giuseppe gulotta

“22 ANNI IN CARCERE PER UN DELITTO MAI COMPIUTO. CONFESSAI DOPO ORE DI TORTURA. ORA PENSO A QUEI RAGAZZI...” – LA VITA SPEZZATA A METÀ DI GIUSEPPE GULOTTA, ACCUSATO DI AVER UCCISO DUE CARABINIERI A ALCAMO NEL 1976: “IN CASERMA MI LEGARONO MANI E PIEDI A UNA SEDIA, INIZIARONO A BASTONARMI: AVEVO 18 ANNI, ERO TERRORIZZATO. VOLEVO SOLO CHE FINISSE PRESTO. È COSÌ CHE MI SONO AUTOACCUSATO…”

Walter Veltroni per il "Corriere della Sera"

 

giuseppe gulotta 77

Voleva essere reclutato nella Guardia di Finanza, Giuseppe Gulotta, ragazzo di Alcamo. Aveva diciotto anni, compiuti il 7 agosto 1975. Era andato a Roma, aveva riempito un mucchio di scartoffie e firmato un sacco di documenti. Gli avevano detto che era andato bene e che un giorno sarebbe stato assunto e forse la sua prima destinazione sarebbe stata l'Isola d'Elba. Fin da ragazzo aveva lavorato, da barbiere o da manovale.

 

Ma lo Stato che voleva servire lo ha sbattuto in galera per 22 anni, innocente. Parlo con lui, sopravvissuto all'ingiustizia. «Quando, la sera del 12 febbraio del 1976, sono venuti a prendermi, i carabinieri mi hanno detto che avevano bisogno di me per informazioni. Mi è sembrato normale: ho pensato che, giustamente, la Guardia di Finanza voleva sapere tutto di me, prima di farmi indossare la divisa grigioverde. Ma quando sono uscito fuori, erano le dieci di sera, c'erano troppe macchine ad attendermi.

 

giuseppe gulotta 56

 A fine gennaio erano stati uccisi due ragazzi dell'Arma, nella caserma di Alcamo Marina. Trucidati. Si chiamavano Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo, uno aveva 35 anni, l'altro solo 18. La mia stessa età. Un assassinio che sconvolse la mia città, la Sicilia e l'Italia intera. Mi portano in caserma e lì mi tengono in una stanza un paio d'ore. Io chiedevo perché mi trattenessero, ma loro mi intimavano di stare zitto e che prima o poi mi avrebbero detto le ragioni. All'improvviso, verso la mezzanotte, si apre la porta ed entra un bel numero di carabinieri. Mi afferrano con forza, mi mettono su una sedia. Mi legano mani e piedi alla sedia e iniziano a bastonarmi e a tirarmi pugni e schiaffi. "Dai confessa, sappiamo tutto".

 

Sembrava uno di quei film in cui c'è il poliziotto buono e quello cattivo: uno cerca di convincerti con le parole, l'altro con le mazzate. È stata una notte tremenda, uscivano e rientravano, quando ritornavano mi dicevano che gli altri avevano confessato, ma non mi dicevano chi erano questi "altri". Io non capivo di cosa parlassero, mi sembrava tutto assurdo, un incubo inspiegabile. Io ripetevo solo che non sapevo nulla, non mi rendevo conto di quello che improvvisamente mi stava succedendo, del gorgo in cui ero precipitato.

giuseppe gulotta 77

 

 

A un certo punto mi dissero che ero accusato dell'assassinio dei due carabinieri di Alcamo Marina. Io continuavo a gridare, in quella notte infame, che non sapevo nulla, non c'entravo nulla. Ero un ragazzo di diciotto anni e volevo solo tornare a casa mia. Ma la parola "nulla" era una miccia che li accendeva, appena la pronunciavo partivano i pugni. Così tutta la notte. C'era un uomo in divisa, sembrava un ufficiale. Io non sapevo chi fosse, non conoscevo la natura dei gradi. La mattina sono svenuto, il mio fisico non ce l'ha fatta più; me la sono anche fatta addosso. Quando sono rinvenuto gli ho detto che avrei confessato quello che volevano, tutto quello che volevano, purché la facessero finita. È così che mi sono autoaccusato.

 

Mi hanno dato pugni, schiaffi, tirate di capelli, calci nelle gambe... Mi hanno puntato la pistola sulla faccia, facendomi sentire il rumore, mi hanno afferrato e strizzato i testicoli. Mi urlavano di farmela pure addosso, dopo una notte intera, che tanto non mi avrebbero mai fatto andare in bagno. Avevo diciotto anni, ero terrorizzato. Volevo solo che finisse, che finisse presto. Mi dicevano che se non confessavo non sarei mai più uscito. Avevo dolore e paura. Qualsiasi ragazzo della mia età, che non aveva mai avuto nulla a che fare con quelle cose, avrebbe confessato di tutto... E così ho fatto io, Giuseppe Gulotta.

giuseppe gulotta 31

 

Con questo nome e cognome mi hanno fatto firmare un verbale in cui mi autoaccusavo di aver ucciso due ragazzi. Funzionava in questo modo: loro ricostruivano come volevano gli eventi di quella notte del 27 gennaio, e io dovevo rispondere ad ogni frase da loro pronunciata. Loro dicevano: "È andata così, vero?". E io dovevo rispondere solo "sì". Così fu redatto il verbale. Al momento della firma non volevo più sottoscrivere quella follia.

 

Fui strattonato e uno mi sibilò: "È meglio che firmi, altrimenti ricominciamo come e peggio di prima". Il mio nome lo aveva fatto un ragazzo che conoscevo, al quale i carabinieri avevano inflitto la stessa pena». Questo ragazzo si chiama Giuseppe Vesco, è un giovane fragile, con idee e comportamenti confusi. Gli manca un braccio, perduto nel maneggiare da bambino una bomba della guerra. Fin dalle prime ore successive alla strage di Alcamo, esattamente come sarà per la morte di Giuseppe Impastato, viene fatta circolare la «pista rossa».

 

Giuseppe Gulotta

Vesco non ha alcun precedente politico, ma improvvisamente si dichiara membro di sconosciute formazioni armate siciliane. La verità sulla notte dell'arresto la racconterà alla Commissione Antimafia Nicola Biondo, un giornalista che ha seguito da sempre questa vicenda. A Vesco hanno fatto bere, legato, acqua e sale, un metodo di tortura ben conosciuto. E poi: «Viene recuperato in questa caserma un telefono da campo, vengono scoperchiati i fili, Vesco viene denudato quasi completamente e vengono attaccati gli elettrodi ai suoi testicoli. Per chi non lo avesse mai visto, neanche nei film, un telefono da campo è una scatoletta con i fili e la rotella.

giuseppe gulotta

 

Ogni giro di rotella è una scarica. Vesco fa così il nome del capobanda, dell'uomo adulto, che magari poteva avere qualche «pregiudizio di polizia» - si diceva un tempo - o qualche parentela. È Giovanni Mandalà, fa il bottaio, viene da una famiglia molto umile e vive a Partinico, a pochissimi chilometri da Alcamo, in provincia di Palermo... Dunque il cerchio si stringe. Vesco ha fatto, in quelle condizioni, il nome di Gulotta e di due suoi amici. Tutti insieme, per capirsi, avevano festeggiato il diciottesimo compleanno di Gulotta, solo qualche mese prima. Vesco, per essere credibile, ha aggiunto, o gli hanno fatto aggiungere, l'indicazione di un adulto, Mandalà. Una persona che Gulotta neanche conosceva. Il caso è chiuso. Tutti hanno confessato. Seguirà una interminabile sequenza di processi, appelli, sentenze della Cassazione.

strage alcamo

 

«Una sera uno dei miei figli ha trovato sul sito di un programma Rai il messaggio di un tal Seddik74 che diceva di sapere e di voler dire la verità sugli interrogatori per la strage di Alcamo Marina. Seddik era uno dei carabinieri che aveva partecipato alle indagini. Decise di raccontare la verità. Venimmo interrogati dalla Procura di Trapani. Riscontrarono che raccontavamo le stesse cose. Anche se i luoghi delle violenze erano stati prudentemente trasformati, nuovi arredamenti e nuove tinte alle pareti. Il processo di revisione inizia finalmente nel 2010, dura due anni. Grazie alle testimonianze e alle intercettazioni dei sospettati si arriva alla verità. Nel 2012 viene decretata l'assoluzione per tutti. "Per non aver commesso il fatto".

 

La sentenza è arrivata, è assurdo, esattamente lo stesso giorno del mio arresto. Ma trentasei anni dopo. Ventidue dei quali trascorsi in carcere. Anni che ho regalato allo Stato. Ho perduto il mio tempo migliore. Avevo diciotto anni, ero un ragazzo. Quando sono stato assolto ne avevo cinquantacinque. Una vita spezzata a metà».

 

Giuseppe Gulotta

Chiedo a Gulotta quale rapporto abbia ora con l'Arma. «Ho grande rispetto e grande considerazione. Se non ci fossero i carabinieri sarebbe il Far West. Io ce l'ho solo con quelli che hanno sporcato la divisa e non onorato la memoria di quei ragazzi morti che non hanno avuto giustizia. Le loro famiglie fanno bene a dire: "Per quarant' anni lo Stato mi ha indicato dei colpevoli, ora non ci sono più. Ma chi ha ucciso i nostri figli e fratelli?"». Già, la domanda resta quella che gli investigatori dovevano porsi quella sera. Invece di perquisire, come fecero, la casa di Giuseppe Impastato o di fare del male a dei ragazzini innocenti. Si è parlato di tutto, per questo caso.

 

walter veltroni foto di bacco

Anche di Gladio, sostenendo, da parte di un ispettore di polizia, che i due carabinieri avrebbero fermato un camion sospetto, sul quale c'erano armi appartenenti alla struttura clandestina già operante in zona da tempo. Possiamo però concludere questo allucinante racconto con le parole di un autorevole magistrato siciliano: «La strage di Alcamo Marina, assieme ai mandanti degli omicidi politici Reina, Mattarella e La Torre e ad altri importanti fatti di sangue, sono buchi neri su cui nessuno ha saputo fare luce. Neanche i collaboratori di giustizia che la Procura di Palermo ha messo insieme nel corso degli anni, hanno saputo dire nulla di utile, ad esempio, proprio sulla strage della casermetta. Questo porta a pensare che Cosa nostra non abbia avuto nulla a che vedere con quell'eccidio».

Giuseppe Gulotta CARMINE APUZZO E SALVATORE FALCETTA - IL CASO DI GIUSEPPE GULOTTAGiuseppe Gulotta Giuseppe Gulotta

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