giuseppe conte elly schlein matteo ricci giorgia meloni francesco acquaroli

DAGOREPORT - COME E' RIUSCITO CONTE, DALL’ALTO DEL MISERO 5% DEI 5STELLE NELLE MARCHE, A TENERE IN OSTAGGIO IL PD-ELLY? - L'EX ''AVVOCATO DEL POPOLO'' È RIUSCITO A OTTENERE DALLA "GRUPPETTARA CON L'ESKIMO" LE CANDIDATURE DI ROBERTO FICO IN CAMPANIA E PASQUALE TRIDICO IN CALABRIA, E SENZA SPENDERSI GRANCHE' PER MATTEO RICCI. ANZI, RIEMPIENDO I MEDIA DI DISTINGUO E SUPERCAZZOLE SULL’ALLEANZA (“NON SIAMO UN CESPUGLIO DEL PD”) – IL PIU' MADORNALE ERRORE DEL RIFORMISTA RICCI E' STATO DI FAR SALIRE SUL PALCO L'"ATTIVISTA" DEL NAZARENO, AGITANDOSI PER GAZA ANZICHE' PER UNA REGIONE DOVE LA GLOBALIZZAZIONE HA IMPOVERITO LE INDUSTRIE (SCAVOLINI, TOD'S, ETC.), LA DISOCCUPAZIONE E' ARRIVATA E I MARCHIGIANI SI SONO SENTITI ABBANDONATI - VISTO IL RISCHIO-RICCI, E' ARRIVATA LA MOSSA DA CAVALLO DELLA DUCETTA: ''ZONA ECONOMICA SPECIALE'' E UNA PIOGGIA DI 70 MILIONI DI AIUTI...

DAGOREPORT

GIUSEPPE CONTE E ELLY SCHLEIN

Ma che ha fatto a Elly Schlein quel piacione doroteo con la pochette da avvocato di provincia, ignoto ai più finché non fu inventato premier del governo gialloverde dall'acume malconcio di Luigi Maio, registrato l'8 agosto 1964 all'anagrafe di Volturara Appula, ridente paesino pugliese, con il nome di Conte Giuseppe?

 

La segretaria con tre passaporti e una fidanzata sembra vittima davvero di un sortilegio di stampo masochista: d'accordo che anche un solo voto è necessario per strappare Palazzo Chigi all'Armata Branca-Meloni, quindi occorre l'unità dei partiti schierati all'opposizione, ma assistere al graduale e inesorabile ribaltamento dei ruoli, col Pd-Elly sottomesso al M5S di Conte, in barba del fatto che sia accreditato del doppio dei voti del movimento fondato da Grillo, ha fatto rizzare i capelli agli analisti della politica de' noantri.

 

matteo ricci elly schlein

 

Come scrive acutamente Massimo Franco sul “Corriere della Sera”, “il paradosso è che i Cinque Stelle aspirano a imporre al Pd propri candidati agli antipodi del riformismo come condizione per appoggiarlo: sebbene i loro consensi stiano crollando un po’ dovunque. È come se fosse stato stipulato silenziosamente un patto che prevede un Sud a mezzadria tra Pd e M5S nelle cariche di vertice”.

 

Ciò che più fa infuriare le varie anime riformiste e moderate del Pd è appunto la politica subalterna dell'ex assessore regionale dell'Emilia-Romagna, issata al Nazareno dal solito Franceschini, ai diktat di Conte, trasformatosi in novello Ghino di Tacco di craxiana memoria: oggi se ne fotte delle Marche, l'importante è di essere riuscito a sfilare a quella sprovveduta "gruppettara ritardata" un Fico in Campania e un Tridico in Calabria. 

 

PRIMA PROIEZIONE - REGIONE MARCHE

Dopo la sconfitta marchigiana, dove i Cinque Stelle hanno raccolto uno striminzito 5%, due punti in meno rispetto al 7% delle precedenti regionali, davanti al quale la "pochette dal volto umnano" non ha fatto un plissé né una autocritica, l'impertubabile e ambiziosissima Ducetta del Nazareno continua a predicare giustamente l’alleanza “testardamente unitaria” con ciò che resta dei grillini.

 

Ma già nei prossimi giorni di ottobre dovrà vedersela con la fronda sempre più bellicosa dell'ala riformista dem, capitanata da' Guerini, Quartapelle, Gori, Onorato, Picierno, etc., decisa a rispedirla a Bologna perché priva abbondantemente di quell'attitudine chiamata leadership necessaria per provare a vincere le elezioni politiche del 2027 con quel fenomeno di comunicazione che è Giorgia Meloni.

FRANCESCO ACQUAROLI E MATTEO RICCI

 

Ma Conte, il quale non ha mai abbandonato il sogno di un ritorno a Palazzo Chigi, se ne fotte, anzi è ben contento di togliersi dai piedi una candidata premier come Elly. Intanto, ha ottenuto tutto ciò che voleva: la candidatura di Roberto Fico in Campania e di Pasquale Tridico in Calabria. In cambio, però, non ha dovuto fare granché per sostenere Matteo Ricci, se non acconsentire, con i suoi distinguo e supercazzole, all’alleanza del “campo largo”.

 

conte travaglio

 

Difatti, alla festa del “Fatto quotidiano”, a inizio settembre, ha voluto avvelenare i pozzi: “Con il Pd non siamo alleati, stiamo costruendo un progetto politico per mandare a casa Meloni. Dichiararsi pregiudizialmente alleati rischia di indebolire, siamo una forza diversa, abbiamo una storia diversa dalla Quercia coi cespugli intorno”.

 

 

FASCISTI SU MARCHE - MEME BY EMILIANO CARLI

 

Ma anche se Conte si fosse speso concretamente per l’ex sindaco di Pesaro, e non l'ha fatto (anzi, ha tenuto tutti in ghiacciaia per una settimana prima di dare il suo via libera a Ricci dopo l'avviso di garanzia), non avrebbe cambiato granché: Peppiniello Appulo non ha mai posseduto la leadership capace di influenzare la "base" dei Cinquestelle, al massimo puo' tenere in riga la dirigenza a lui fedele.

 

Insomma, per tele-guidare gli elettori M5s, è più efficace un editoriale di Marco Travaglio del comizietto zeppo di supercazzole di Conte.

 

A quanto registrano molti analisti, il 2% perso dal M5S rispetto alle Regionali 2020 non è rimasto nel centrosinistra ma è confluito nell’astensione o nelle liste a sostegno del meloniano Acquaroli.

 

giuseppe conte elly schlein genova, manifestazione per le dimissioni di giovanni toti

Secondo il sondaggista Antonio Noto, “il 13% di chi nel 2020 sosteneva il candidato M5S ha votato per Acquaroli”. Delle serie: senza una briglia, i voti del M5s prima o poi vanno a destra, come prima hanno fatto felice Renzi e dopo Salvini. Il voto in Italia è mobile oppure se ne frega delle urne e resta a casa.

 

Aggiunge l’Istituto Cattaneo: “ Ricci […] ha […] sofferto per la significativa flessione nel tasso di partecipazione al voto degli elettori 5 Stelle e AVS. […] non meno di 2 punti percentuali siano venuti a mancare a Ricci per effetto di questo secondo fattore”.

FRANCESCO ACQUAROLI CON ARIANNA MELONI DOPO LA VITTORIA

 

E aggiunge un dato “storico”: “Le elezioni del 2020, spesso interpretate come un ‘momento di svolta’, in quanto portarono alla prima alternanza nel governo regionale, riflettevano in realtà la svolta che c’era già stata alle europee del 2019 con il riallineamento verso il centrodestra di una grossa quota di elettori precedentemente ‘transitati’, negli anni 2013- 2018, per il voto ai Cinque Stelle (una quota superiore a quella che il CD aveva ceduto in precedenza ai 5S)”.

 

Numeri che confermano come il potere di Conte di condizionare l’agenda del "campo largo" sia molto sovrastimato, rispetto ai numeri effettivi.

elly schlein igor taruffi 4

 

Urge un bravo dottore per Gianni Cuperlo, l'intellettuale del Pd spedito dalla Schlein a giusticare la sconfitta (“Come in altri momenti, a cominciare dall’ulivo, solo un moto condiviso dal basso, solamente scuotendo la pianta e facendo cadere i frutti più o meno maturi”). Nei palazzi romani e tra i riformisti dem hanno sghignazzato: “Anche il Pd ha il suo Giuli”. 

 

MATTEO RICCI SVENTOLA LA BANDIERA DELLA PALESTINA AL COMIZIO ELETTORALE DI ANCONA

Dopo tale spernacchiamento, che fa Elly? Manda a parlare il fedelissimo Igor Taruffi, detto Taruffenko, che rilascia un’intervista al “Corriere della Sera” in cui, tra vittimismo e minimizzazione della sconfitta (“Le Marche sono una regione piccola”), rispolvera il vecchio  armamentario post-comunista, tra “narrazione” e “dibattito politicista e autoriferito”.

 

Di fronte a tali supercazzole, è chiaro che un operaio vota per Giorgia Meloni: perché dovrebbe farsi governare da una leader di cui non comprende il linguaggio, circondata da funzionari para-sovietici che parlano in maniera criptica, tipo "due verticale, otto caselle" della gloriosa 'Settimana Enigmistica?'.

 

giorgio gori lorenzo guerini filippo sensi marianna madia pina picierno lia quartapelle

L’opposizione interna alla segretaria affila le armi: il 24 ottobre, a Milano, si riunirà la nuova corrente riformista di Lorenzo Guerini, Pina Picierno, Giorgio Gori, Lia Quartapelle. Basterà a mettere un po’ di pepe sotto le terga della Schlein?

 

Quante altre sconfitte elettorali (al momento sono 10 su 13) dovrà rimediare Elly prima di essere detronizzata dal Nazareno?

 

Come scrive ancora Massimo Franco, “il risultato delle Marche ha rassicurato a tal punto la destra che la maggioranza continua a beccarsi sulle candidature in Veneto e, per il futuro, in Lombardia''.

 

ANCONA, FLUSSI DI VOTO TRA EUROPEE 2024 E REGIONALI 2025 - ISTITUTO CATTANEO

giorgia meloni e la vittoria nelle regionali delle marche - vignetta by vukic

E aggiunge: "È come se avesse avuto la conferma che, qualunque cosa faccia, alla fine gli avversari saranno troppo deboli per rappresentare un’alternativa. E l’ipoteca dei Cinque Stelle sull’opposizione accentua questa sicurezza al limite della sicumera”.

 

Eppure Matteo Ricci una chance sembra avercela avuta: candidato abbastanza conosciuto (da anni frequenta i talk show televisivi), riformista e “moderato”, a un certo punto, nei sondaggi dei mesi scorsi aveva superato l’uscente Acquaroli. E allora cos’è successo?

 

È successo che Giorgia Meloni, vista la malaparata, si è messa a fare politica sul serio: è scesa dal volo di Stato e si è messa pancia a terra al lavoro per non perdere la Regione. Mentre Igor Taruffi oggi si sbatte come un Moulinex per ridimensiona le Marche (“sono una regione importante dove vive un milione e duecentomila abitanti, ma solo quando avranno votato i restanti 16 milioni […] si potrà fare una valutazione''.

 

 

ANCONA - GIORGIA MELONI AL COMIZIO DI CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI ACQUAROLI

Mentre l'Evita Peron con l'eskimo cedeva ai voleri di Conte, la Ducetta ha saputo trasformare Ancona nella capitale d’Italia per due settimane, rischiando di far diventare le Marche la regione più ricca d'Italia.

 

Intanto Giorgia Meloni ha aggiunto le Marche alla Zona economica speciale (Zes), di fatto equiparandole a una regione povera del Sud Italia, fattore che permetterà di attrarre investimenti e destinare nuove risorse. Poi ha stanziato un tesoretto di 70 milioni di euro di investimenti nella Regione, che negli ultimi 15 anni è stata abbandonata dalla sinistra, che l’ha sempre governata.

ANCONA - COMIZIO DI CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI ACQUAROLI

 

 

Come scrive Stefano Cingolani sul “Foglio”, “le Marche sono state per decenni la culla del piccolo è bello. Una regione di poveri mezzadri ha vissuto una industrializzazione diffusa che l’ha arricchita e resa protagonista di quello che molti hanno chiamato terzo capitalismo. […]

 

Il calo industriale è proseguito interessando sia le imprese più piccole sia le maggiori, soprattutto quelle esportatrici.

 

Le aziende hanno una buona liquidità perché tengono fieno in cascina vista l’incertezza generale, mentre il credito si è ridotto e i prestiti si sono deteriorati.

ANCONA - COMIZIO DI CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI ACQUAROLI

 

La produzione è scesa in media del 2,6 per cento, oltre la metà delle imprese registra meno  vendite, la riduzione è molto più consistente nelle calzature, ma è pesante anche nel tessile-abbigliamento, tutti i settori più importanti. Acquaroli non ha mal amministrato, perché aggiungere incertezza all’incertezza?”

 

Quando Meloni ha visto i nuvoloni addensarsi sopra il capoccione di Acquaroli, è intervenuta, e ha aperto i cordoni della borsa.

 

Nel frattempo Matteo Ricci, non certo un sinistrato qualunque, ma un esponente moderato di prima piano, nel cuore di Goffredo Bettini, prometteva come primo atto della sua amministrazione...il riconoscimento dello Stato della Palestina. Chissà cosa avranno pensato le casalinghe di Grottazzolina e gli operai di Arquata del Tronto...

 

elezioni regionali marche - analisi dei flussi elettorali - istituto cattaneo

L’ex sindaco di Pesaro ha commesso un altro errore: ha fatto salire sul palco del comizio di Pesaro, il 17 settembre, Elly Schlein, una che aveva sempre da bravo riformista criticato.

 

Uno sbaglio tattico che non avevano commesso, prima di lui, Damiano Tommasi a Verona e Silvia Salis a Genova: altri due “moderati” che, a differenza di Ricci, hanno vinto, tenendo alla larga i capi di partito.

 

NELLA SCONFITTA DEL CENTROSINISTRA NELLE MARCHE C'ENTRA ANCHE LA TRANSIZIONE ECONOMICA INCOMPIUTA

Stefano Cingolani per “il Foglio”

tommaso cerno giorgia meloni francesco acquaroli

 

[...] Nelle Marche [...] la disfatta del centrosinistra ha un bel po’ di genitori. Quando si perde due volte restando fuori dal governo per un decennio non basta guardare agli errori tattici, agli incidenti come quelli giudiziari che hanno colpito Matteo Ricci  [...] o a un campo largo che si restringe non rispettando le promesse (per lo più sulla carta).

 

 

C’è qualcosa di più profondo che rimanda agli elettori, ai ceti di sostegno, alla componente strutturale del consenso.

GIORGIA MELONI FRANCESCO ACQUAROLI

 

Le Marche sono state per decenni la culla del piccolo è bello. Una regione di poveri mezzadri ha vissuto una industrializzazione diffusa che l’ha arricchita e resa protagonista di quello che molti hanno chiamato terzo capitalismo.

 

I marchigiani abituati a emigrare [...] hanno raggiunto un nuovo benessere frutto del loro tenace lavoro. Quel modello trovava anche una sua cultura nella “scuola di Ancona” con Giorgio Fuà e l’Istituto Olivetti in economia, con Sergio Anselmi che diffondeva la microstoria e la lezione degli Annales, o con Paolo Volponi scrittore e dirigente industriale e personaggi come Anteo Crocioni il contadino filosofo protagonista del romanzo “La macchina mondiale”, per il quale gli uomini sono macchine fabbricate da altri uomini che debbono perfezionarsi senza sosta.

 

PESARO, FLUSSI DI VOTO TRA EUROPEE 2024 E REGIONALI 2025 - ISTITUTO CATTANEO

Quel sistema produttivo e le sue proiezioni “sovrastrutturali” sono in crisi profonda. I “cespugli” diventati distretti hanno dato il massimo, la loro trasformazione si presenta incerta e probabilmente dolorosa. Non fanno eccezione nemmeno le poche grandi imprese e gli industriali che hanno giocato un ruolo nazionale e non solo.

 

La famiglia Merloni ha sempre incrociato industria e politica. [...]  La crisi del 2008-2010 è stata una vera mazzata, venduta la Indesit alla Whirlpool, il gruppo si ridimensiona ancor più dopo la morte di Vittorio nel 2016.

diego della valle

 

Oggi ha comunque un fatturato da due miliardi, ma si è rannicchiato nella sua Fabriano le cui storiche Cartiere Miliani sono ormai del fondo americano Bain Capital.

 

Un altro fondo americano, Catterton, sta portando i fratelli Della Valle nell’orbita di Bernard Arnault e del colosso del lusso Lvmh che potrebbe comprarsi anche Armani.

 

Che cosa c’entra tutto questo con la sconfitta della sinistra marchigiana? Nulla direttamente (nonostante lo storico impegno politico dei Merloni e la oggettiva simpatia di Diego Della Valle più per il centrosinistra che per la destra) tuttavia è la spia di un disincanto che attraversa l’economia e la politica, l’industria più grande e quella più piccola.

 

ARISTIDE MERLONI

Accompagnare la transizione o il cambio di modello non è stato il centro della campagna elettorale, anche se ne ha parlato di più Francesco Acquaroli mentre il governo stanziava 60 milioni di euro per “importanti opere” nelle Marche.

 

L’ultimo studio della Banca d’Italia sulla economia della regione scrive che “nel 2024, l’attività economica è rimasta debole. Gli sviluppi recenti dell’economia marchigiana si collocano in un quadro di medio termine caratterizzato da perduranti difficoltà rispetto al paese nel suo complesso”.

 

Il calo industriale è proseguito interessando sia le imprese più piccole sia le maggiori, soprattutto quelle esportatrici. Le aziende hanno una buona liquidità perché tengono fieno in cascina vista l’incertezza generale, mentre il credito si è ridotto e i prestiti si sono deteriorati.

FRANCESCO ACQUAROLI E MATTEO RICCI

 

La produzione è scesa in media del 2,6 per cento, oltre la metà delle imprese registra meno  vendite, la riduzione è molto più consistente nelle calzature, ma è pesante anche nel tessile-abbigliamento, tutti i settori più importanti. Acquaroli non ha mal amministrato, perché aggiungere incertezza all’incertezza? Anche lui però nel suo secondo mandato dovrà gestire una transizione strutturale alla quale nessuno sembra pronto.

ANCONA - GIORGIA MELONI AL COMIZIO DI CHIUSURA DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DI ACQUAROLI

matteo ricci francesco acquaroliPRIMA PROIEZIONE - REGIONE MARCHE

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