assedio di sarajevo

IL CERCHIO SI STRINGE SUI “CECCHINI” DEL WEEKEND CHE A SARAJEVO SPARAVANO PER DIVERTIMENTO SUI CIVILI – LA PROCURA DI MILANO STA LAVORANDO A NUMEROSE SEGNALAZIONI: CI SONO DIVERSI NOMI DA VERIFICARE, CHE POTREBBERO AGGIUNGERSI AL CAMIONISTA 80ENNE DI PORDENONE, INDAGATO PER OMICIDIO VOLONTARIO CONTINUATO E AGGRAVATO DA “MOTIVI ABIETTI” – PRESTO POTREBBERO ESSERCI ALTRI INDAGATI, TUTTE PERSONE DEL CENTRO-NORD ITALIA CHE TRA IL 1992 E IL 1995 AVREBBERO PAGATO PER ANDARE A UCCIDERE PER GIOCO DONNE, ANZIANI E BAMBINI…

'Cecchini a Sarajevo', pm al lavoro su tante segnalazioni e molti nomi

ASSEDIO DI SARAJEVO

(ANSA) - Sono numerose le segnalazioni su cui sta lavorando la Procura di Milano per arrivare ad individuare altri presunti "cecchini del weekend", che pagavano per andare ad uccidere "per gioco", anche donne, anziani e bambini, nella Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci tra il '92 e il '95.

 

Diversi altri nomi da verificare, che potrebbero aggiungersi all'80enne camionista, che vive in provincia di Pordenone, indagato per omicidio volontario continuato e aggravato dai "motivi abietti" e che sarà interrogato il 9 febbraio. L'elenco degli iscritti, dunque, è destinato ad allungarsi.   

 

assedio di SARAJEVO

In questi mesi, dal momento in cui si è saputo dell'avvio dell'inchiesta ma anche del lavoro giornalistico dello scrittore Ezio Gavazzeni che presentò un esposto, molte persone, infatti, hanno deciso di parlare sia con Gavazzeni che con altri cronisti per riportare racconti di persone che si erano vantate in passato di quella "caccia all'uomo" o che semplicemente parlavano di quei "safari dell'orrore".

 

Ed è proprio su queste segnalazioni che si sta concentrando l'attuale fase delle indagini del Ros dei carabinieri, coordinate dal pm Alessandro Gobbis e dal procuratore Marcello Viola.   

 

Tanti nomi al vaglio, ripetono fonti vicine alle indagini, che si riferiscono a persone del centro-nord Italia. A queste trasferte verso la Bosnia avrebbero preso parte "tiratori turistici", così vengono chiamati negli atti, che coprono un'area che va dal Piemonte, alla Lombardia fino al Friuli, sull'asse Torino-Milano-Trieste.   

 

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Nel macabro scenario, però, si muovevano anche "cecchini" di altri Paesi. La Procura di Milano è stata la prima a mettere in campo gli accertamenti, ma ora c'è un coordinamento internazionale e si stanno muovendo anche autorità giudiziarie estere, tra cui quelle belga, francese e svizzera.

 

Nelle indagini, tra l'altro, da quanto si è saputo, dovrebbe essere ascoltata anche la persona che avrebbe sentito l'80enne autotrasportatore, simpatizzante dell'estrema destra (a casa aveva cimeli fascisti) e appassionato di armi, vantarsi della "caccia all'uomo" nella città dell'ex Jugoslavia. Questa persona, poi, avrebbe riportato quel racconta ad una donna che, a sua volta, lo ha riferito ad una cronista di un tv locale. Le testimonianze delle due donne sono tra gli elementi di prova.   

 

Tra le audizioni anche quella di Adriano Sofri, che all'epoca era inviato di guerra. Dalla sua deposizione sono emerse conferme relative all'esposto dello scrittore Gavazzeni, in particolare sulla figura dell'ex 007 dell'intelligence bosniaca, Edin Subasic, che ha riferito di aver avuto contatti all'epoca con il Sismi. Ha spiegato che l'ex servizio segreto italiano avrebbe avuto informazioni proprio dai servizi bosniaci, a inizio '94, sul fatto che i "tiratori turistici" partivano da Trieste. E che gli stessi servizi italiani avrebbero "interrotto" quei "safari".    Infine, il Comune di Sarajevo ha deciso di costituirsi parte offesa nelle indagini in corso a Milano, assistito dagli avvocati Guido Salvini, ex storico magistrato milanese, e Nicola Brigida, anche legali di Gavazzeni.

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