GIÙ IL SIPARIO! CAOS ALL’OPERA DI ROMA, INCERTEZZA PER LA PRIMA DI RAVEL – CACCIA AL PIANISTA PER AGGIRARE LO SCIOPERO DEGLI ORCHESTRALI, IL SOVRINTENDENTE FUORTES TENTA UNA SOLUZIONE IN STILE TRAVIATA

Valerio Cappelli per il "Corriere della Sera"

Caccia al pianista. Ma il pianista non si trova. «Surreale»: così è stato definito e «lanciato» dall'Opera di Roma lo spettacolo in programma stasera, che riunisce L'heure espagnole e L'Enfant et les sortilèges , due atti unici di Ravel legati all'ironia, alla farsa, alle girandole amorose e al tempo dell'innocenza e dell'infanzia. Ma surreale è la situazione che si è venuta a creare in teatro. La Cgil, con i due sindacati autonomi che ha i suoi iscritti soprattutto nell'Orchestra, hanno dichiarato sciopero.

Il sovrintendente Carlo Fuortes sta cercando di fare comunque lo spettacolo, senza orchestra, con i cantanti in abiti di scena e un pianista in luogo dell'Orchestra. Solo che il pianista non si trova (ed è già pronta la pratica del rimborso dei biglietti) perché il dittico raveliano non appartiene al repertorio e la faccenda non si può risolvere con una lettura a prima vista. Come fu per La Traviata , nel 1995 alla Scala, quando Riccardo Muti «diresse» tutta l'orchestra al pianoforte, col pubblico in sala, a causa di uno sciopero, fatto di cui si parlò in tutto il mondo, perfino su un foglio locale di San Antonio in Texas.

La cosa si è ripetuta pari pari col pianista Andrea Severi nel 2012 per l'Anna Bolena a Firenze. Ma i due «coach» pianisti che due anni fa prepararono il dittico di Ravel a Glyndebourne (l'allestimento firmato da Laurent Pelly viene da lì) erano occupati e non hanno potuto mettere una toppa a Roma. Chiedere di suonare al direttore d'orchestra Charles Dutoit era impensabile: nasce violista.

La situazione è surreale e drammatica. Cadono le prime teste. Antonio Liguori non è più al suo posto. Era uno dei due direttori generali con delega per «amministrazione, finanza, marketing e patrimonio storico» (l'altro è l'ex sovrintendente Catello De Martino, a cui l'ex Consiglio d'amministrazione aveva dato un secondo incarico, sconosciuto nell'organigramma).

Nelle casse del teatro non c'è un euro e per pagare gli stipendi si è dovuto bussare al ministero dei Beni Culturali chiedendo un anticipo dei 5 milioni che verranno dall'aver aderito alla legge del ministro Massimo Bray. Una necessità causata dal debito di 25 milioni e 700 mila euro (al netto dei crediti), 10 milioni solo nell'esercizio del 2013. Il Consiglio di amministrazione cercherà di appurare com'è stato possibile dichiarare in questi anni tre pareggi di bilancio consecutivi.

L'adesione alla legge Bray è già avvenuta ed è condizionata dalla revisione della pianta organica e dall'annullamento del contratto integrativo, o meglio, dalla sua sostituzione. Due punti su cui i sindacati «ribelli» non vogliono sentir ragione. Ma da una parte hanno avviato la trattativa con la nuova dirigenza, dall'altra hanno proclamato lo sciopero, esteso alla tournée in Giappone con Riccardo Muti, preziosa «stampella» alla quale quegli stessi sindacati si sono aggrappati (e appellati) per il rilancio.

Un modo originale per esprimere gratitudine al celebre direttore, quella di fargli saltare la tournée, annunciando la protesta, in modo del tutto inusuale, con quattro mesi di anticipo.
La maggioranza dei 430 dipendenti dell'Opera (Cisl e Uil) è favorevole all'accordo. Tanto più che il nuovo contratto integrativo è morbido: flessibilità di orari e di prestazioni. Una delle priorità (oltre a snidare sponsor che non si è stati capaci di trovare nonostante la presenza di Muti) è di aumentare la produttività: sono appena 51 le recite d'opera, escluse quelle a Caracalla che però sono molto leggere per i vincoli della sovrintendenza archeologica.

Dall'inaugurazione della stagione del 27 novembre, a parte il balletto, non ci sono state altre opere: due mesi di nulla col vento in poppa. Quanto alla pianta organica, si propone il pensionamento di venti ballerini e il prepensionamento di circa trenta dipendenti che verrebbero assorbiti dalla società Ales di supporto al ministero dei Beni Culturali. Per la sovrintendenza, in mancanza di un accordo, non ci sono altre strade se non la liquidazione del teatro e l'arrivo del commissario, com'è appena successo al San Carlo di Napoli.

 

 

riccardo muti e napolitano all opera di roma per la prima di ernani opera di roma per la prima di ernani diretto da riccardo muti opera di roma la prima di ernani diretto da riccardo muti ignazio marino e napolitano all opera di roma per la prima di ernani diretto da riccardo muti napolitano all opera di roma per la prima di riccardo muti Vittorio Sgarbi e Massimo Bray Carlo Fuortes

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