‘’CANCRO, LA PROVA CHE DIO NON ESISTE’’ - MARIO GIORDANO RISPONDE A UMBERTO VERONESI: ‘’IL FATTO CHE I TUMORI NON SIANO DEBELLATI DIMOSTRA SOLTANTO CHE IL MEDICO NON È ONNIPOTENTE’’

Mario Giordano per "Libero Quotidiano"

 

Mario Giordano Mario Giordano

«Non credo in Dio perché c’è il cancro». Non so se il manifesto ateo di Umberto Veronesi, espresso in una lunga e appassionata intervista su Repubblica, sarà al centro del prossimo colloquio tra il Fondatore e Papa Francesco. E non so se diventerà un capitolo nel catechismo dei non credenti che il quotidiano debenedettiano sta cercando di accreditare nelle parrocchie, secondo il vangelo di Eugenio Scalfari.

 

Ma così, a prima vista, ci sembra che, come prova della non esistenza di Dio, l’attività (pur meritoria) dell’Istituto oncologico di Milano, sia un po’ poco. Si può far meglio, insomma, almeno a livello di logica: il fatto che i tumori non siano debellati, per il momento, dimostra soltanto che il medico non è onnipotente. Non che non lo possa essere Qualcun Altro.

 

Mario Giordano Mario Giordano

Certo: è difficile identificare Dio con il cancro, come ci spiega Veronesi, ex chierichetto, ex paggetto cattolico, diventato luminare e ateo in un bel giorno di primavera. Ma, per essere realisti, è difficile identificare Dio anche con l’infarto. O con l’ictus. O con la cirrosi epatica. O con l’ebola. O con la lebbra. O con la dissenteria fulminante. È difficile identificare Dio con la morte in incidente stradale, con una frana che entra in salotto e uccide una 16enne e il suo nonno, con la Sla che ti strappa il respiro dai polmoni, giorno dopo giorno, fra dolori strazianti.

 

Non ci vuole uno scienziato, non ci vuole il rinomato e pluriacclamato Veronesi, per capire che questa è la domanda che da sempre angoscia l’uomo, da Auschwitz al lutto in famiglia, dai bambini che muoiono di fame alla tragedia di un figlio che si schianta in autostrada: se Dio esiste, se esiste davvero, perché permette ciò? E la risposta a questa domanda è così intima che non si può discutere su un giornale. La risposta a questa domanda va al cuore del mistero, dentro il senso della vita, dell’essere uomini. Ognuno la dà per sè, credente o non credente, qui non importa.

 

Umberto Veronesi Umberto Veronesi

Quello che non si può accettare, proprio perché stiamo parlando di un tema così importante, è la banalizzazione. Non la si può accettare nemmeno se la fa il professor Veronesi, con tutto il rispetto per la sua scienza, il suo amico don Giovanni e le scorribande alla Festa degli Asparagi. Perché il male è sempre esistito, e la morte atroce pure, e le terribili sofferenze ancor di più. E se la prova della non esistenza di Dio è l’esistenza del dolore nel mondo, bene, allora che bisogno c’era di aspettare i bambini uccisi dal tumore a Milano? Bastavano, per dire, quelli uccisi da Erode in Palestina.

 

Perché il mio dubbio è questo: se domani, per ipotesi, fosse trovata la cura del tumore, allora Veronesi diventerebbe all’improvviso credente? Se uno scienziato scovasse il farmaco o i farmaci per curare ogni cancro, se l’Istituto Europeo si svuotasse, se gli oncologi rimanessero meravigliosamente disoccupati, ecco, se tutto questo succedesse, allora per il professor Umberto Dio tornerebbe ad esistere? E il medesimo professor Umberto troverebbe allora compatibile con la sua fede un bambino che muore asfissiato in culla a Forlimpopoli o un altro che viene distrutto dalla malaria nell’Alto Sudan, solo perché non hanno il tumore? Basterebbe vincere le metastasi, insomma, per dare una spiegazione definitiva all’umana sofferenza?

 

UMBERTO VERONESI UMBERTO VERONESI

Il dolore è difficile da spiegare. Per tutti. Per chi crede e per chi non crede. Ma quello che non può esistere è una graduatoria del mistero del dolore, non può esistere il mistero più mistero, nemmeno se quello è il mistero che ti ha dato più lustro, nemmeno se è quello a cui hai legato la carriera. Fra l’altro, proprio Veronesi, il mistero del cancro ha contribuito a svelarlo, almeno in parte. E ci ha spiegato che, di tutte le sofferenze, è una di quelle più provocate dall’uomo attraverso i suoi comportamenti sbagliati: il fumo, l’inquinamento, l’alimentazione scorretta.

 

Eugenio Scalfari Eugenio Scalfari

E allora come fa l’illustre professore a imputare all’inesistenza di Dio ciò che per buona parte della sua vita ha imputato invece all’esistenza degli uomini? Di fronte al male è difficile dare risposte. Il credente le trova faticosamente nella fede, aggrappandosi a Gesù che pure lui ci è passato dentro, è andato sulla croce e ha gridato: «Dio mio perché mi hai abbandonato?». Il non credente le trova altrove, o non le trova. Ma liquidare la domanda essenziale della vita con una formuletta da dispensa fabbri, titolo: «Diventa ateo in tre lezioni», beh, non è all’altezza di un luminare e nemmeno del Fondatore.

 

Così come è ingenerosa la riduzione dei cattolici a quelli che credono che la mano del chirurgo in sala operatoria sia teleguidata dall’angelo custode, come gli omini della playstation con il joystick. Suvvia, professor Veronesi: i non credenti meritano rispetto, ma i credenti non possono essere trattati come imbecilli. Se le risposte religiose al male nel mondo non l’hanno mai convinta, per carità, non cercherò certo di convincerla io adesso.

 

Eugenio Scalfari Eugenio Scalfari

Ma, come le avrà sicuramente spiegato il suo amico don Giovanni, chi crede è convinto che il male nel mondo esiste proprio perché la mano dell’uomo non è teleguidata, perché non siamo automi ma esseri liberi, capaci di decidere, di pensare, di sbagliare e anche di fare miracoli in sala operatoria, come ha fatto lei tante volte con i suoi medici. Soltanto che, per quanti miracoli si possano fare con il camice addosso, non ci si riesce a sostituire all’Onnipotente. E alla fine della sua intervista, se mi permette, mi sembra che il punto centrale sia proprio questo: non tanto la difficoltà ad ammettere l’esistenza di Dio. Quanto la difficoltà ad ammettere che Dio non è lei.

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