BULLISMO ASSASSINO: BOLLATO COME “FROCIO” (A SCUOLA E DAL PADRE) 16ENNE TENTA IL SUICIDIO

Grazia Longo per "La Stampa"

Non sono bastati, non potevano bastare, la comprensione e l'amore della madre per vivere serenamente la propria omosessualità. Il padre, separato, non si è limitato agli insulti e alle botte: per convincerlo a «guarire» lo ha obbligato, invano, a momenti di intimità con la sua attuale fidanzata.

Molti compagni di scuola lo hanno deriso e bollato come «frocio» per i suoi modi gentili ed effeminati. Quanta umiliazione, quanto dolore. Tanto, troppo: al punto da convincerlo a quell'interminabile e silenzioso volo dal terzo piano della scuola. È salvo Simone (nome di fantasia, ndr), nato in Romania 16 anni fa e in Italia da quando aveva appena 1 anno, studente al secondo anno dell'Istituto nautico Colonna, vicino a Porta Portese.

La piccola automobile elettrica, parcheggiata nel cortile, sulla quale è caduto ha attutito la potenza del lancio: se l'è cavata con le caviglie e i talloni rotti. Guarirà in fretta, dicono i medici. E c'è da augurarsi che succeda anche per le ferite e le fragilità della sua anima.
Tanto più che non è la prima volta che Simone tenta di togliersi la vita. L'aveva già fatto ingoiando dei sonniferi, ma la mamma lo aveva salvato.

Ieri però, sfinito e svuotato dalla mancata accettazione e dall'emarginazione, ha di nuovo cercato la morte. Durante l'intervallo, poco dopo le 11, mentre gli altri alunni erano in cortile lui è rimasto su. Insieme all'amica del cuore. «Solo tu e mia madre mi capite, ma io non posso più andare avanti così. Voglio morire». Lei ha pensato si trattasse di un momento di sconforto, di uno sfogo, come già era capitato altre volte.

E invece no, stavolta Simone ha fatto sul serio: ha scavalcato il balcone e s'è buttato. «Si è pentito, si sente fortunato ad essere sopravvissuto - spiega Aldo Morrone, direttore generale dell'ospedale San Camillo, dove è ricoverato- Fa progetti per il futuro, anche se ovviamente si lamenta per il dolore».

E chissà, allora forse vanno letti in positivo quei segnali di allarme, quelle richieste di auto che il ragazzo aveva lanciato. Aveva affidato le sue ultime parole, i suoi ultimi pensieri alla madre, tramite Facebook: «Basta, non ce la faccio più. Mi prendono in giro anche sulla metropolitana».

Aveva provato a difendersi dalle offese e dalle ingiurie dei compagni. Ma l'unica che l'aveva sempre sostenuto e difeso a spada tratta è la compagna di scuola che si è trovata ad assistere al volo.

Il preside dell'Istituto, Antonio Misantone, osserva: «Il ragazzo non ha mai mostrato segnali di disagio. Siamo scioccati da quanto accaduto. Abbiamo già parlato con i compagni e da domani (oggi per chi legge, ndr) affiancheremo loro anche la nostra psicologa. Viene da una situazione familiare delicata: due genitori, immigrati dalla Romania, che sono separati, e lui che è vissuto un po' con il padre un po' con la madre».

Al paziente lavoro della polizia del commissariato Colombo, guidato dalla dottoressa Cedrone, il compito di raccogliere racconti e testimonianze.

Il padre al momento vive all'estero, ma la procura vaglierà anche la sua posizione. E mentre ancora non si spegne la polemica per il quindicenne che, sempre a Roma, nel novembre scorso si impiccò dopo che i compagni del liceo Cavour avevano aperto una pagina Facebook dove lo chiamavano «pantaloni rosa» (la procura aprì un fascicolo senza ipotesi di reato né indagati) intervengono le associazioni gay.

«Un altro drammatico episodio di solitudine, di emarginazione - sottolinea Aurelio Mancuso, presidente Equality Italia - che suscita rabbia perché la politica continua a rimandare misure adatte a contrastare l'omofobia». Anche il presidente di Gaynet, Franco Grillini invoca «una legge che introduca il reato d'odio omofobico, oltre a iniziative culturali nelle scuole».

 

 

 

OMOFOBIA FORZA NUOVA BASTA FROCI La finestra al terzo piano dellIstituto Tecnico Nautico Colonna dalla quale uno studente di anni si e gettato finendo su unautomobile parcheggiata MANIFESTO ANTI OMOFOBIA

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