matteo salvini vladimir putin giuseppe conte

CONTE E SALVINI, I CAMPIONI DEI “DISTINGUO” – SULLA POLITICA INTERNAZIONALE È SEMPRE IN VOGA L’ASSE GIALLOVERDE: SOSTEGNO A PUTIN E OCCHIO STRIZZATO AI REGIMI (VENEZUELA, IRAN) CON LA SCUSA DELLA “NON BELLIGERANZA” – DE BORTOLI: “CONTE DOVREBBE RISPONDERE A UNA SEMPLICE DOMANDA. CHE COSA È PIÙ IMPORTANTE OGGI DAVANTI AL MARTIRIO DELLA POPOLAZIONE IRANIANA? CHE GLI IRANIANI POSSANO LIBERARSI DALLE CATENE DI UNA DITTATURA FEROCE O CHE NON VI SIANO DUBBI SULLA PUREZZA DELL’ANTIMPERIALISMO A INTENSITÀ ASSAI VARIABILE DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE?”

1 - ASTENSIONI, CONTRORDINI E FLASH MOB LEGA-M5S, LA STRATEGIA DEI «DISTINGUO»

Estratto dell’articolo di Marco Cremonesi e Simone Canettieri per il “Corriere della Sera”

 

CONTE E SALVINI FILO PUTIN - VIGNETTA BY ROLLI - IL GIORNALONE - LA STAMPA

Guastano di qua, si differenziano di là. Strategie simili con un discrimine: al governo è un conto, all’opposizione è un altro. E però la politica estera racconta ancora una volta le «diverse sensibilità» di Lega e M5S nei rispettivi schieramenti.

 

Se per Matteo Salvini alla fine vale, a collo più o meno torto e con qualche soldato perso per strada, il patto con Giorgia Meloni; per Giuseppe Conte «il non ci sto» ormai è prassi.

 

Ginnastica quotidiana: Ucraina, Iran, Venezuela, Gaza. «Posizioni indecenti» per il riformista pd Lorenzo Guerini. «Elly la pensa come noi sulla politica estera, ma non può dirlo perché ha i riformisti dentro», dice Stefano Patuanelli, capogruppo M5S in Senato.

 

DI BATTISTA CONTE 1

Chiaro che con queste posizioni, a volte inconciliabili come accaduto ieri su Ucraina e Iran, pensare a un programma di governo Pd-M5S appare pia illusione. I maliziosi che frequentano il Palazzo dicono che Giuseppe Conte è influenzato nella politica estera «da fattori esterni».

 

Il professor Alessandro Orsini o l’ex ambasciatrice Elena Basile, entrambi firme del Fatto Quotidiano. C’è anche chi aggiunge che le mosse del M5S siano osservate con molta attenzione anche da Alessandro Di Battista, ex grillino della prima ora, molto attivo tra editoria, tv, teatri e piazze (sua l’associazione «Schierarsi»).

 

salvini putin conte

Poi c’è Ottolina tv, «media indipendente» attivo su Twitch e YouTube che su riarmo, Ucraina e rapporti con gli Usa spesso rilancia le posizioni di Conte, ma anche quelle di «Dibba», Orsini e Basile. «Non è così — dice Patuanelli — La nostra linea sull’Iran è stata frutto di una riunione di un’ora e mezza con i parlamentari». «Il M5S cerca spazi politici e molto, in politica estera, è dettato da un calcolo elettorale», ragiona Guerini.

 

Sull’Iran il M5S è stato l’unico ad astenersi in Commissione esteri del Senato perché il testo non conteneva una condanna «agli attacchi unilaterali Usa». Poi ieri il Movimento ha presentato una propria risoluzione alla Camera che riprendeva quella del Senato aggiungendo un sesto punto, la condanna alle azioni militari unilaterali.

 

GIUSEPPE CONTE DONALD TRUMP

Alla fine Avs l’ha votata, il Pd si è diviso. E il M5S? Si è di nuovo astenuto su quella votata dal resto dei partiti, fotocopia di quella del giorno prima. «Serve un chiarimento: se no come si fa a costruire un programma elettorale comune?», si chiede Guerini. «A tempo debito», rispondono dal M5S. […]

 

2 - LE SCELTE DA CAPO PARTITO CHE CONTE NON FAREBBE SE FOSSE ANCORA PREMIER

Estratto dell’articolo di Ferruccio De Bortoli per il “Corriere della Sera”

 

[…] Se Conte fosse ancora a Palazzo Chigi — a volte abbiamo la sensazione che ci sia stata una persona diversa, forse un sosia — siamo convinti che non avrebbe preso la stessa posizione.

 

matteo salvini giuseppe conte

Non avrebbe fatto mancare una condanna, per quanto formale, della repressione degli ayatollah. Non si sarebbe distanziato dalle parole preoccupate di Sergio Mattarella, E, soprattutto, avrebbe avuto una maggiore cautela nel denunciare, come fa da quando è all’opposizione, il «vassallaggio» dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti.

 

Con il Trump 1 era evidente e comprensibile la sua preoccupazione di accreditarsi verso l’allora meno dirompente presidente degli Stati Uniti (che lo chiamò simpaticamente Giuseppi).

 

sergio mattarella giorgia meloni

Un presidente del Consiglio sente su di sé il peso di ogni scelta, che riguarda l’immagine e la dignità dell’intero Paese, ne valuta le conseguenze, qualche volta è persino costretto a ricredersi. Un leader dell’opposizione è ovviamente più libero, ma ha anche un problema di coerenza con la propria storia personale, al di là di quella assai tormentata del partito che guida. E forse dovrebbe rispondere a una semplice domanda.

 

Che cosa è più importante oggi davanti al martirio della popolazione iraniana? Che gli iraniani possano liberarsi dalle catene di una dittatura feroce o che non vi siano dubbi sulla purezza dell’antimperialismo a intensità assai variabile del Movimento Cinque Stelle?

giuseppe conte matteo salvini

GIUSEPPE CONTE IN VERSIONE AYATOLLAH

 

ali khamenei con l ayatollah giuseppe conte - meme

 

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