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OGGI LE RAGAZZINE SI VENDONO PER UNA BORSA O UNA SERATA IN DISCOTECA – LE TRE 16ENNI FINITE IN UN GIRO DI PROSTITUZIONE A BARI OTTENEVANO DAI 100 AI 150 EURO A “PRESTAZIONE”, LA METÀ DI QUANTO PAGAVANO I CLIENTI. IL RESTO FINIVA IN TASCA ALLE SEI PERSONE ARRESTATE PER SFRUTTAMENTO DELLA PROSTITUZIONE – LE “BABY SQUILLO” SPENDEVANO TUTTI I LORO GUADAGNI  IN ABITI, ALCOL E DROGHE – IL PROCURATORE DI BARI, CIRO ANGELILLIS: “SI TRATTA DI RAGAZZE ATTRATTATE DA FACILI GUADAGNI, CHE NON HANNO GLI ANTICORPI PER DIFENDERSI

FACEVANO PROSTITUIRE MINORENNI, SOLDI E REGALI PER ADESCARLE

BABY SQUILLO

(ANSA) - Regali, complimenti e soldi, dai 100 ai 150 euro (cifre ridimensionate rispetto alle promesse). Tanto venivano pagate le tre ragazzine di 16 anni che erano finite in un giro di prostituzione a Bari, in alcuni comuni della provincia e del nord Barese. È uno dei dettagli contenuti nell'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Ronzino, ed eseguita dalla polizia che ha portato in carcere quattro donne e due uomini.

 

Due presunti clienti sono agli arresti domiciliari, per un altro invece è stato disposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza come per la 45enne barese che gestiva una struttura ricettiva in cui abitualmente "vi era l'esercizio dell'attività di prostituzione" che lei avrebbe "tollerato", riferiscono gli investigatori.

 

BABY SQUILLO

In cella sono finiti Marilena Lopez di 35 anni, la 21enne Antonella Albanese, Federica De Vito di 25 anni, Elisabetta Manzari di 24 anni, Ruggero Doronzo originario di Trani di 29 anni e Nicola Basile di 25 anni. Sono accusati a vario titolo, di aver indotto, favorito, sfruttato, gestito e organizzato la prostituzione delle ragazzine.

 

Gli incontri avvenivano in hotel e B&b di lusso dislocati nelle province di Bari e Barletta-Andria-Trani con clienti di età compresa tra i 30 e i 50 anni, alcuni dei quali consapevoli della minore età delle ragazze. Le indagini, coordinate dai magistrati della Procura di Bari Matteo Soave e Ciro Angelillis, si sono avvalse delle consulenze di psicologhe, di pedinamenti, appostamenti e di una serie di testimonianze, comprese quelle delle minori che hanno ammesso di essersi prostituite "per denaro".

POLIZIA - BARI

 

Le quattro donne indagate si occupavano di trovare clienti e di accompagnare le 16enni in B&B e alberghi. Erano poi, sempre loro a incassare il denaro dai clienti, consegnando alle ragazzine la metà dei guadagni che venivano spesi per serate in discoteca, consumazioni in bar e ristoranti, droga e alcolici e non in abiti e accessori di moda per evitare sospetti da parte dei genitori.

 

FACEVANO PROSTITUIRE MINORENNI, 'ALLETTATE DA GUADAGNI FACILI'

squillo

(ANSA) - "La chiave di lettura di questa vicenda è sempre quella della prospettiva di facili guadagni per ragazze che spesso non hanno gli anticorpi per impedire di essere veicolati da amicizie sbagliate all'interno di meccanismi perversi gestiti da persone senza scrupoli". Lo ha detto Ciro Angelillis, procuratore aggiunto di Bari, in riferimento alla operazione della squadra mobile che ha fatto luce su una rete di prostituzione minorile e ha portato all'esecuzione di dieci misure cautelari.

 

Le tre 16enni coinvolte nel giro di prostituzione sarebbero state "impiegate come segretarie", ha aggiunto il magistrato segnalando che "in questi casi è chiaro che la questione penale si intreccia a quella sociale. Non si può non rilevare come i social network spesso costituiscano una vetrina di questo mercato del sesso" e che sono "sempre più complicati da controllare da parte di famiglie ed educatori in generale". Sui social sarebbero state contattate le ragazzine che pubblicavano loro scatti.

 

POLIZIA - BARI

"Il giro d'affari lo possiamo solo intuire, parliamo di prestazioni con tariffe di 100-150 euro" a cui si aggiungono "le percentuali - ha continuato il procuratore aggiunto - che andavano a chi ospitava questo tipo di incontri. Non parliamo di cifre esorbitanti e questo purtroppo è un'aggravante".

 

La prostituzione minorile è "un fenomeno trasversale che riguarda anche contesti sociali non particolarmente degradati ma che riguarda la capacità delle famiglie di controllare certi meccanismi che purtroppo oggi sono affidati in modo incontrollato ai social network", ha concluso. 

 

 

 

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