tartufo tartufi d'alba dalba d alba

C’È PUZZA NELLA FILIERA DEL TARTUFO! – UN SERVIZIO DI “REPORT” GETTA OMBRE SULLA PROVENIENZA DEI TARTUFI D’ALBA: CIRCA IL 70% ARRIVEREBBE DALL’ESTERO – “SE VUOI AVERE QUINTALI DI TARTUFO IN AUTUNNO, QUANDO C’È LA FIERA, NON HAI ALTRA SCELTA: DEVI FARLO ARRIVARE DA FUORI” – DIVERSE TARTUFAIE IMPORTANO LE TRIFOLE DA PAESI COME SLOVENIA, SERBIA, ROMANIA, TURCHIA E PERSINO IRAN, E POI LE SPACCIANO COME PIEMONTESI: “COSTANO ANCHE 50-60 EURO IN MENO L'ETTO. I MARGINI DI GUADAGNO SONO DECISAMENTE SUPERIORI. QUI IL RINCARO APPLICATO DA CHI VENDE ARRIVA ANCHE AL 200%...” - VIDEO

 

 

1 - UN SERVIZIO DI REPORT GETTA OMBRE SU FILIERA E PROVENIENZA DEL PRODOTTO

Estratto dell’articolo di Roberto Fiori per “la Stampa”

 

tartufo d'alba 3

E se il tartufo di Alba non arrivasse da Alba? Se l'oro bianco delle Langhe provenisse dall'Est Europa o addirittura dall'Iran? Un'inchiesta di Report, andata in onda domenica sera su Raitre, ha alzato il velo sul misterioso mondo del tuber magnatum pico, rendendo un po' più indigesto il suo inebriate profumo.

 

Truffle Land è il titolo del servizio […] La tesi iniziale non è una novità: «A causa dei cambiamenti climatici e dell'impoverimento delle tartufaie naturali, la domanda aumenta e l'offerta diminuisce sempre di più». E dimostra quanto sia facile aggirare le norme sulla provenienza del prodotto. […]

 

«Ho un'azienda agricola che affitta delle tartufaie e si autofattura il prodotto che prende» svela davanti alle telecamere un operatore anonimo. Così, tutto il tartufo che arriva da fuori può diventare prodotto da quella tartufaia.

 

il servizio di report sui tartufi d'alba 2

Dunque, da dove arrivano le trifole che vengono vendute a caro prezzo non solo sui banchi della rinomata Fiera di Alba, ma anche nei mercati del Piemonte e di mezza Italia? E il consumatore è sufficientemente tutelato? «Domande legittime, ma la risposta è semplice: alla Fiera di Alba si comprano i tartufi migliori, perché sono meticolosamente selezionati e garantiti da una commissione di giudici di analisi sensoriale», dice Mauro Carbone, direttore del Centro Nazionale Studi Tartufo che ha sede proprio nella capitale delle Langhe.

 

«Sono più di vent'anni che nessuno qui fa promozione sostenendo che il tartufo bianco d'Alba è stato raccolto proprio ad Alba». Quindi, la provenienza non conta? «Contano la qualità e la soddisfazione del consumatore».

 

il servizio di report sui tartufi d'alba 1

A puntualizzare sulla tracciabilità è il presidente del Centro Studi, Antonio Degiacomi: «Se si rispetta la legge, c'è una tracciabilità fiscale: il raccoglitore deve rilasciare ricevuta e così il tartuficoltore e il commerciante. Ma è evidente che la stretta correlazione tra tartufaia e prodotto è complicata, in quanto si tratta di un prodotto naturale spontaneo soggetto a molteplici variabili e alla libera raccolta. Ma questo avviene anche per molti altri prodotti, a partire dal pesce pescato».

 

Axel Iberti, presidente dell'Ente Fiera di Alba, osserva: «In fondo, con l'inchiesta di Report viene riconosciuta la qualità e la selezione che viene garantita all'interno del mercato grazie all'esperienza e al prezioso lavoro indipendente dei nostri giudici». Nessun imbarazzo per l'accusa di scarsa trasparenza? «Nessuno: noi non difendiamo una Dop o una Igp, ma un marchio di qualità, un brand costruito in decenni di promozione, diventato un patrimonio italiano nel mondo e di cui tutti beneficiano».[…]

 

2 - “SEMPRE DISPONIBILE E COSTA MENO IL 70% DEL PRODOTTO ARRIVA DALL’EST”

Estratto dell’articolo di Andrea Rossi per “la Stampa”

 

tartufo d'alba 4

«A dicembre avevamo i frigo pieni. A gennaio pure. Ma quando c'era la Fiera, a ottobre, ce n'erano pochissimi: troppo caldo, troppa siccità. Così, come succede da anni, sono arrivati da dove ne avevano in abbondanza: Abruzzo, Basilicata, ma soprattutto Slovenia, Serbia, Romania, Turchia.

Dove il freddo arriva prima. Se vuoi avere quintali di tartufo in autunno, in Piemonte, non hai altra scelta: farlo arrivare da fuori».

 

Chi parla è il presidente di una delle associazioni che raggruppano i cavatori piemontesi. Uno di quelli che da un po' lancia allarmi, a quanto pare inascoltati: qui rischia di saltare tutto, le ragioni del commercio hanno prevalso su tutto, sulla natura, sulle sue regole, anche sul senso della misura.

 

[…] Le Fiere macinano numeri: visitatori, appassionati, incassi, turisti da mezzo mondo, alberghi e ristoranti pieni, un pezzo di territorio che si regge e prospera. A quale prezzo? «I tartufi fino a qualche anno fa si andavano a prendere direttamente all'estero. Si facevano anche due o tre viaggi. Poi le legislazioni si sono fatte stringenti, alle dogane hanno cominciato a controllare sistematicamente.

 

Chi ha regolare fattura paga e passa, il guaio è che quando arriva in Italia ha tanto di documentazione da non poter far passare per nostro un prodotto che arriva dalla Romania o dalla Slovenia. Gli altri finiscono male: multe pesantissime e sequestro dei mezzi. So di colleghi che non hanno ancora recuperato i loro furgoni».

 

tartufo d'alba 1

Per non inceppare gli ingranaggi hanno cambiato strategia. Adesso i tartufi arrivano direttamente in Italia: attraversano la frontiera, dove evidentemente nessuno controlla, e una volta in territorio italiano passano da un furgone all'altro. «A questo punto sono in Italia, chi li ha acquistati può dichiarare quel che vuole». Così, ciò che è stato raccolto nei Balcani o nell'Est Europa diventa - in questo caso - tartufo bianco di Alba.

 

[…]. «Non credo di sbagliare se dico che il 70% dei tartufi che circola in Piemonte durante le fiere proviene da altre Regioni o dall'estero». Questione di domanda ma non solo. «I nostri tartufi sono molto più cari, gli altri costano anche 50-60 euro in meno l'etto. I margini di guadagno sono decisamente superiori. Qui il rincaro applicato da chi vende arriva anche al 200%.

 

il servizio di report sui tartufi d'alba 3

In parte è spiegabile: noi cavatori vendiamo un prodotto che perde rapidamente peso, e dunque valore. È pieno di terra, va pulito. E per l'80% è fatto di acqua: la carta in cui lo avvolgi per conservarlo la assorbe e gli fa perdere ulteriore peso. Senza contare che se non lo vendi entro una settimana è da buttare».

 

[…]  Chi minimizza sostiene che un occhio attento sia in grado di riconoscere un tartufo che proviene da lontano. «Ci riesco io, che ho decenni di esperienza, dall'odore e dalla consistenza dell'interno. Le varietà cambiano a seconda delle vallate, delle piante sotto le quali sono cresciute, del terreno. Solo chi cerca tartufi da anni è in grado di distinguere. Nessun altro».

 

tartufo d'alba 2

Nemmeno i giudici della Fiera di Alba? «Fanno un lavoro egregio, li annusano uno a uno. Ma serve a verificare che siano sani, sodi e profumati. Quelli scartati vengono conservati e restituiti la sera al proprietario. Ma i giudici non hanno strumenti né competenze per riconoscere la provenienza di un tartufo.

 

Non ne hanno mai trovato uno in vita loro, esattamente come chi li commercia: gente che compra e rivende, altrimenti non si spiega come facciamo ad avere due o tre chili di tartufo da vendere in un fine settimana. Un cavatore, quando va bene, trova un paio di etti a settimana. La verità è che la situazione è sfuggita di mano e ora tornare indietro non è facile». […]

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