cinecitta inaugurazione

PELLICOLE NERE - 80 ANNI FA NASCEVA CINECITTA’: L’ANTI-HOLLYWOOD IN SALSA MUSSOLINIANA - COSTRUITA IN SOLI 15 MESI CON TECNOLOGIE E STRUTTURE MOLTO AVANZATE PER L’EPOCA - SOTTO GLI ALLEATI GLI STUDIOS FINIRONO PER ACCOGLIERE GLI SFOLLATI, POI ARRIVO' L'EPOCA D’ORO DELLA DOLCE VITA. OGGI? ''GRANDE FRATELLO VIP'' - VIDEO

 

Mirella Serri per La Stampa

 

benito mussolinibenito mussolini

Borsalino beige, guanti di morbido capretto, papillon à pois, il venditore di giornali Gianni, povero in canna ma di bella presenza, si fa passare per un ricco blasonato. Gianni, ovvero Vittorio De Sica nel film Il signor Max , seduce così quella biondina su cui, negli Anni Trenta-Quaranta, sono concentrati gli appetiti di gran parte dei maschi italiani: Assia Noris, attrice di origini russe che si diceva parlasse cinque lingue. Sicuramente con il tedesco se la cavava: quando Hitler, in viaggio in Italia, cospargendola di spruzzi di saliva - è lei stessa che lo racconta - le propose di recitare per la cinematografia nazista, lei gli rispose che non gradiva. E che voleva restare a Cinecittà.

 

benito mussolinibenito mussolini

Parole preveggenti: per un attore le prospettive di carriera e di successo non erano nel grande Reich ma nella Mecca del cinema appena nata, il 28 aprile 1937, a Roma: De Sica, per esempio, mentre si dedicava a Il signor Max (di Mario Camerini, con aiuto regista Mario Soldati) negli stabilimenti di Cinecittà nuovi di zecca, era stato ingaggiato in altri due set. Non era un' eccezione, ma la norma: Cinecittà, che ora festeggia i suoi primi 80 anni, fu per gli italiani in camicia nera veramente la fabbrica dei sogni. Non solo per i film che tenne a battesimo, ma anche e soprattutto perché agli occhi dei connazionali di Mussolini rappresentò l' immagine rassicurante di un possibile futuro di ricchezza e di benessere, il simbolo dell' amore per la tecnica e per la modernità che il fascismo aveva ereditato dal futurismo.

Benito MussoliniBenito Mussolini

 

Tempio della produttività e luogo di culto, dunque, gli stabilimenti cinematografici romani, i più grandi al mondo dopo quelli americani, furono peraltro avanzatissimi. E videro la luce a velocità supersonica. Su progetto dell' architetto razionalista Gino Peressutti, Cinecittà spuntò come un fiore nel deserto in soli 15 mesi, nel quartiere detto «er Quadraro». Nacquero in breve tempo 14 teatri di posa, tre piscine per le riprese acquatiche, 40 mila metri quadrati di strade e piazze, 35 mila di aiuole e giardini. A distanza di un anno dalla proclamazione dell' Impero, nel 1936, la città del cinema fu la nuova ambizione del dittatore e incarnò la creazione dell' Impero anche in campo culturale.

 

Benito MussoliniBenito Mussolini

Il Duce tagliò il nastro di Cinecittà a passo di carica il 28 aprile '37, accompagnato da nugoli di ragazzini festanti in divisa da balilla, desiderosi di apprendere la nuova arte. Sulla via Tuscolana erano stati trasferiti il Centro sperimentale di cinematografia e la sede dell' Istituto Luce (acronimo di L' Unione Cinematografica Educativa) che aveva come scopo la propaganda politica e sfornava pellicole per celebrare il culto del Divo-Mascellone - così Carlo Emilio Gadda aveva ribattezzato Mussolini. Per la cerimonia di posa della prima pietra fu allestito un apparato scenografico raffigurante il dittatore dietro a una macchina da presa sormontata da una scritta: «La cinematografia è l' arma più forte». La sfida era dunque contro Hollywood e l' odiata plutocrazia giudaico-massonica d' oltreoceano che invadeva il mercato europeo con i suoi film.

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A sviluppare l' antagonismo con gli States fu Luigi Freddi, dall' aria bonaria ma cuore e anima della celluloide in camicia nera, interventista, futurista, volontario nella Prima guerra mondiale, legionario dannunziano. Aveva soggiornato in California e, appena gli stabilimenti cinematografici della Cines a San Giovanni andarono a fuoco, decise di «provvedere e prevenire i tempi nuovi». L' iniziativa ebbe carattere privato ma il ministero delle Finanze la sostenne con 4 milioni.

 

doris duranti   doris duranti

Non erano previsti mezzi di trasporto per raggiungere il nuovo complesso e pure i registi e gli attori vi si recavano a piedi o in bicicletta. E si buttarono a corpo morto nella grande impresa: «Allora non c' era orario, come oggi. Si andava avanti fino alle tre o alle quattro del mattino», ricordò Fosco Giachetti, uno dei divi più popolari dell' epoca che, impegnato in vari ruoli in contemporanea, staccava e riattaccava la barba finta tre o quattro volte in uno stesso giorno. In questa corsa all' iperproduttività, il più frenetico fu Carlo Ludovico Bragaglia alle prese con cinque opere da sfornare in un anno.

 

il duce a cinecitta 2il duce a cinecitta 2

A Cinecittà si producevano film di cappa e spada, polpettoni storici e di sostegno alla guerra, ma il cosiddetto cinema dei telefoni bianchi (questi apparecchi costosi che raffiguravano il benessere degli italiani, in realtà inesistente), con i maschi galanti e virili e le donnine timide e amorose, fu uno dei parti più riusciti degli operosi stabilimenti. Dove lavoravano fior di maestri come Visconti, Rossellini, Blasetti, Soldati, Castellani. Le dive arruolate sul set del Quadraro, oltre alla Noris, furono la celebre Luisa Ferida, fucilata dai partigiani con Osvaldo Valenti in quanto collaborazionista dei nazifascisti, la bella Alida Valli, la sofisticata Clara Calamai che assieme a Doris Duranti, amante del gerarca Pavolini, esibì uno dei primi seni nudi.

il duce a cinecitta il duce a cinecitta

 

Negli studios circolava pure il diciassettenne e squattrinato Alberto Sordi. Racimolò una particina da soldato romano nel film Scipione l' africano , kolossal all' italiana, destinato a celebrare le glorie mussoliniane ma di fatto così poco grintoso che disgustò lo stesso Duce. Nel 1940 a Cinecittà si produssero 48 pellicole, 59 nel 1942 e 25 nel 1943 quando furono licenziati quasi tutti i dipendenti. Dopo l' armistizio dell' 8 settembre e la caduta del regime, i capannoni requisiti dai nazisti ospiteranno le vittime dei rastrellamenti. Gli Alleati li adibiranno come location per gli sfollati, mutandoli in luoghi di prostituzione e violenze: «La tratta delle ragazze a Roma possiede uno dei suoi focolai a Cinecittà», chiosavano i giornali.

 

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Nel 1947 Cinecittà si rimise in moto e uno dei primi film fu Cuore che, diretto da Duilio Coletti e da De Sica, non a caso inneggiava alla pace e ai buoni sentimenti. Gli stabilimenti - dove sono state girate più di 3.000 pellicole (90 hanno ricevuto una candidatura all' Oscar e 47 hanno vinto la celebre statuetta) - non erano più la fabbrica delle armi cinematografiche e nemmeno quella dei sogni ma si avviavano a diventare la Hollywood sul Tevere con il Principe delle volpi con Orson Welles, Ben Hur con Charlton Heston, Cleopatra con Liz Taylor, per arrivare nel 2002 alle Gangs of New York di Martin Scorsese.

 

La città del cinema nel dopoguerra fu anche la culla di tanti capolavori italiani, da Bellissima di Luchino Visconti a La dolce vita di Federico Fellini. Che avvoltolato nella sua sciarpona rossa sentenziava: «Quando mi chiedono dove vorrei vivere, a Londra, New York... io penso sempre che vorrei vivere a Cinecittà». Senza sapere però che poi vi avrebbero realizzato pure il Grande Fratello.

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