csm magistrati toghe carlo nordio referendum giustizia sergio mattarella

TOGLIETE IL FIASCO A NORDIO: AVVISATE MATTARELLA CHE E' A CAPO DI UN SISTEMA PARA-MAFIOSO, VISTO CHE E' IL PRESIDENTE  DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA! – “IL SORTEGGIO PREVISTO DALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA ELIMINERÀ IL SISTEMA PARA-MAFIOSO AL CSM. QUANDO UN MAGISTRATO VA DAVANTI ALLA SEZIONE DISCIPLINARE, PUÒ TROVARE CHI GLI HA CHIESTO IL VOTO O VICEVERSA. SE NON HA UN ‘PADRINO’ È FINITO, MORTO” – IL GUARDASIGILLI, PER QUANTO STORDITO DAGLI SPRITZ, NON PUÒ NON SAPERE CHE A CAPO DEL CSM C’È IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – I SONDAGGI CHE CONFERMANO LA RIMONTA DEL FRONTE DEL ‘NO” GETTANO NEL PANICO L’ARMATA BRANCA-MELONI – IL VICEMINISTRO MELONIANO, EDMONDO CIRIELLI, EVOCA LA DISFATTA: “UNA SCONFITTA NON SAREBBE POSITIVA PER IL GOVERNO”. E I FRATELLINI D’ITALIA CONDIVIDONO: “INDEBOLIREBBE LA NOSTRA AZIONE NELL'ULTIMO ANNO DI LEGISLATURA” – COME DAGO-DIXIT, MELONI È COSTRETTA A METTERCI DEFINITIVAMENTE LA FACCIA PER PROVARE A RILANCIARE IL “SÌ”. PREVISTI DUE COMIZI...

NORDIO, 'IL SORTEGGIO ELIMINERÀ UN SISTEMA PARA-MAFIOSO AL CSM'

SERGIO MATTARELLA E CARLO NORDIO AL CSM

(ANSA) - ROMA, 15 FEB - All'interno del Csm tra le correnti della magistratura c'è "una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare". Lo dice il ministro della Giustizia Carlo Nordio in una intervista al quotidiano Il Mattino di Padova. "I magistrati nella loro maggioranza - afferma il Guardasigilli - non sono ideologizzati: sono le correnti ad essere strumenti di potere e carriera".

 

"I magistrati iscritti all'Anm sono il 97%: una percentuale bulgara. Perché? Perché se non ti iscrivi non fai carriera, se vuoi avanzare devi aderire. E quando si elegge il Csm, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto viceversa. Se non ha un 'padrino' è finito, morto".

 

carlo nordio sergio mattarella

"Il sorteggio rompe questo meccanismo 'para-mafioso', questo verminaio correntizio, come l'ha definito l'ex procuratore antimafia Roberti, poi eletto con il Pd al parlamento europeo", "un mercato delle vacche".

 

Nordio afferma di non temere la politicizzazione del referendum: "Non faremo l'errore di Renzi. Se vincesse il no non cadrebbe in nessun caso il governo", anche perché "in Parlamento abbiamo una maggioranza schiacciante". "L'unico risultato sarebbe quello di fermare la riforma. E sarebbe una vittoria di quei pochi magistrati che sguazzano nel verminaio ai danni dei cittadini, di destra e di sinistra".

 

NORDIO ATTACCA LE TOGHE ORA FDI TEME IL KO “GUAI PER IL GOVERNO”

Estratto dell’articolo di Federico Capurso per “La Stampa”

 

giovanni donzelli edmondo cirielli arianna meloni

Prima non ne parlava nessuno. Ora, invece, le conseguenze di una bocciatura della riforma della magistratura al referendum del 22 e 23 marzo iniziano a spuntare nei ragionamenti del centrodestra.

 

«Una sconfitta non sarebbe positiva per il governo», avverte il sottosegretario di Fratelli d'Italia Edmondo Cirielli. «Indebolirebbe la nostra azione nell'ultimo anno di legislatura», condividono le truppe di FdI riunite a Roma per la direzione nazionale del partito. «Sarebbe un fatto negativo per l'esecutivo» gli fa eco il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri, sempre nella stessa giornata.

 

arianna meloni (3)

[...] Trasformare il referendum in un voto su Palazzo Chigi è il fattore di rischio più grande per il centrodestra. L'unico – sostengono nella maggioranza – capace di far vincere il No. Una «remuntada», la battezza il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte leggendo i sondaggi. A meno che non ci sia una reazione opposta e contraria.

 

Dentro il partito di Giorgia Meloni la spiegano così: «Iniziamo anche noi a mobilitare i nostri elettori, avvertendoli che una sconfitta ci indebolirebbe, ma con un successo il governo si rafforzerebbe». Con un punto fermo, però, sempre sottolineato da tutti: «Se perdiamo, non si apre nessuna crisi».

 

Strategia pericolosa, di quelle che si rendono necessarie quando le cose iniziano a mettersi male. Ma potrebbe non bastare. La sorella della premier, Arianna Meloni, responsabile della segreteria di Fratelli d'Italia, sprona quindi i parlamentari e ministri a spendersi in prima persona per il Sì, giorno per giorno, coinvolgendo esponenti di centrosinistra favorevoli alla riforma e battendo ognuno il proprio territorio in stile campagna elettorale: «Fate come se doveste prendere delle preferenze».

 

EDMONDO CIRIELLI - GIORGIA MELONI

Poi, come se fosse l'unico riferimento letterario possibile da quelle parti, torna a citare "Il signore degli anelli" per chiedere alle truppe di condividere «la responsabilità dell'anello». Come a dire che non possono far affidamento solo sulla premier, ma dovranno impegnarsi anche loro. E nel farlo, l'obiettivo principale resta quello di riportare al centro del dibattito la riforma.

 

[...]

 

Ma la campagna referendaria votata allo scontro travolge ormai il dibattito sui contenuti. Si sentono ancora gli strascichi delle parole urticanti usate dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che aveva profetizzato come in Calabria «le brave persone» voteranno per il No, mentre a votare Sì saranno massoni, indagati e imputati. «Mi riferivo solo al voto in Calabria, non intendevo dire che tutti quelli che votano Sì sono mafiosi», si difende Gratteri.

 

augusto barbera

Per l'ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera, uno degli esponenti più autorevoli della sinistra per il Sì, restano parole «indecenti», «ai limiti dell'eversione». Per questo il ministro della Giustizia Carlo Nordio si scaglia contro il Csm, che venerdì ha stoppato la richiesta di eventuali iniziative disciplinari contro Gratteri chiedendo di non «trascinare nella contesa referendaria» il Consiglio: «Il Csm – punge Nordio – è riuscito a comprimere il massimo numero di espressioni contorte nella minima credibilità del loro contenuto».

ignazio la russa lorenzo fontana giorgia meloni augusto barbera festa delle forze armate foto lapresse carlo nordio sergio mattarella 1

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?