei cassetti di giunta non c'era un progetto e in cassa nemmeno una lira. Ma avevamo idee, questo ci è stato riconosciuto.

Oggi di quel modello Roma cosa resta?

Resta una lunghissima, preziosa serie di opere alla città. Ma politicamente mi sarebbe piaciuto che ci fosse stata una più sentita eredità: che per esempio uno tra Rutelli e Veltroni avesse creato un suo successore. Fu un errore grave, dopo le dimissioni di Veltroni, la ricandidatura del suo predecessore: una staffetta senza senso, dove i destini individuali sono parsi superiori a quelli dei partiti. Anche oggi alle primarie, tutte autocandidature, il partito non si pronuncia. Si cercano i condottieri.

Che vuol dire oggi occuparsi di cultura come amministratore?

Vuol dire avere una tecnica, una conoscenza amministrativa, certo non fare testimonianza intellettuale in giunta. Un artista quando inizia a fare l'assessore fa un altro lavoro.

Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, ha voluto come assessore la scrittrice Lidia Ravera.

Non sono contro l'idea degli artisti in giunta. A patto che si impegnino davvero nel ruolo, altrimenti dietro l'angolo è in agguato un disastro. Basti pensare al caso Battiato in Sicilia: al di là delle dichiarazioni inopportune che hanno portato alla revoca del suo incarico, Battiato, artista che peraltro stimo molto, continuava a fare concerti, a scrivere musica, a curare la propria carriera. Ecco, fatto così, meglio di no.

Quali sono i due progetti che le piacerebbe fossero realizzati a Roma?

Il primo, un grande museo della scienza. È in tutte le capitali, l'ho a lungo inseguito da amministratore, ma costava troppo e non potevamo muoverci. E poi un grande museo dell'audiovisivo: non è possibile che in una città che è stata una delle capitali del cinema mondiale non ci sia nulla. Cinecittà o Eur sarebbero luoghi ideali per una struttura di questo tipo.

Il progetto di cui va più fiero?

Certamente l'Auditorium, che ho curato prima come assessore e poi come presidente. Non credo che nel dopoguerra ci sia stato in Italia un progetto culturale comunale altrettanto complesso per progettualità, impegno economico, prospettive.

Il periodo più bello di Roma, quello della Dolce Vita, dalla metà degli anni Cinquanta ai Sessanta, ha avuto la sua massima espressione simbolica nell'Olimpiade. Quanto contano i grandi eventi?

Molto, ma certamente, nel caso di una Olimpiade, oggi si dovrebbe fare i conti con un costo dell'operazione che è da valutare molto attentamente, e che per esempio il governo Monti non si è sentito di poter sostenere in sede di candidatura. Dopodiché, faccio presente che i grandi eventi ipotetici di Alemanno sarebbero la Formula 1 all'Eur o il Parco dell'Antica Roma, sui quali stenderei un velo pietoso.

Cosa si aspetta dal prossimo assessore alla Cultura?

Che sappia almeno dove è stato battuto il primo ciak di Roma città aperta o dove si trova la Cappella Contarelli. Altrimenti, meglio astenersi.

In questi giorni è venuto a mancare un ex primo cittadino di Roma, Ugo Vetere...

Un personaggio straordinario, come Petroselli. Grandi amministratori soprattutto perché grandi conoscitori della macchina amministrativa: Vetere era impareggiabile nel leggere i bilanci comunali, diceva sempre: «dobbiamo governare dall'opposizione» quando il Pci ancora non aveva preso il Campidoglio. Oggi purtroppo con amarezza vedo che si transita negli enti locali con l'idea poi del salto in Parlamento o al governo: insomma, come anticamera alla presunta "vera" carriera politica. Ambizioni legittime, per carità: ma in molti casi, ambizioni - avrebbe detto Moravia - del tutto sbagliate.

 

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/gianni-borgna#ixzz2PzGYMeeF

 

Willer Bordon e Ninetto Davoli Vincenzo Vita e Olga Dantona Veltroni e Borgna Veltroni Borgna e Rutelli Teatro Quirinetta Rutelli inseguito da le jene Tavolo degli oratori Sabrina Florio Rutelli e Giosetta Fioroni Teatro Quirinetta Romiti e Garavaglia Roberto Morassut Walter Verini

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