cannavaro 3

“NEL 2006 NON VINCEMMO IL MONDIALE GRAZIE A CALCIOPOLI, MI RIFIUTO DI PENSARE CHE CI VOLESSE UNO SCANDALO PER TIRARE FUORI IL MEGLIO DI NOI. LA VERITÀ È CHE ERAVAMO FORTISSIMI” – FABIO CANNAVARO, CAPITANO DELLA NAZIONALE 2006, RICORDA L’ULTIMO MONDIALE VINTO DALL’ITALIA: “LIPPI ACCESE LA FIAMMA. ERAVAMO ANCORA PIÙ FORTI QUATTRO ANNI PRIMA, NEL 2002, MA GIOCAVAMO IN MODO PIÙ CONSERVATIVO” – GLI SFOTTO’ DEI TEDESCHI, LA SEMIFINALE CAPOLAVORO A DORTMUND, LA FINALE CON LA FRANCIA E LA TESTATA DI ZIDANE (“ZIZOU SBAGLIO’”) E GLI ERRORI DEL CALCIO ITALIANO: “DOPO IL 2006 ABBIAMO SMESSO DI INVESTIRE SUI GIOVANI, OLTRE CHE SULLE STRUTTURE. OGGI LE SQUADRE DI SERIE A NON HANNO GRANDI VIVAI…” – VIDEO

 

Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera - Estratti

 

fabio cannavaro

Il Mondiale americano di Fabio Cannavaro è finito presto. Non finirà mai, però, il Mondiale del 2006. Vent’anni fa, in questi stessi giorni.

 

 Che ricordo ne ha, capitano?

«Si era creata un’atmosfera pazzesca».

 

 Influì Calciopoli?

«No».

 

Molti invece dicono di sì.

«Sbagliano. Mi rifiuto di pensare che ci volesse uno scandalo per tirare fuori il meglio di noi. La verità è che eravamo fortissimi. La migliore generazione del calcio italiano, dopo quella del 1982. Un Mondiale non si vince per caso».

 

Ma forse eravamo ancora più forti quattro anni prima, nel 2002, con Maldini e Bobo Vieri.

«È così. Avevamo un allenatore di grande esperienza, Trapattoni. Ma giocavamo in modo più conservativo, con la staffetta Totti-Del Piero. E contro la Corea del Sud ci mangiammo un sacco di gol. Fu un peccato».

 

Lei aveva fatto un grande Mondiale già nel 1998.

«Inchiodammo sullo 0-0 la Francia padrona di casa e futura campione del mondo. Io mi beccai una gomitata in faccia da Guivarc’h che non fu neanche ammonito. E se fosse entrato quel tiro al volo di Baggio…».

fabio cannavaro

 

Dopo il fallimento all’Europeo del 2004 arrivò Lippi.

«Dal primo giorno il mister ci diede una convinzione diversa. Eravamo usciti contro Danimarca e Svezia, e lui ci disse subito: vinciamo il Mondiale battendo in finale il Brasile».

 

Sbagliò solo la finalista.

«Creò un gruppo di giocatori, dando stabilità alle convocazioni, alla Bearzot. Poi, arrivati in Germania, si accese la fiamma».

 

Prendemmo appena due gol in sette partite: un’autorete e un rigore dubbio.

fabio cannavaro

«Eppure eravamo una squadra votata all’attacco. All’inizio la coppia centrale eravamo Nesta e io, con Zaccardo a destra e Zambrotta a sinistra. Poi mister Lippi spostò Zambrotta a destra e Zaccardo a sinistra. Quando si fece male Nesta, toccò a Materazzi. Quindi venne il giorno di Grosso. Trovammo la formula giusta. La solidità».

(…)

Seconda crisi, gli ottavi con l’Australia: l’espulsione di Materazzi, il rigore su Grosso.

«Quando Totti partì verso il dischetto, ci venne il cuore il gola: quello adesso gli fa il cucchiaio… (...) Con l’Australia per fortuna Francesco tornò lucido e tirò un rigore normale. Fu una prova pazzesca, in un ambiente caldissimo. Iaquinta soffriva, mi fissava come per dire: non ce la faccio più. Gli dissi: “Se molli, ti sfondo”. Quando entrò Barzagli, gli sorrisi: “Adesso ci divertiamo”. Mi guardò con un’aria che diceva: tu sei pazzo».

 

Scherzavate in campo?

«Soffrivamo. Ma eravamo convinti di farcela. Di superare qualsiasi ostacolo. E ogni partita ne aveva tantissimi».

 

FABIO CANNAVARO IN BICI

Il capolavoro fu la semifinale con la Germania.

«Giocai la partita perfetta. Di solito si notano di più gli attaccanti. Invece il Pallone d’Oro me lo sono conquistato a Dortmund».

 

Quinto e ultimo italiano dopo Sivori, che in realtà era argentino, Rivera, Paolo Rossi, Baggio.

«Lo dedicai alla mia città, Napoli. Non mi scordo da dove vengo. Ho imparato a giocare a pallone per strada, a Fuorigrotta, all’ombra del San Paolo».

 

Ancora risuona la telecronaca di Caressa da Dortmund: Cannavaro…Cannavaro…Cannavaro!

«Fu più che un’impresa; fu una goduria. Da quando eravamo arrivati in Germania ce la facevano andare con le solite cose: pizza spaghetti mandolino… Così dedicammo la vittoria a tutti i nostri connazionali che per anni avevano sofferto in Germania. Del resto, i tedeschi avevano vinto in Italia nel 1990; era giusto che noi vincessimo in casa loro».

fabio cannavaro 5

 

La finale con la Francia fu dura.

«Per la prima volta entrai in campo con un po’ di paura. Meglio, con molto rispetto, molta stima per gli avversari. Erano davvero forti. Potevamo batterli solo con una grande partita».

 

C’era il rigore per loro?

«Secondo me, no. Lo dissi a Materazzi: “Marco, se non lo toccavi Malouda, lo recuperavo”. Ma se è per questo gli australiani dicono ancora adesso che non era rigore quello su Grosso. Fummo bravi a pareggiare subito. Luca Toni ebbe qualche bella occasione. Poi nel secondo tempo abbiamo sofferto. Zidane era in forma strepitosa».

 

Cosa accadde con Materazzi?

«Cose da campo, che di solito devono finire in campo. Non so cosa sia preso a Zizou, che è una persona eccezionale. Sbagliò».

 

fabio cannavaro e marcello lippi

E voi vi diceste: è fatta.

«È fatta per andare ai rigori. Non ne avevamo più, avevamo speso troppo con la Germania. Io stesso ero stanco, ogni volta che affrontavo uno scontro mi sentivo l’indicatore della forza che calava…L’espulsione di Zidane ci salvò».

 

I rigori li segnammo tutti.

«Il mister arrivò con la lista. Aveva già deciso chi doveva tirare e quando. Qualcuno, mi pare Del Piero, chiese di tirare per ultimo. Mister Lippi disse no: “Tu tiri per primo, chiude Fabio Grosso che è l’uomo dell’ultimo minuto”. Aveva procurato il rigore con l’Australia, sbloccato la partita con la Germania. E tirò il rigore decisivo con la Francia».

 

 Lei cos’ha provato?

cannavaro nesta

«La gioia più grande della mia vita. Non ci sono scudetti, non ci sono Coppe: un Mondiale non è paragonabile a nulla. Ti fa passare da giocatore forte a leggenda. La gente ti ricorderà sempre, perché hai fatto qualcosa di unico (…) Avevo trentatré anni, avevo vissuto momenti bellissimi e momenti difficili, sapevo che con la Nazionale sarebbe stata l’ultima chance. Anche se poi ho giocato ancora un Mondiale».

 

Come avete festeggiato?

«Siamo rimasti fino alle 7 del mattino a parlare, a stare con le famiglie. Nessuno aveva sonno. Ricordo una grande euforia. Mister Lippi aveva fatto una scommessa con Iaquinta: se vinciamo, mi tuffo nel laghetto del parco e vado a pescare. Si tuffò davvero. Aveva fatto nascondere un pesce, tornò su trionfante con il pesce in mano. Qualcuno ci cascò».

 

Le sue foto in pigiama con suo figlio Christian e la Coppa fecero il giro del mondo.

cannavaro

«Credo di essere stato il primo a dormire con la Coppa, poi altri mi hanno imitato…La verità è che fino a quando eravamo in Germania sapevamo di aver vinto, ma non ci rendevamo conto di quel che avevamo fatto. È stato solo quando siamo arrivati al Circo Massimo, davanti a un mare di gente, che abbiamo realizzato».

 

Ora manchiamo da tre Mondiali. Com’è potuto accadere?

«Abbiamo perso due momenti. Il Mondiale 1990: potevamo essere i primi a fare gli stadi senza la pista, a iniziare a investire. Invece siamo rimasti allo schema delle grandi famiglie, gli Agnelli i Berlusconi i Moratti, anziché puntare su club moderni, costruiti attorno a uno stadio di proprietà».

 

E il secondo momento?

«Nel 2006 il nostro era ancora il campionato più bello. Ma abbiamo smesso di investire sui giovani, oltre che sulle strutture. L’occasione di quella vittoria mondiale fu persa. Oggi le squadre di serie A non hanno grandi vivai. Non abbiamo modernizzato la nostra cultura sportiva, anzi proprio la nostra cultura. Non abbiamo capito che un calciatore oggi deve sapere le lingue, deve crescere anche come uomo».

cannavaro

 

 

 

È vero che il suo sogno è allenare la Nazionale?

«Il mio sogno è allenare. Essendo italiano, preferirei allenare in Italia. Intanto continuo a girare il mondo. Ho imparato l’inglese, ho imparato lo spagnolo, sono cresciuto, mi sono confrontato con culture diverse. Tutto nasce da un’idea di mister Lippi di farmi andare in Cina.Poi l’Arabia Saudita, l’Uzbekistan…».

 

Com’è stata l’esperienza mondiale?

«Bellissima. Siamo una squadra piccola, ma mi è piaciuto vedere i miei calciatori dare il massimo, difendere al meglio, tentare di costruire qualcosa con la palla ai piedi. E poi ti trovi ai Mondiali: una cosa eccezionale».

 

 Chi vincerà?

«Mi dispiace dirlo, ma penso la Francia».

 

 

Perché le dispiace?

«Si stanno avvicinando. Sarebbe la terza Coppa, e noi ne abbiamo quattro».

 

 

 

Cos’hanno più di noi?

CANNAVARO 3

«Una federazione che ha puntato su centri federali, giovani, tattica, tecnica e anche educazione. Tra un giocatore normale e un campione la differenza la fa l’educazione. Non basta il talento. Serve anche la cultura. Chi e cosa hai alle spalle».

(…)

Il calciatore più forte che ha marcato?

«Ronaldo il brasiliano».

 

E Ronaldo il portoghese?

«Il professionista perfetto. Atleta fuori dalla norma, attaccante incredibile. Ha segnato un’era».

 

 Chi è oggi il numero uno?

«Mbappé. E qui lo sta dimostrando”.

 

 E lei come si sente?

«Come un ragazzo di Fuorigrotta che ha realizzato il suo sogno. La cosa brutta è che sono passati vent’anni».

cannavaroFABIO CANNAVAROfabio cannavaro

 

NAPOLITANO E FABIO CANNAVARO

 

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