giorgio almirante pino rauti giafranco fini giorgia meloni

“FRATELLI D’ITALIA NON È IL MOVIMENTO SOCIALE. È LA FORMA CHE LA MAGGIORANZA RELATIVA DEGLI ITALIANI SI È DATA PER TENERE LONTANA DAL GOVERNO LA SINISTRA” – ALDO CAZZULLO: “IL SUO SUCCESSO È LA CONFERMA CHE UNA PARTE LARGA DEGLI ELETTORI NON HA UNA MEMORIA O UN’OPINIONE NEGATIVA DEL FASCISMO – NEL MSI C’ERA UN’ANIMA ANTIBORGHESE, ANTISISTEMA, ANTIATLANTICA, FILOARABA, CHE SI RICHIAMAVA IN MODO ESPLICITO ALLA DOTTRINA SOCIALE DELLA RSI, ED ERA INCARNATA DA PINO RAUTI. E C’ERA UNA UN’ANIMA ALTRETTANTO LEGATA A MUSSOLINI MA CONSERVATRICE, CATTOLICA, FILOATLANTICA, FILOISRAELIANA, FILOCAPITALISTA INCARNATA DA ALMIRANTE. IL NEOFASCISMO ITALIANO EBBE UN PIEDE DENTRO E UN PIEDE FUORI DALLE ISTITUZIONI…”

Dalla rubrica delle lettere del “Corriere della Sera”

 

GIORGIO ALMIRANTE CON DONNA ASSUNTA E PINO RAUTI

Caro Aldo qualche giorno fa parlando del governo Meloni, in risposta ad alcuni lettori, ha affermato che la destra missina non ha niente di cui lamentarsi. Lei è molto più giovane di me e dunque comprendo la sua visione delle cose, ma non è così.

 

Già negli anni 70 il Msi aveva più correnti: i seguaci di Pino Rauti più a destra di Almirante, i «centristi» che diedero vita a Democrazia Nazionale. Oggi almeno la metà degli ex missini ancora in vita non apprezza e non vota per Meloni ma ammicca a Vannacci o incrementa la schiera dei non votanti. Ha una visione della destra missina che risponde solo in parte a quel che era la realtà, Fini e Tatarella non sono piovuti dal cielo.

Francesco Marcello

fini almirante

 

Risposta di Aldo Cazzullo

Caro Francesco, in effetti il Movimento sociale non era uno solo. C’era un’anima antiborghese, antisistema, antiatlantica, filoaraba, che si richiamava in modo esplicito alla dottrina sociale della Rsi; e c’era una un’anima altrettanto legata emotivamente alla figura di Mussolini ma conservatrice, cattolica, filoatlantica, filoisraeliana, filocapitalista. La prima anima era incarnata da Pino Rauti.

 

La seconda da Giorgio Almirante e dal giovane che lui scelse come erede, Gianfranco Fini. Almirante diceva: non rinnegare, non restaurare. Intendeva dire che il ritorno del fascismo nelle sue forme storiche era impossibile, ma che non soltanto non si intendeva dare un giudizio negativo del ventennio ma i valori di nazione, patriottismo, insomma Dio patria e famiglia potevano essere incarnati anche nelle moderne società occidentali.

fini almirante large

 

Il disegno di Rauti era molto più ambizioso, più rivoluzionario, il che lo portò a reclutare giovani che seguendo una strada diversa dalla sua sono poi finiti nella violenza. I fondatori del Movimento sociale hanno avuto il merito di portare dentro il gioco democratico nostalgie ed energie che altrimenti sarebbero rimaste fuori. Ma il neofascismo italiano ebbe un piede dentro e un piede fuori dalle istituzioni.

 

meloni fini

Ci furono nell’estrema destra uomini corresponsabili della strategia della tensione, delle stragi di Stato, che restano una tra le pagine più cupe della storia repubblicana; così come ci furono comunisti che, non rassegnandosi alla scelta democratica del Pci, insanguinarono le nostre strade negli anni 70 e nei primi anni 80.

 

Ricordare tutto questo non significa demonizzare ma cercare di capire. La storia di oggi è tutta un’altra storia. Fratelli d’Italia non è l’Msi; è la forma che la maggioranza relativa degli italiani si è data per tenere lontana dal governo la sinistra. Il suo successo è semmai la conferma che una parte molto larga degli elettori non ha una memoria o un’opinione negativa del fascismo.

gianfranco fini a mezzora in piu 4

Ultimi Dagoreport

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

marcello sala luigi lovaglio gaetano caputi giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone

DAGOREPORT: C’È MOLTA TENSIONE IN “SALA” DI ATTESA - DAVANTI A UN’IPOTESI DI REATO SARÀ DIFFICILE PER LA CAMERA E IL SENATO NEGARE L’AUTORIZZAZIONE ALLA PROCURA DI MILANO, CHE INDAGA SULLA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA, AD ACQUISIRE LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA (NON INDAGATO), CON MINISTRI E PARLAMENTARI – SE, PUTACASO, SBUCASSE UNA CONVERSAZIONE DEL TITUBANTE SALA CON L’INFLUENTE CAPO DI GABINETTO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, GAETANO CAPUTI, OPPURE UNO SCAMBIO DI MESSAGGI CON IL CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO GIORGETTI, STEFANO VARONE, VERREBBE MENO IL RISCHIO DI VIOLARE LE PREROGATIVE PARLAMENTARI...