BEVI E GODI CON CRISTIANA LAURO – “QUANDO SI PARLA DI VINO OLTRE I NOSTRI CONFINI, IL PENSIERO CORRE DRITTO IN FRANCIA. MA IL VINO EUROPEO DEL 2026 PARLA NUOVE LINGUE E SPESSO COSTA MENO” – “SE PER I BIANCHI IL CENTRO E L’EST EUROPA STANNO VIVENDO UNA STAGIONE DI INTERESSE DIFFUSO, SUL FRONTE DEI ROSSI VALE LA PENA OSSERVARE LA SPAGNA E IL PORTOGALLO, SENZA DIMENTICARE INCURSIONI SORPRENDENTI PERFINO IN ROMANIA” – “C’È POI LA SORPRESA CHE FINO A POCHI ANNI FA AVREBBE FATTO SORRIDERE PIÙ DI UN SOMMELIER: L’INGHILTERRA, OGGI CAPACE DI PRODURRE SPARKLING WINE SEMPRE PIÙ CONVINCENTI…"
Estratto dell’articolo di Cristiana Lauro per www.ilsole24ore.com
Quando si parla di vino oltre i nostri confini, il pensiero del bevitore mediamente evoluto corre dritto in Francia. Un riflesso pavloviano comprensibile, certo, ma anche limitante: […] Nel frattempo il resto del continente ha smesso da tempo di fare il comprimario e ha iniziato a riscrivere la sceneggiatura, spesso con prezzi meno ansiogeni e con identità territoriali tutt’altro che secondarie.
Oggi - complice il cambiamento climatico che ridisegna le mappe della viticoltura - conviene alzare lo sguardo oltre l’Esagono. In Paesi come Austria, Grecia, Ungheria e Germania si stanno consolidando esperienze enologiche capaci di dimostrare che l’eleganza non è un monopolio francese. […]
Se per i bianchi il Centro e l’Est Europa stanno vivendo una stagione di interesse diffuso, sul fronte dei rossi vale la pena osservare con attenzione la Spagna - che non produce soltanto Cava - e il Portogallo, senza dimenticare incursioni sorprendenti perfino in Romania. La Svizzera? Interessante, certo. Ma resta il luogo dove continuano a essere più puntuali gli orologi che proporzionati i prezzi delle bottiglie.
Quanto alla Germania, oltre alla già citata e purtroppo costosa Mosella, meritano attenzione i Riesling del Baden e del Palatinato: freschi, affilati, eleganti. Il Collio sloveno […] produce da almeno vent’anni bianchi di notevole precisione e, grazie a escursioni termiche marcate, valorizza vitigni come Rebula, Malvasia e altri aromatici di confine, annoverati tra i suoi alfieri migliori.
Dell’Ungheria ricordiamo spesso il mitico Tokaji, vino da meditazione più indicato a fine pasto che come aperitivo. Esistono però anche vinificazioni secche di Furmint che danno vita a bianchi di grande carattere, un po’ come è accaduto in Sicilia quando uve storicamente destinate al Marsala - Grillo e Catarratto - hanno iniziato a brillare in purezza.
In Grecia si vive benissimo anche senza scivolare nella Retsina. Oltre all’Assyrtiko, bianco complesso e sapido, reso celebre dalle vigne di Santorini, stanno crescendo molto anche i rossi. Due nomi su tutti: l’Agiorgitiko del Peloponneso, morbido e mediterraneo e lo Xinomavro del Nord che, quando è in forma e vinificato con mano felice, può ricordare per struttura e austerità certi grandi rossi piemontesi.
La Spagna vanta una grande tradizione, ma oltre alle rinomate Rioja e Ribera del Duero non vanno trascurati i bianchi della Galizia - Albariño in testa, con le sue classiche sfumature salmastre - né i rossi del Priorat, territorio selvaggio dove Garnacha e Cariñena danno vita a vini potenti ma tutt’altro che rozzi.
Stessa cosa per il Portogallo che produce ottimi vini rossi a prezzi ancora umani, soprattutto nelle zone del Douro e dell’Alentejo. Per i bianchi meglio orientarsi sul Vinho Verde (denominazione a nord della penisola). Insomma il Portogallo non è più fermo a Lancers e Mateus, dagli anni Ottanta ha archiviato le musicassette e cambiato playlist.
Non si può infine ignorare quella che per anni è stata la Cenerentola della viticoltura europea: la Romania. Vanta una tradizione millenaria e oggi molti imprenditori del settore, anche italiani, stanno investendo seriamente nei suoi terreni vitivinicoli. I rossi hanno raggiunto livelli più che convincenti e la Muntenia resta una delle zone più promettenti. Da provare almeno Negru de Dragasani e Feteasca Neagra, vitigni autoctoni che meritano ben altra notorietà.
C’è poi la sorpresa che fino a pochi anni fa avrebbe fatto sorridere più di un sommelier: l’Inghilterra, oggi capace di produrre sparkling wine sempre più convincenti. […] Insomma, mentre molti continuano a bere con la cartina del 1987 in mano, il vino europeo del 2026 parla nuove lingue, cambia latitudine e - dettaglio tutt’altro che marginale - spesso costa meno.




