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COSE DI COSA NOSTRA – BLITZ CONTRO LA MAFIA A PALERMO: IN MANETTE 11 PERSONE, TUTTE COMPONENTI DEL CLAN DI TORRETTA, PICCOLO COMUNE DA SEMPRE ROCCAFORTE DEI COSIDDETTI “SCAPPATI”, LEGATI ANCHE ALLA MAFIA NEWYORKESE - DAL BORGO PASSAVANO I PIZZINI PER MATTEO MESSINA DENARO: A RACCOGLIERLI ERA LORENZO DI MAGGIO DETTO “LORENZINO”, CHE ERA STATO SCARCERATO NELL'AGOSTO DEL 2017

Da www.ansa.it

 

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I Carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 11 persone accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, detenzione di stupefacenti, favoreggiamento personale e tentata estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. Sarebbero tutti componenti della famiglia mafiosa di Torretta, comune in provincia di Palermo, da sempre con solidi legami con la mafia newyorkese.

 

Le indagini coordinate dalla Dda hanno portato nove persone in carcere, una agli arresti domiciliari e una all'obbligo di dimora nel comune di residenza.

 

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Al centro dell'indagine ci sono il mandamento di Passo di Rigano e la famiglia mafiosa di Torretta, un piccolo borgo con poco più di 4.000 abitanti nell'hinterland palermitano, da sempre roccaforte mafiosa alleata dei cosiddetti 'scappati', boss della fazione sconfitta dai corleonesi di Totò Riina al termine della seconda guerra di mafia e costretti all'esilio negli Usa.

 

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Ruolo di rilievo nel clan avrebbe Raffaele Di Maggio, figlio dello storico esponente mafioso Giuseppe Di Maggio detto 'Piddu', morto nel gennaio 2019. Fedelissimi del boss erano Ignazio Antonino Mannino, anche lui con funzione direttiva e organizzativa, Calogero Badalamenti cui era stata affidato il controllo sul territorio di Bellolampo,

messina denaro

 

I pizzini per Matteo Messina Denaro passavano da Torretta. Il ruolo di raccoglitore dei messaggi lo avrebbe svolto, secondo gli investigatori Lorenzo Di Maggio, detto "Lorenzino", tornato in libertà nel 2017. E' il pentito Antonino Pipitone che lo accusa di essere stato il postino dei messaggi per il capomafia di Castelvetrano.

 

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"Gran parte dei pizzini sia della provincia che dei mandamenti di Palermo che dovevano arrivare al superlatitante arrivavano sempre a lui", ha sostenuto il collaboratore di giustizia. "I biglietti gli venivano consegnati dove lavorava o a casa della madre". Pipitone ha svelato che i pizzini venivano poi consegnati da Di Maggio a Calogero Caruso, "il quale a sua volta li consegnava a Campobello di Mazara, utilizzando l'auto del Comune di Torretta dove Caruso all'epoca lavorava".

LORENZO DI MAGGIO

 

Lorenzo Di Maggio, detto 'Lorenzino' scarcerato nell'agosto del 2017 e sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Carini, Calogero Caruso, detto Merendino, ritenuto una figura di vertice della 'famiglia', il nipote Filippo Gambino e Calogero Christian Zito, che faceva la spola tra la Sicilia e gli Usa. Le attività indagine hanno interessato anche due fratelli imprenditori edili di Torretta.

 

Le indagini hanno documentato il legame con esponenti di spicco di "cosa nostra" statunitense capace di condizionare, attraverso propri emissari, gli assetti criminali della cosca. La mafia di Torretta si sarebbe inserita nel tessuto economico legale, tra edilizia, agricoltura e allevamento di bestiame attraverso il diretto intervento nelle dinamiche di compravendita degli animali e dei terreni. Il clan avrebbe controllato inoltre le commesse pubbliche e private non solo a Torretta ma anche nei comuni limitrofi di Capaci, Isola delle Femmine e Carini, oltre che in alcuni quartieri di Palermo che fanno capo al "mandamento" di Passo di Rigano.

 

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Alla fine del mese di settembre del 2018 un emissario di Cosa nostra americana è stato accolto dai vertici della famiglia mafiosa di Torretta. La permanenza dell'uomo in zona fu coperta, tra gli altri, da due fratelli imprenditori che, dividendosi i ruoli, lo avrebbero preso in aeroporto e ne avrebbero garantito il soggiorno in una lussuosa villa con piscina di Mondello, regalandogli la cocaina in segno di benvenuto.

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