ferdinando aiuti rosaria iardino

“AIUTI ERA UN GUERRIERO. NON CREDIAMO AL SUICIDIO”- PARLA LA STORICA SEGRETARIA DELL'IMMUNOLOGO MORTO IERI AL GEMELLI:"LO CONOSCO DAL ’90. UNO COME LUI CHE TENEVA COSÌ TANTO ALLA VITA NON SI SAREBBE MAI ARRESO DAVANTI A UNA MALATTIA, POTREI METTERCI LA MANO SUL FUOCO"

Raffaella Troili per il Messaggero

 

FERNANDO AIUTI

Un leone a Roma. Fernando Aiuti, genio e sregolatezza, cane sciolto, caratteriale e paterno, di quelli che li odi o li ami, è stato un protagonista indiscusso anche della scena romana. Le sue battaglie - vaccinazioni, consigli, profilassi - hanno fatto da faro in molte stagioni della città. I suoi pazienti oggi lo piangono: «È scomparso un pezzo della nostra vita». I suoi stretti collaboratori, a cominciare dalla fidata segretaria Tania Petracca, 31 anni al suo fianco, non credono al gesto estremo, piuttosto a un malore.

 

«Uno come lui che teneva così tanto alla vita non si sarebbe mai arreso davanti a una malattia, anche perché lui infondeva coraggio ai suoi pazienti». Battagliero, coraggioso, umano, avevano lavorato fino al 20 dicembre. Il 3 alla riapertura dello studio l' aveva chiamata dall' ospedale. Anche il giorno prima, si erano sentiti alle 18,30. No, no, non è possibile. Rosellina Rosso, immunologa, per anni stretta collaboratrice di Aiuti, non vuol sentire parlare dell' ipotesi suicidio.

 

«Non ci credo, potrei metterci la mano sul fuoco, lo conosco dal 90. È stato sempre un guerriero, non avrebbe mai abbandonato il campo di battaglia. Era attivo, pieno di vita, si è chiusa una parte della nostra vita: ha lasciato il segno in tutte le persone che hanno lavorato con lui, aveva il concetto di squadra, che è atipico per un professore universitario. Non pensava solo a lui e alla sua carriera. Al telefono mi aveva detto solo sono stato male, era orgoglioso, eludeva. A Natale gli ho mandato un messaggio, non mi aveva risposto, ho avuto il presentimento che non stesse bene. Ma il professor Aiuti non avrebbe mai mollato la spugna».

 

ROSARIA IARDINO E FERNANDO AIUTI

Nuotava, andava a vela all' Argentario «una persona con età indefinita, con la voglia di vivere e studiare. Aveva lo stesso piglio di 30 anni. E ha fatto la storia in questo paese».

 

LA MALATTIA Il nemico numero uno dell' Aids, colui che ha dato la possibilità a tante persone di convivere con il virus, è precipitato ieri mattina nella tromba delle scale del vicino reparto di Medicina generale del Policlinico Gemelli dove era ricoverato. Ancora da chiarire la dinamica. Il Professore da tempo soffriva di una grave cardiopatia ischemica.

 

«Per 30 anni ha dedicato la sua vita alla scienza e ai malati, tutti noi gli saremo sempre grati sia come uomo di scienza che per la grande umanità con la quale ha affrontato il mostro dell' Aids», così Vincenzo Panella, direttore generale dell' Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I di Roma, ricorda l' immunologo, «professore ordinario di Medicina interna e docente della Scuola di Specializzazione in Allergologia ed Immunologia Clinica» al policlinico romano. In prima linea fino alla fine: «L' ho visto pochi giorni fa, abbiamo parlato di questioni legate all' Aids, era combattivo come sempre.

FERNANDO AIUTI

 

Lo conoscevo da 40 anni, uno degli assoluti pionieri della lotta all' Hiv, uno dei primi a lottare perché si riconducesse il problema a una malattia e non a una peste», aggiunge Massimo Galli, presidente della Società di Malattie Infettive e Tropicali. Un uomo, ricorda, dalla «forte generosità e anche dalla forte spinta polemica, che lo hanno portato a prendere posizioni decise e coraggiose.

 

«VISIONARIO, MAESTRO» «Un visionario che è stato maestro di un' intera generazione, ha trasformato l' Aids in un evento mediatico, fino a diventarne l' immagine - così Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell' Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani - L' ho conosciuto durante la specializzazione in malattie infettive molti anni fa, abbiamo avuto discussioni animate, ma è stato un' amico, mai servo di nessuno fino all' ultimo.

 

La lotta alle malattie infettive è stata la sua vita, come anche l' impegno per l' accesso alle cure. Un' intera generazione si sente figlia sua. Ci mancherà moltissimo».

«Mi rattrista molto la notizia della morte di un grande uomo e scienziato. Perdiamo un pioniere nella lotta all' Aids», dichiara il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, porgendo a nome suo e della giunta le condoglienze alla famiglia e ai suoi stretti collaboratori.

aiuti

 

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