annamaria franzoni

IO C'ERO - PARLA LA PM DEL CASO FRANZONI: ''UNA COSA CHE MI HA SEMPRE INQUIETATO? IN PROCURA E NEI PROCESSI HA SEMPRE PARLATO CON LO STESSO TONO DI VOCE. HA PRESENTE LE INTERVISTE FATTE IN TV, DOVE A UN CERTO PUNTO SPUNTAVA UNA LACRIMA? NEGLI INTERROGATORI ERA IDENTICA. SEMBRAVA RECITASSE UN COPIONE'' - IMARISIO DEL ''CORRIERE'': ''LA INCONTRAI USCITA DAL CARCERE, E MI DISSE 'HO DEI MISSILI DA LANCIARE A TUTTI'. I FRANZONI SONO UNA FAMIGLIA MOLTO UNITA E…''

1 - E DICIASSETTE ANNI DOPO LA DONNA CHE DIVISE L' ITALIA RESTA ANCORA UN MISTERO

Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”

 

ANNAMARIA FRANZONI

L'ultima volta che la vidi in libertà era appena uscita di prigione. L' avvocato Carlo Federico Grosso, che si era appassionato alla vicenda, era riuscito a vincere la sua battaglia presso il Tribunale del riesame. Annamaria Franzoni mi accolse in una località segreta, era il residence Le Cascate di Lillaz, la frazione sotto Cogne. Mi apparve come una specie di Erinni. «Ho dei missili da lanciare a tutti» mi disse. «Adesso mi vendicherò di ogni ingiustizia». Era furiosa e al tempo stesso amorevole, con suo marito Stefano, con le sorelle più piccole, così felici del suo ritorno a casa.

 

franzoni

«Siediti, che ti racconto quel che ho passato in carcere» disse mentre preparava un tè, come fosse una qualunque casalinga, e non la donna che stava ossessionando da mesi l' Italia intera, accusata del più atroce dei crimini, l' omicidio del suo secondo figlio, il piccolo Samuele, che aveva appena tre anni.

 

Ancora oggi qualche conoscente mi pone l' inevitabile domanda. «Chi è davvero Annamaria Franzoni?». Fino al 2007, fino alla condanna definitiva, avevano sempre chiesto un' altra cosa. «Ma è stata lei?». Alla seconda domanda hanno risposto i giudici. Quel giorno, il 30 gennaio 2002, il telefonino suonò verso le 15.

 

la casa di cogne dov'e' morto il piccolo samuele

«C' è una mamma che ha ammazzato il suo bambino dalle parti di Aosta, una storia già finita. Puoi fare un salto?». Rimasi via, tra Cogne e Monteacuto Vallese, la casa dei Franzoni, per 96 giorni consecutivi. Il delitto del piccolo Samuele divenne ben presto una sorta di macabro gioco collettivo, una distrazione di massa italiana. Un giorno Bruno Vespa raccontò che la puntata più vista nella storia del suo Porta a Porta non fu quella sull' undici settembre o su qualunque elezione. Fu lo speciale su Cogne.

 

Ai funerali di Samuele, Stefano Lorenzi, il marito, sembrava una statua. C' era un moscone fastidioso che continuava a posarsi sul suo orecchio destro. Lui non se ne accorgeva neppure. Stringeva forte le mani di Annamaria, che singhiozzava e ad ogni persona che le si faceva incontro ripeteva la stessa frase.

«Non sono stata io, lo giuro».

la casa di cogne dov'e' morto il piccolo samuele 5

 

Fuggiti da una Cogne che sentivano ostile, si rifugiarono nella casa di famiglia, sull' Appennino bolognese. Ogni sera i Franzoni, padre, madre e undici figli, sedevano su delle panche intorno a un tavolo di legno che sembrava quello di un convento. Quando Annamaria cominciava a parlare, calava il silenzio. «Avanti» diceva Giorgio Franzoni, il patriarca. «Raccontaci cosa è successo». Annotava ogni parola, facendo rivivere a tutti la verità della bimba come fosse una lezione da mandare a memoria.

 

I Franzoni sono sempre stati una famiglia unita. «Un contesto familiare coeso» scrissero i giudici che le concessero la semilibertà nel 2014. Quel «contesto» così scandagliato, così ossessivamente studiato negli anni in cui l' Italia si divideva tra innocentisti e colpevolisti, è diventato il rifugio definitivo. La morte di Samuele ebbe l' effetto di riportare indietro Annamaria e il marito Stefano, restituì la «bimba» alla sfera di influenza esercitata dal padre.

STEFANO LORENZI ANNAMARIA FRANZONI

 

Lui decideva, sempre in buona fede, sempre con una visione calvinista del mondo, anche quando imponeva scelte disastrose come la cacciata dell' avvocato Grosso, che aveva demolito la prima ordinanza di arresto. Oggi Stefano Lorenzi lavora per l' azienda del suocero, come gli altri Franzoni.

 

Quel giorno, a Le Cascate di Lillaz, Annamaria mi guardò smarrita. Era appena uscita, non sapeva nulla di quel che si muoveva intorno a lei. Qualcosa era cambiato. Franzoni pretendeva che i giornali pubblicassero le sue tesi difensive, piegava e ripiegava pigiamini da bambino sul tavolo, disegnando traiettorie di caduta del sangue di suo nipote.

cogne

Era stato illuminato dal «Tao», l' avvocato Carlo Taormina. Aveva deciso di inventarsi una nuova strategia, facendo diventare Annamaria un personaggio ancora più pubblico di quanto già non fosse. La condanna forse sarebbe arrivata comunque, l' inevitabile reazione di rigetto degli italiani forse le sarebbe stata risparmiata. Non la rividi più, se non in tribunale.

 

Negli ultimi anni ha sempre taciuto, e con lei la sua famiglia. Nessuno può dire davvero chi sia Annamaria Franzoni. Ma dovremmo sapere tutti che si è guadagnata una nuova vita. E con quella, anche il diritto a essere dimenticata.

 

 

2 - MARIA BONAUDO L' EX PROCURATRICE DI AOSTA: NEGLI INTERROGATORI SEMBRAVA RECITARE UN COPIONE

Claudio Laugeri per “la Stampa”

 

Anna Maria Franzoni

«Una lucida assassina». Così l' ex procuratore di Aosta Maria Del Savio Bonaudo definisce Anna Maria Franzoni. Con la pm Stefania Cugge, coordinò le indagini sull' omicidio del piccolo Samuele, avvenuto il 30 gennaio 2002 nella casetta in frazione Montrod, a Cogne.

 

E se la incontrasse in strada, che cosa le direbbe?

«Le direi che mi dispiace. Come procura, abbiamo fatto il nostro lavoro al meglio. Non voglio entrare nella vicenda umana. Adesso rimane lei, con il suo passato e quello che le è rimasto sulla coscienza».

 

Pena congrua?

«La condanna è modulata secondo vari parametri, anche se è poi diversa da quella scontata. Parlano tanto di certezza della pena, ma la realtà è differente. Badi bene, non è questione di quantità, sia chiaro».

 

Tornasse indietro, farebbe le indagini nello stesso modo?

«Certo. L' impostazione era corretta, tanto che il "caso" ha retto fino in Cassazione».

 

Ci sono state molte critiche sul lavoro della Procura...

«Direi che i fatti, le sentenze ci hanno dato ragione».

 

maria del savio bonaudo

Non era possibile arrivare a una confessione?

«Credo proprio di no. Nel mio ufficio, qualcuno diceva che avrebbe fatto di meglio. Lasciamo perdere. Posso dirle qualcosa sulla Franzoni?».

 

Prego.

«Negli interrogatori in procura e nei processi ha sempre parlato con lo stesso tono di voce. Ha presente le interviste fatte in televisione, dove a un certo punto spuntava una lacrima? Ecco, negli interrogatori era uguale. Ma proprio identica. Non lo posso affermare con certezza, ma sembrava recitasse un copione».

 

Mai un' indecisione?

«L' unico momento di crisi è venuto nel primo interrogatorio, quando era difesa dal professor Carlo Federico Grosso. Ogni tanto, l' avvocato le toccava il braccio, un gesto per rassicurarla, per farle sentire un po' di calore umano. E per la mia esperienza, non è un comportamento abituale da parte di un avvocato di quel livello».

 

Ne deduce che fosse mentalmente instabile?

CARLO TAORMINA PORTA A PORTA

«La perizia fatta prima della sua scarcerazione era una barzelletta. L' hanno lasciata parlare a ruota libera, ha ripetuto lo show fatto in tv».

 

Però, Anna Maria Franzoni ha sempre negato.

«Già. Ma credo di aver capito il motivo».

 

Quale?

«Penso che lo abbia fatto per il "dopo", per salvare il buon nome. Perché una volta uscita, tutti potessero credere, o anche solo avere il dubbio di un errore giudiziario. Ci pensavo proprio l' altro giorno, se avesse confessato avrebbe avuto la pietà di tutti, con ogni probabilità anche una pena inferiore».

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