"ABDERRAHIM MANSOURI ERA DISARMATO. AVEVA IN UNA MANO IL TELEFONO, E NELL’ALTRA UNA PIETRA" - I PRIMI A CONTRADDIRE LA TESTIMONIANZE DI CARMELO CINTURRINO, POLIZIOTTO CHE A ROGOREDO HA AMMAZZATO UN PUSHER, SONO STATI I TOSSICI CHE POPOLANO IL BOSCHETTO - UNO DI LORO, MENTRE SI STAVA SCALDANDO IL CUCCHIAINO PER PREPARARSI LA DOSE NASCOSTO TRA LE STERPAGLIE, HA ASSISTITO ALL'ESECUZIONE: "MANSOURI È STATO COLPITO MENTRE STAVA PER SCAPPARE ED E' CADUTO A FACCIA IN GIÙ" - UN AMICO DI MANSOURI LO HA CHIAMATO: "STANNO ARRIVANDO GLI SBIRRI, SPARISCI". POI LA CONVERSAZIONE TERMINA CON IL RUMORE DELLO SPARO...
Estratto dell’articolo di P. Lio per il "Corriere della Sera"
In quel momento si stava scaldando il cucchiaino per prepararsi la dose. Un tossico nascosto tra le sterpaglie. Uno delle centinaia di clienti che ogni giorno s’inabissano nella più grande piazza di spaccio del nord Italia. E poi un pusher.
Uno delle decine di «dipendenti» di quel supermercato della droga, una macchina da soldi. Sono loro, il «popolo» di Rogoredo, a confermare agli inquirenti che quella prima ricostruzione dell’omicidio di «Zack» era tutta una messinscena. Perché il primo, l’afghano U.M., senza volerlo assiste dal vivo all’esecuzione di Abderrahim Mansouri. Mentre il secondo, il marocchino R.M., quella morte l’ha vissuta al telefono. [...]
«Ho visto tutto», racconterà U.M. due giorni dopo l’omicidio. Ripercorre l’intervento dei poliziotti. L’arresto di un pusher bengalese. E l’arrivo di «Zack». Giura: «Non era armato. Aveva in una mano il telefono, e nell’altra una pietra». Lui era là. A neanche venti metri.
Non ha sentito nessuno qualificarsi. Né intimare l’alt. «Era al cellulare». Poi, quando Mansouri ha visto i poliziotti, «li ha minacciati» facendo il gesto di scagliare il sasso che stringeva nell’altra mano.
Quando poi ha visto l’agente sfoderare l’arma, «Zack» avrebbe tentato di fuggire verso la boscaglia più fitta. «È stato colpito mentre stava per scappare». E per confermarlo cita dettagli che nessuno che non fosse presente poteva sapere. Come quel corpo che centrato dal proiettile frana a terra, faccia nel fango. Come confermato dai successivi accertamenti. E non all’insù, come sostenuto invece all’inizio dal rapporto degli agenti.
carmelo cinturrino ripreso nel 2024 durante un sequestro
«La prima svolta — ha spiegato il pm Giovanni Tarzia — è arrivata dal testimone oculare. La sua versione ha fornito informazioni che non potevano che essere nel patrimonio conoscitivo di chi era presente». Anche per quel dettaglio, all’apparenza insignificante, del cellulare nelle mani di Mansouri. Che anche le analisi dei tabulati confermeranno. «Zack» era in quel momento in linea con l’amico-collega. È R.M. a contattarlo quel giorno via Whatsapp alla vista dell’arrivo della polizia.
la pistola soft air trovata accanto al corpo di abderrahim mansouri
«Sono arrivati gli sbirri, sparisci», in estrema sintesi la comunicazione. Che s’interromperà dopo il suono della detonazione dalla pistola d’ordinanza di Carmelo Cinturrino. Sempre quella chiamata aiuterà gli investigatori a piazzare sulla timeline della giornata il momento dello sparo. I tabulati registrano infatti la risposta di «Zack» alle 17.32. La conversazione tra i due dura pochi istanti.
Ma quel punto fermo aiuterà a calcolare, ad esempio, il ritardo nella chiamata dei soccorsi da parte degli agenti. Ventitrè minuti di «buco», con un uomo a terra, agonizzante. [...]
ABDERRAHIM MANSOURI
CARMELO CINTURRINO
abderrahim mansouri ucciso dalla polizia a rogoredo 5
abderrahim mansouri ucciso dalla polizia a rogoredo 3
abderrahim mansouri ucciso dalla polizia a rogoredo 6
abderrahim mansouri ucciso dalla polizia a rogoredo 1
carmelo cinturrino

