bustarella primario

BUSTARELLE IN CORSIA! STELLA: DUEMILA EURO PER SALTARE LA LISTA D’ATTESA, PRIMARIO RIPRESO DALLE TELECAMERE DI “PETROLIO”: “È CONCUSSIONE!", SBOTTA IL PRESIDENTE DELL' ANAC CANTONE - SI SCATENA IL PUTIFERIO SULLA SANITA’ VENETA, L'ESPOSTO-DENUNCIA DEL GOVERNATORE ZAIA: "LE MELE MARCE VANNO PUNITE" – VIDEO

 

Gian Antonio Stella per il Corriere della Sera

 

scandalo bustarelle

Il «professor Beeeeep», per ora anonimo e coperto da un fischio, fa miracoli: una bustarella e rimuove le liste d' attesa come fossero nei. Direte: «Si sa che troppo spesso va così!

» Un conto son le voci, però, un altro è vedere in un video un primario di ostetricia chiedere direttamente soldi alla paziente. E non nel solito Mezzogiorno carico di stereotipi: in una delle aree d' eccellenza della «virtuosa» Pianura Padana.

 

Punto di partenza, come dicevamo, le liste d' attesa. Le quali, come spiega l' ultimo Rapporto PIT Salute di Cittadinanzattiva - Tribunale per i diritti del malato, sono ancora così interminabili da gridare vendetta... Soprattutto in certe aree. Citiamo l' Ansa: «Le attese più lunghe si registrano per la mammografia: 122 giorni nel 2017 (+60 rispetto al 2014), passando dagli 89 del Nord-Ovest ai 142 del Sud ed isole; segue la colonscopia con 93 giorni in media (+6), con punte di 109 gg al Centro e un minimo di 50 gg al Nord-Est. Anche dall' ultimo monitoraggio del ministero della Salute (2014), Calabria, Campania, Lazio e Molise risultano inadempienti nell' indicatore relativo alle liste d' attesa».

Anche per le prestazioni oncologiche, insiste il rapporto, «ci sono forti differenze.

 

Per i tempi di attesa per le prestazioni diagnostiche e specialistiche in caso di sospetto diagnostico, i dati del Monitoraggio «mostrano che al Nord l' 80% delle persone in condizione di urgenza accede entro le 72 ore stabilite. Percentuali peggiori sono rilevabili al Centro (72%) e al Sud (77%)». Un panorama troppo spesso sconfortante, al punto di spingere il ministro per la Salute Beatrice Lorenzin ad ammettere: «È un problema enorme di programmazione sanitaria. Abbiamo messo nella mia legge che tra gli obiettivi dei manager c' è lo smaltimento delle liste: se non le smaltisci, te ne vai».

Questo è il quadro. E da qui è partita l' inchiesta di Francesca Biagiotti per il programma «Petrolio» di Duilio Giammaria in onda stasera in seconda serata su Raiuno e dedicata ai quarant' anni del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Inchiesta centrata in particolare su due episodi inaccettabili. Che, c' è da scommettere, faranno partire nuove indagini giudiziarie.

petrolio

Nel primo c' è il racconto di una ragazza veneta, Laura (nome di fantasia) che telefona a una struttura pubblica per chiedere «una prima visita Pma», che nel burocratese imposto ai cittadini è la «Procreazione medicalmente assistita». Risposta dell' impiegato: «In questo momento non ho posto neanche in sei mesi... Andiamo oltre».

 

La ragazza non demorde, chiede di parlare con la dottoressa «Beeeep» (che resterà anonima e coperta nella registrazione da un fischio finché un pm non andrà a metterle il sale sulla coda) ed è invitata a chiamare uno studio privato. L' appuntamento col professionista, a questo punto, è istantaneo: il giorno dopo. Tutto rapido, professionale... È il momento del saldo: «Allora, consulenza per fertilità più ecografia sono in tutto 180 euro, se preferisce senza ricevuta sono 140».

 

Ancora più interessante, però, è la seconda esperienza. Francesca Biagiotti chiama il Centro Unico Prenotazioni di una Asl veneta: «Vorrei fare un intervento di chiusura delle tube». «Per questo intervento, signora, siamo a febbraio 2018». «Mi hanno parlato di un professore molto bravo che lavora presso di voi, il professor "Beeeeep". Secondo lei è possibile fare l' intervento con lui?». «Eh, se lei fa una visita privata con lui poi diventa sua paziente. Di conseguenza la segue lui».

 

RAFFAELE CANTONE

«Ma perché devo fare una visita privata per diventare sua paziente?». «Eh perché non mi risulta che faccia visite giù agli ambulatori. Di solito io vedo che le sue pazienti fanno la visita privata con lui e poi arrivano da noi». Testuale.

 

Ed ecco l' incontro di Francesca Biagiotti, telecamera nascosta, nello studio del professore. Domanda: «Volevo fare un intervento di chiusura delle tube. Adesso sono qua per le vacanze di Natale.

 

Volevo capire un po' i tempi e costi». Risposta: «Mah... I costi... Lo facciamo con il servizio sanitario nazionale. Non deve spendere soldi». «E per i tempi?». «I tempi... Forse marzo... Teoricamente a gennaio non... Non ce la facciamo per gennaio. Ho interventi già tutti programmati, cioè tutti in lista... Perché, anche a farlo privatamente, spende soldi eh... Sette, ottomila...».

«No, vabbè, no».

A quel punto il primario, prima che la paziente se ne vada, butta lì: «Sarebbe l' ideale farlo ora. Ma significa forzare un po' la mano. Cioè...

Forzare la mano significa...

visita primario

Facciamo le cose come si deve senza rischiare nulla...». «Ci mancherebbe...». «No, no, non rischiare nel senso di...

Però significa entrare nei compromessi... Io chiedo qualcosa a lei e in cambio mi dà qualcosa». «Cioè? Che vuol dire? Me lo spiega?».

«No... Nel senso di... Farlo nelle vacanze... Facciamo le cose legali... Cioè...». La reporter finge di non capire: «Perché, lei dice che forse si potrebbe trovare un modo per farlo adesso?». E a quel punto il professore supera ogni imbarazzo: «Eh... Però significa... dare un po' di soldi... Cioè... Bisogna che ci mettiamo... Barattiamo tra di noi....». «Mi dica lei». «Un paio di mill... Duemila euro».

«Duemila a lei direttamente?». «Sì, sì...». «E riusciamo a farlo prima?». «Tra Natale e Capodanno». «In ospedale?».

«Sì».

Gian Antonio Stella

«Ma questa è concussione!», sbotta Raffaele Cantone, il Presidente dell' Autorità Nazionale Anticorruzione, invitato a vedere in anteprima il servizio Rai. Quello che lo sbalordisce, prima ancora che indignarlo, è il senso di impunità del primario. Come fosse tutto normale. Come se anni e anni di inchieste, manette, arresti, processi, fossero trascorsi invano: «Finché ci sarà questa gente con la sanità dove andiamo?». E spiega: «Mi auguro che la Procura competente acquisisca il filmato e proceda. La vicenda è di enorme gravità. Ovviamente come Autorità Anticorruzione noi ci occupiamo di prevenzione, ma le liste d' attesa rappresentano uno degli strumenti attraverso i quali si verifica lo sviamento dal pubblico, che va verso il sistema dell' intramoenia, il sistema privato. Può essere una scelta legittima, ma se diventa poi una scelta obbligata, è certamente un fatto illecito».

ZAIA

 

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