matteo salvini antonio tajani giorgia meloni

COME SCALPITA SALVINI! – DA FRATELLI D’ITALIA E DA FORZA ITALIA È CALATO IL GELO SULL’ULTIMA SPARATA DEL LEADER LEGHISTA, CHE HA IPOTIZZATO DI TORNARE ALLA GUIDA DEL VIMINALE NEL 2027: “OCCUPARMI DI ORDINE PUBBLICO, LOTTA ALLA MAFIA, ALLA DROGA E AI TRAFFICANTI DI ESSERI UMANI, È QUALCOSA CHE HO FATTO CON DISCRETI RISULTATI E POTREI TORNARE ASSOLUTAMENTE A FARE” – MELONI NON INTENDE LASCIARE A SALVINI UN MINISTERO DI GRANDE VISIBILITÀ, NÉ AFFIDARGLI I DOSSIER SU SICUREZZA E MIGRANTI…

Estratto dell’articolo di Cesare Zapperi per il “Corriere della Sera”

 

matteo salvini giorgia meloni foto lapresse

«Se gli italiani ci risceglieranno nel 2027, sicuramente occuparmi di ordine pubblico, lotta alla mafia, alla droga e ai trafficanti di esseri umani, è qualcosa che ho fatto con discreti risultati da ministro dell’Interno e potrei tornare assolutamente a fare». A Matteo Salvini il Viminale è rimasto nel cuore. Lo ha guidato per poco più di un anno, dall’1 giugno 2018 al 5 settembre 2019 (l’estate del Papeete e dei «pieni poteri») […]

 

[…]  all’indomani dell’assoluzione in via definitiva dall’infamante accusa di sequestro di persona decretata dalla Corte di Cassazione. Intervistato da Rtl 102.5, il vicepremier leghista dopo aver ripercorso la vicenda Open Arms («cinque anni, decine di udienze, decine di testimoni, qualche milione di euro del contribuente speso per arrivare a decidere in tre tribunali diversi a Catania, a Palermo e a Roma...»), a domanda è tornato sul ministero dell’Interno.

 

MATTEO PIANTEDOSI MATTEO SALVINI

Come aveva già fatto in altre due circostanze. La prima un anno fa, anche in quel caso dopo una sentenza di assoluzione, quella del Tribunale di Palermo in primo grado. «Il ministro dell’Interno l’ho fatto e penso discretamente - aveva commentato a caldo - Adesso l’assoluzione toglie tutte le scuse della sinistra che diceva che non potevo farlo perché sotto processo».

 

Ipotesi che però era caduta nel vuoto dentro il centrodestra dove tutti, leghisti a parte, si erano affrettati a precisare che al Viminale un ministro c’è (Matteo Piantedosi) e sta facendo bene il suo lavoro.

 

arianna polgatti matteo salvini al papeete 1

Ma l’ambizione salviniana era riemersa, come gli amori cantati da Venditti che «fanno dei giri immensi e poi ritornano», nell’aprile scorso al termine del congresso leghista di Firenze quando il leader leghista aveva ammesso che il ministero dell’Interno, a chi lo ha guidato, «rimane dentro». Anche allora, tuttavia, era partito un fuoco di sbarramento da parte di esponenti di Fratelli d’Italia e Forza Italia.

 

Giorgia Meloni non ha mai affrontato il tema pubblicamente, ma nei fatti ha lasciato cadere il discorso senza aprire spiragli al suo vice.

 

matteo salvini - processo open arms

Ora Salvini rilancia, allungando l’orizzonte al 2027. È una volata lunga, che il leader leghista può impostare ormai libero da gravami giudiziari.

 

Tornare al Viminale ha il sapore di una rivincita nei confronti delle opposizioni di sinistra che, a suo dire, hanno cavalcato il processo per fargli pagare i risultati ottenuti contro gli sbarchi e l’immigrazione clandestina. Ma sarebbe una rivalsa anche rispetto agli alleati che al momento della nascita del governo Meloni preferirono puntare su Piantedosi, già capo di gabinetto proprio di Salvini e quindi non facilmente bocciabile.

 

A differenza dei due casi precedenti, stavolta dalla coalizione di centrodestra nessuno ha ritenuto di intervenire per commentare in qualche modo l’auspicio espresso via radio dall’attuale ministro dei Trasporti. Un silenzio eloquente in un dibattito politico che non risparmia dichiarazioni su tutto.

MATTEO PIANTEDOSI MATTEO SALVINI

 

[…]  non è escluso che il basso profilo sia una precisa scelta per chi, senza esternarlo pubblicamente, non è entusiasta di lasciare a Salvini un ministero di grande visibilità (non è un caso che il leader leghista raggiunse l’apice dei consensi per sé e per il suo partito proprio dopo quell’esperienza). L’indifferenza, a volte, è meglio dell’ostilità dichiarata.

SALVINI AL PAPEETE

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