ryan gosling - l’ultima missione project hail 2

IL CINEMA DEI GIUSTI - “L’ULTIMA MISSIONE: PROJECT HAIL MARY”, GIOCATTOLONE DA 248 MILIONI DI DOLLARI, GIRATO SENZA BLUE SCREEN E ALIENI DIGITALI, È UN GRANDE RITORNO AL CINEMA DI FANTASCIENZA ANNI ’70 ALLA DOUGLAS TRUMBULL - IL MIRACOLO DEL FILM È CHE NIENTE È MINIATURIZZATO E NIENTE NELL’ASTRONAVE È IN DIGITALE. TUTTO È RICOSTRUITO A GRANDEZZA NATURALE. A COMINCIARE DALLA NAVICELLA SPAZIALE. E ROCKY L’ALIENO, COSTRUITO DA NEAL SCANLAN, GRANDE COME LO VEDIAMO NEL FILM, È UN BURATTINO DISEGNATO E DOPPIATO DA UN PUPARO NEWYORKESE DI PROFESSIONE, JAMES ORTIZ - LA SOLUZIONE, COME NELLE CANZONI, STA SEMPRE NELL’AMORE. ANCHE NELLO SPAZIO...

 

Marco Giusti per Dagospia

 

ryan gosling l’ultima missione project hail

La vecchia terra sta morendo perché il sole si sta spegnendo e non c’è alcuna speranza nell’umanità trump-putiniana di oggi. Ce lo spiega in pochi minuti un professore di scienze di fronte a una classe di ragazzini che lo ha capito benissimo.

 

La potremmo finire lì. Eppure quello che stiamo vedendo, “L’ultima missione: Project Hail Mary”, giocattolone da 248 milioni di dollari, girato senza blue screen e alieni digitali, ma tutto costruito in studio con alieno -pupazzo fatto a mano mosso da pupari alla Topo Gigio, diretto da Phil Lord e Chris Miller, produttori e ideatori di “Spider-Man – Into the Spider-Verse”, e scritto in sei anni dal geniale Drew Goddard tratto dal romanzo di Andy Weir (come “The Martian”), è, finalmente, un film positivo, che ci dà qualche speranza e ci mostra come dall’amicizia tra il professor Ryland Grace, cioè Ryan Gosling, e un alieno fatto di roccia senza faccia, Rocky, che si muove come un granchio e parla una lingua incomprensibile, possa nascere un sentimento in grado di salvare il nostro vecchio pianeta.

 

l’ultima missione project hail

E non solo quello. Magari un po’ troppo lungo, con una parte centrale, quella che vede il professore Ryland Grace fare amicizia con Rocky l’alieno e capire come può comunicare con lui, un filo noiosa, “Project Hail Mary” è un grande ritorno al cinema di fantascienza anni ’70 alla Douglas Trumbull sia per la parte meccanica (“2001: Odissea nello spazio”, “Incontri ravvicinati”, “Blade Runner”) sia per la parte più utopica (il non dimenticato “Silent Running”).

 

Come se il rifiuto del digitale nella costruzione dell’alieno, col ritorno alla meccanica e al pupazzo e il messaggio di speranza che nasce con l’amicizia tra il terrestre e l’abitante del pianeta Eridan, facessero parte dello stesso progetto.

 

rocky, l'alieno nel film l’ultima missione project hail

Che sta poi già nel titolo “Hail Mary – Ave Maria” unito al nome del protagonista, (piena di) “Grace - Grazia”. E ricostruito dalla positività della ricca colonna sonora che unisce “Gracias a la vida” di Mercedes Sosa a “Two of Us” dei Beatles, cori hawaiani a “Pata Pata” di Miriam Makeba.

 

Quando Grace-Gosling si sveglia nell’astronave, ribattezzata appunto “Hail Mary”, e si accorge di essere l’unico rimasto in vita e non capisce perché stia lì, partono in realtà due film.

 

ryan gosling l’ultima missione project hail

Uno è la ricostruzione in flashback di come la capo progetto, la tedesca Sandra Huller, un’attrice meravigliosa che riempie lo schermo di umanità anche se non apre bocca, lo ha scelto e coinvolto in un progetto per capire come si possa salvare il pianeta.

 

L’altro, al presente, è la scoperta di un’astronave aliena, e di un pilota alieno, appunto il curioso Rocky, sorta di granchio – roccia con molte zampe, che ha però la stessa missione di Grace. Salvare il suo di pianeta avvicinandosi al sole Tau Ceti.

 

ryan gosling l'ultima missione project hail mary 4

Il miracolo del film, girato negli studi inglesi di Shepperton, è che niente è miniaturizzato e niente nell’astronave è in digitale. Tutto è ricostruito a grandezza naturale nelle scenografie di Charlie Wood. A cominciare dalla navicella spaziale. E Rocky l’alieno, costruito da Neal Scanlan, grande come lo vediamo nel film, è un burattino disegnato e doppiato da un puparo newyorkese di professione, James Ortiz.

 

Per dare maggior calore alle immagini in Imax, gli esterni dello spazio, sono state stampate su pellicola. Fra trent’anni il mondo, con lo spegnimento del sole, perderà tutta la sua energia e non possiamo nemmeno contare su governi in grado di razionare in maniera civile l’energia rimasta.

 

ryan gosling l’ultima missione project hail 2

Lo stiamo vedendo proprio adesso con la guerra di Trump e Netanyahu all’Iran. Quanto ci fideremmo di Trump se fossimo costretti a razionare gas e petrolio? Per questo, per questa scarsa sfiducia nel potere, Sandra Huller ha spedito il biologo Grace-Gosling nello spazio in cerca di risposte e soluzioni. E la soluzione, come nelle canzoni, sta sempre nell’amore. Anche nello spazio. In sala.

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