CHEF DIAVOLO FATE? GUALTIERO MARCHESI: “CERTI PROGRAMMI ROVINANO LA CUCINA. TUTTI SI SENTONO GRANDI CHEF E FACCIAMO FATICA A TROVARE RAGAZZI CHE VOGLIONO FARE SACRIFICI. CRACCO? UN ALLIEVO, NON UN DISCEPOLO”

Mimmo Di Marzio per “il Giornale”

GUALTIERO MARCHESI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO GUALTIERO MARCHESI INAUGURAZIONE MITO ALLA SCALA FOTO FRANCO CORTELLINO

 

Tra le innumerevoli citazioni di artisti e filosofi che Gualtiero Marchesi ama evocare, ce n'è una di Nietzsche: «Bisognerebbe sempre avere la serietà dei bambini quando giocano». E con la serietà di un bambino, il padre nobile della nuova cucina italiana ha deciso di festeggiare il suo ottantacinquesimo compleanno provando a stupire il pubblico con nuovi tocchi di pennello al grande affresco della sua vita.

 

Il primo è un nuovo ristorante affacciato sulle guglie del Duomo di Milano, dieci tavoli dedicati alle sue creazioni di ieri e di oggi. Il secondo è la pubblicazione del libro Il sapore dell'estetica, collezione non di ricette ma di sole immagini di piatti d'autore corredate dai suoi commenti magistrali e dagli aforismi preferiti. Il terzo è un master in «design della ristorazione» che battezzerà nei prossimi mesi in un importante ateneo milanese.

 

Gualtiero Marchesi Gualtiero Marchesi

Non bastava la sua Accademia inaugurata neppure un anno fa in via Bonvesin de la Riva, una sorta di enclave filosofica della cucina?

«L'Accademia vuole essere un'altra cosa: un luogo dove da musicisti della cucina - cioè bravi esecutori dello spartito - si diviene compositori. E per diventare compositori bisogna studiare non solo la tecnica ma tutte le arti. Saper ascoltare e farsi scompaginare».

 

Il design fa parte di questo processo di formazione?

«Per fare un vero salto culturale occorre rovesciare le categorie, annullare gli stereotipi. Fino a oggi i ristoratori che cosa facevano? Ingaggiavano gli architetti d'interni e i designer per progettare un bel contenitore e poi sceglievano il cuoco. Io invece dico: partiamo dal contenuto perché tutto, dagli arredi al servizio di piatti deve raccontare il tipo di cucina che si vuol fare. E poi diciamo agli architetti ciò che devono fare...».

Cracco - Crippa - Lopriore - Gualterio MarchesiCracco - Crippa - Lopriore - Gualterio Marchesi

 

I cuochi-compositori che studiano da lei queste cose le sanno già?

«All'Accademia c'è ancora molta strada da fare perché venga recepito il mio messaggio di far crescere i cuochi verso una visione differente della cucina, vista cioè come un mezzo espressivo e non come un fine».

 

Si spieghi meglio.

«Io voglio fornire gli strumenti ai cuochi per sviluppare una propria sensibilità artistica. Do per scontato che sappiano cucinare bene perché arrivano tutti dall'Alma (Scuola internazionale di cucina italiana), ma io li mando a lezione da un pittore, da uno scultore, da un regista o da un direttore d'orchestra».

 

Insegnate ai cuochi a dipingere o a suonare?

Carlo Cracco e Gualteri MarchesiCarlo Cracco e Gualteri Marchesi

«Voglio che capiscano cosa significa essere davvero un artista, saper scegliere un suono o un colore, inquadrare un'immagine, strutturare una sceneggiatura. Insomma, imparare l'anima della composizione...».

 

E riescono a seguirla?

«È questo il punto, siamo ancora un po' indietro culturalmente e sa perché? Il primo scoglio è che oggi i cuochi si considerano già degli artisti e non pensano neppure di dover tornare a scuola per imparare ancora. Quindi per presunzione fanno finta di ascoltare. Quelli che si manifestano più aperti e volenterosi, invece, a volte sono indietro tecnicamente...».

 

Dica la verità, l'esplosione della cucina su tutti i media ha creato dei mostri?

Gualtiero Marchesi  Gualtiero Marchesi

«Purtroppo sì, aggiungo anzi che certi programmi stanno rovinando la cucina. Oggi tutti si sentono grandi chef e facciamo un'enorme fatica a trovare ragazzi che vogliono affrontare questo lavoro con gli enormi sacrifici che richiede. Lo sa qual è stata definita negli Stati Uniti la professione più ambita dai giovani da qui al 2018?».

 

Immagino lo chef...

«Esattamente. Tutti hanno la folle idea che questo sia un mestiere facile e non sanno neanche che la parola chef vuol dire capo. Così all'improvviso si sentono tutti capi... Ho citato gli Stati Uniti perché questo assurdo fenomeno dei talent è cominciato lì. Il resto dei danni lo fanno i nostri sindacati che non ti lasciano lavorare. Basta che un lavapiatti faccia un turno in più e apriti cielo...».

 

Lei è l'unico grande chef che non si vede in tv, tranne che come ospite. Possibile che non abbia mai pensato a un suo programma?

«Per la verità ci ho pensato eccome, anzi ci sto pensando, ma immagino un programma con un format completamente diverso rispetto alle trasmissioni pop che affollano i palinsesti e che per funzionare devono a tutti i costi coinvolgere il pubblico. Serve una televisione che parli di cucina molto seriamente, in un'ottica culturale».

Gualtiero Marchesi ha preparato panini da  McDonaldsGualtiero Marchesi ha preparato panini da McDonalds

 

Niente gare-spettacolo quindi?

«Se sfida dev'essere, sia soltanto tra grandissimi professionisti. Perché la cucina non è un circo».

 

Lei tiene molto al ruolo di maestro. Chi è stato il suo?

«Beh, non posso negare che l'esperienza nel 1968 a Roanne a bottega dai fratelli Pierre e Jean Troisgros sia stata fondamentale per me. Quando me ne andai dissi a Jean: “Me ne vado perché adesso ho capito”. Lui mi diede la sua benedizione chiamandomi discepolo».

 

Paolo LopriorePaolo Lopriore

Che cosa aveva capito?

«Avevo capito come si cucina, il rapporto con la materia, quello con il fuoco, come si fa a conservare la vitalità di un cibo e come lo si uccide...».

 

A proposito di discepoli. Da Cracco a Oldani a Berton, tutte le star della cucina si presentano come figli suoi. Ma lei, se proprio deve, cita solo Paolo Lopriore di Como ed Enrico Crippa di Alba.

«Una cosa è dire allievo, un'altra è discepolo. I divi del momento li conosco uno per uno, ma non li giudico. Lopriore e Crippa hanno lavorato con me fianco a fianco all'Albereta e in loro riconosco la genialità e l'entusiasmo che ho sempre avuto io. Alcuni miei piatti sono nati a quattro mani con loro. A volte io avevo un'idea e loro la realizzavano proprio come io l'avevo avuta in testa».

Enrico CrippaEnrico Crippa

 

Quali devono essere le prime doti di un buon allievo?

«L'umiltà innanzitutto, poi lo studio e la conoscenza della materia. Chi vuol fare questo mestiere deve imparare perfettamente tutti i tagli e le consistenze delle carni, i diversi punti di cottura. Ci vuole tanto lavoro e tanta serietà. I miei migliori allievi arrivavano all'alba, finivano il loro turno e subito tornavano a riprovare i piatti. Oggi all'Alberghiero si fa troppa teoria e poche ore in cucina. I giapponesi invece studiano due anni soltanto per imparare come si taglia un pesce...».

 

Lei adora la cucina giapponese...

Alain DucasseAlain Ducasse

«Sono i veri maestri contemporanei perché rispettano il cibo e non lo violentano mai, infatti per Expo li inviterò in Accademia a tenere dei workshop. Loro hanno sempre saputo che se un prodotto è di qualità (come dev'essere), meno si interviene e meglio è. A Tokio ho provato piatti incredibili».

 

Ad esempio?

«Un calamaro preparato in sottilissimo sashimi e servito su un blocco di ghiaccio, con la testa che si muoveva ancora».

 

E della cucina italiana oggi che cosa pensa?

«Per me quella italiana è la vera cucina fusion, e ancora non lo abbiamo capito. Quando i cuochi impareranno davvero a rivisitarla, cioè ad alleggerirla, i francesi dovranno chiudere bottega. D'altronde non dobbiamo dimenticare che i capisaldi della nostra cucina regionale, i famigerati piatti poveri, sono nati molto carichi perché gli uomini lavoravano col sudore della fronte e le donne partorivano in campagna».

 

A proposito di francesi. Il suo «alter ego» Alain Ducasse ha aperto a Parigi un ristorante interamente vegetariano, che ne dice?

masterchef finale   7masterchef finale 7

«Che non è mica scemo. Da quelle parti hanno commissionato uno studio da cui risulta che nei prossimi anni la cucina francese sarà superata da quella giapponese e italiana, più sane e sostenibili. E Ducasse guardacaso si inventa la svolta vegetariana. Con gli stessi prezzi e le stesse stelle, ça va sans dire...».

 

Ora inaugura un nuovo ristorante a Milano dopo «il Marchesino», che è un omaggio alla tradizione meneghina, mentre nel 2016 aprirà finalmente il nuovo relais di Castel Conturbia. All'estero il brand Marchesi funziona?

DIRETTA MASTERCHEF A MILANO DIRETTA MASTERCHEF A MILANO

«Ho già fatto diverse esperienze tra Londra, Parigi e Mosca, ma so che le cose funzionano solo se sei presente fisicamente. Senza contare che nell'immaginario degli stranieri l'Italia non fa rima con alta cucina, ma con porzioni abbondanti. Nel '96 nel mio ristorante a Mosca un cliente si arrabbiò perché mancava il peperoncino...».

 

Nel 2008 restituì provocatoriamente le sue stelle alla Michelin. Detesta ancora le guide?

«Lo feci perché non ho mai sopportato i critici che danno voti senza sapere di cucina, come chi dice di conoscere le strade senza avere la patente. Ma oggi è molto peggio, c'è l'anarchia di internet e di Tripadvisor, dove a decidere sono i dispetti di clienti e concorrenti. Mi tocca rivalutare la Michelin, stavamo meglio quando stavamo peggio...».

Ultimi Dagoreport

meloni la russa

IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA E SECONDA CARICA DELLO STATO, IL POCO PALUDATO PRESIDENTE DEL SENATO IGNAZIO LA RUSSA, LEGGE DAGOSPIA E NON SI TROVA PER NULLA D’ACCORDO SU QUANTO SCRIVIAMO SUL SUO RAPPORTO NON IDILLIACO (EUFEMISMO) CON GIORGIA MELONI (DALLE DIMISSIONI DELLA PITONESSA SANTANCHE’ AL CANDIDATO ALLE PROSSIME COMUNALI DI MILANO, CASINI IN SICILIA COMPRESI) E CI SCRIVE UNA ZUCCHEROSA, A RISCHIO DIABETE, LETTERINA: ‘’CARO D'AGOSTINO, POSSIBILE CHE QUANDO (SPESSO) TI OCCUPI DI ME NON NE AZZECCHI UNA? FANTASCIENZA ALLO STATO PURO UN ANCORCHÉ MINIMO DISSENSO CON GIORGIA MELONI CHE PER ME È E RESTERÀ SEMPRE, UNA SORELLA MINORE SUL PIANO AFFETTIVO E UNA LEADER INIMITABILE SUL PIANO POLITICO - SE VUOI SONO SEMPRE PRONTO A DARTI NOTIZIE CHE RIGUARDANO ME, CORRETTE E DI PRIMA MANO. MA FORSE NON TI INTERESSANO” (CIAO CORE...)

meloni la russa manlio messina cannella dell'utri

DAGOREPORT - IL PROBLEMA PIÙ OSTICO PER LA MELONA AZZOPPATA NON È CONTE NÉ SCHLEIN: SI CHIAMA FRATELLI D'ITALIA, A PARTIRE DA LA RUSSA – IL PRESIDENTE DEL SENATO BRIGA, METTE BOCCA, PRETENDE LA SCELTA DEL SINDACO DI MILANO: LA PROVA SI È AVUTA OGGI CON LA NOMINA DEI SICILIANI GIAMPIERO CANNELLA E MASSIMO DELL’UTRI A SOTTOSEGRETARI - ‘GNAZIO VOLEVA UNA “COMPENSAZIONE” PER IL TRASLOCO DEL "SUO" GIANMARCO MAZZI AL TURISMO, PER NON LASCIARE AL SOLO EMANUELE MERLINO (UOMO DI FAZZOLARI) IL COMPITO DI ''BADANTE'' DEL MINISTRO GIULI-VO – IL CAOS IN SICILIA, TRA INCHIESTE SULLA GIUNTA, I SEGRETI “SCOTTANTI” MINACCIATI E MAI RIVELATI DA MANLIO MESSINA E LA DEBOLEZZA DEL TAJANEO SCHIFANI CHE SENTE IL FIATO SUL COLLO DI GIORGIO MULE' (CARO AI BERLUSCONI), CHE PUNTA A PRENDERE IL SUO POSTO E CHIEDE DI COMMISSARIARE FORZA ITALIA IN SICILIA, DOPO IL PESSIMO RISULTATO AL REFERENDUM...

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

giuseppina di foggia giorgia meloni arianna claudio descalzi terna eni

CHE FIGURA DI TERNA PER GIORGIA! – NELL’APRILE 2023 MELONI SI VANTAVA DELLA NOMINA DI GIUSEPPINA DI FOGGIA ALLA GUIDA DI TERNA: “È LA PRIMA DONNA AD DI UNA GRANADE PARTECIPATA PUBBLICA” – CHISSA COME SI SARÀ PENTITA DI QUELLA SCELTA, SPONSORIZZATA DALLA SORELLA ARIANNA, ORA CHE LA MANAGER HA DECISO DI INCASSARE FINO ALL’ULTIMO EURO DELLA SUA BUONUSCITA DA 7,3 MILIONI, ALLA FACCIA DELLA CRISI ENERGETICA, ED È PRONTA A RINUNCIARE ALLA PRESIDENZA DI ENI CHE LE È STATA OFFERTA COME “PARACADUTE”, PUR DI TENERE IL PUNTO – DI FOGGIA PRETENDEVA DI ESSERE CONFERMATA IN TERNA O DI AVERE COMUNQUE UN RUOLO OPERATIVO IN UN ALTRO COLOSSO STATALE: SA BENE CHE LA POLTRONA DA PRESIDENTE DEL CANE A SEI ZAMPE È DI RAPPRESENTANZA, DAL MOMENTO CHE IN CASA ENI TUTTO PASSA PER L’AD CLAUDIO DESCALZI – IL VERBALE DI TERNA CHE INGUAIA PALAZZO CHIGI

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...