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E LA CHIAMANO GIUSTIZIA – MELANIA RIZZOLI: “VI RACCONTO LA FINE ATROCE CHE HA FATTO MIO MARITO ANGELO” – “UN OMICIDIO LEGALIZZATO”: PORTATO IN GALERA NONOSTANTE LA SCLEROSI MULTIPLA, HA SOFFERTO FINO ALL’ULTINO GIORNO, SENZA POSSIBILITA’ DI DIFENDERSI IN TRIBUNALE”

Melania Rizzoli per Liberoquotidiano.it

 

arrigo, melania, angelo e alberto rizzoliarrigo, melania, angelo e alberto rizzoli

«Credo che non sia più il momento di tacere. Io ho assistito ad una violenza di Stato senza eguali». Leggendo questa frase resto molto colpita. Queste stesse parole con cui inizia la lettera di Giovanna Riva du Lac a «Fino a prova contraria» riguardo alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto suo marito Emilio Riva, mi rendo conto che potrei scriverle io oggi in modo identico, con lo stesso tono e la stessa amarezza, ricordando il tragico finale della storia giudiziaria di mio marito Angelo Rizzoli.

biabiagi, angelo jr. e nicola carrarobiabiagi, angelo jr. e nicola carraro


«Mio marito, Emilio Riva, ha subíto lo choc di un arresto ad 88 anni, è stato privato dei suoi beni, accusato e mai sentito dai suoi accusatori, vilipeso da una stampa fanatizzata, descritto come un mostro». Cambiando il nome e l' età, la mia ipotetica lettera proseguirebbe con queste identiche parole usate da Giovanna Riva du Lac.


«Mio marito è morto solo. E senza giustizia. Perché tutte le misure che hanno travolto la sua vita privata e pubblica, sono state adottate in maniera "preventiva", senza neppure uno straccio di condanna di primo grado. Come li chiamate questi, se non omicidi legalizzati?». Così prosegue la riflessione della signora Riva, e così prosegue in modo speculare e sconcertante la mia mentre leggo le sue parole.

Il Feretro di Angelo Rizzoli Il Feretro di Angelo Rizzoli


«Nulla e nessuno potranno restituirmi mio marito, ma io sento il dovere di restituire alla memoria collettiva il ricordo autentico di Emilio» e nel mio caso quello di mio marito Angelo, che come Emilio non potrà essere mai più restituito né a me né ai nostri due figli, Arrigo e Alberto.

ANGELO RIZZOLI ANGELO RIZZOLI


«Oggi scrivo per sapere se esiste ancora una parvenza di giustizia in Italia» è la dura conclusione di Giovanna Riva, che però è anche la mia identica, e per questo stesso motivo anche io oggi scrivo, a due anni e mezzo dalla morte di mio marito, sorprendendomi a ricopiare e condividere in pieno le parole di una lettera drammatica che rievoca una vicenda giudiziaria completamente diversa da quella di Angelo Rizzoli ma che, a seguito delle misure coercitive e restrittive imposte, ha avuto lo stesso identico tragico epilogo.

ANGELO RIZZOLI E MAURIZIO COSTANZO E BRUNO TASSAN DIN ANGELO RIZZOLI E MAURIZIO COSTANZO E BRUNO TASSAN DIN


Mio marito è stato arrestato per reati fiscali, ed io certamente non oso esprimermi sull' operato ed il lavoro dei magistrati, né sul corso e le decisioni prese nei suoi confronti durante le loro indagini e durante la sua detenzione, a mio avviso assolutamente incompatibile nelle sue condizioni, e totalmente "preventiva", inchieste peraltro le cui conseguenze sono ancora in atto, senza che il "deus ex machina" abbia mai potuto difendersi.

MELANIA E ANGELO RIZZOLI MELANIA E ANGELO RIZZOLI


Oggi scrivo per sapere se è stato lecito tradurre in carcere in Italia un imputato così gravemente malato, o se invece quei magistrati che negli ultimi mesi hanno dominato per intero la sua vita, pur essendo informati sulle condizioni fisiche di mio marito, abbiano applicato alla lettera così bene, così correttamente e minuziosamente tutti i termini di legge, da farmi concludere che lui sia morto dunque per un "eccesso di giustizia"?

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CERTIFICATI

Angelo era affetto da molti anni da sclerosi multipla con emiparesi dell' emisoma destro, da insufficienza coronarica, da diabete insulino dipendente complicato da neuropatia e da arteriopatia ostruttiva, oltre che da insufficienza renale e da sindrome metabolica, tutte patologie documentate da certificazioni mediche e strumentali.


Oggi scrivo per sapere se la negazione ripetuta della detenzione agli arresti domiciliari sia stata effettivamente determinata dal timore della "reiterazione dei reati" o per il pericolo di ulteriori "azioni criminose" come scritto nell' ordine di cattura, o per sottovalutazione delle patologie sofferte da un imputato accusato d' essere un criminale e che per questo loro stessi avevano affidato in custodia cautelare allo Stato Italiano?

OTTONE E ANGELO RIZZOLI OTTONE E ANGELO RIZZOLI


Oggi scrivo per sapere quanti altri detenuti, criminali e malati come lui, vengono sottoposti a restrizioni preventive e devastanti per reati finanziari, da poterli condurre a morte in pochi mesi, senza la possibilità di arrivare a difendersi in un processo e senza neppure una condanna in primo grado.


LE MANETTE

alberto e angelo rizzolialberto e angelo rizzoli

Mio marito Angelo Rizzoli è stato arrestato nel giorno di San Valentino, il 14 febbraio 2013, a 69 anni, da cinque agenti della Guardia di Finanza, arrivati all' alba nella nostra casa di via Rubens a Roma, esibendo un mandato di cattura a firma del dott.Aldo Morgigni, allora sostituto procuratore del Tribunale di Roma. A quell' ora Angelo era ancora in pigiama, mentre riceveva nel suo studio i finanzieri. «Mela mi arrestano» le sue parole quando entro anche io nella stanza e lo trovo seduto sulla sua poltrona, allibito, e con il provvedimento in mano, circondato dai cinque uomini.

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«No Angelo, non è proprio possibile, tu sei malato, e le tue condizioni cliniche sono assolutamente incompatibili con qualunque regime carcerario, ci deve essere un errore» la mia reazione ingenua, mentre sgomenta cerco di capire cosa sta accadendo. Leggo di corsa il mandato di cattura di Angelo, che richiede la traduzione immediata in carcere, e mentre telefono al prof. Franco Coppi, penalista di riferimento di mio marito, cerco affannosamente i certificati medici, con le diagnosi delle multiple patologie che affliggevano da anni Angelo, complete di documentazione di esami clinici, ematologici e strumentali inequivocabili.

angelo jr, andrea rizzoli e commendaangelo jr, andrea rizzoli e commenda

 

«Lei, onorevole, ora può telefonare solo al suo avvocato, essendo anche lei indagata per concorso con il dott. AngeloRizzoli, e per tale motivo non può più parlare con suo marito da questo momento» mi dice uno dei finanzieri porgendomi gentilmente il documento che mi riguardava. Io sono un medico, ho un carattere forte, conosco bene i colpi della vita, e sono abituata ad affrontarli frontalmente per cercare di risolverli, ma di quella giornata mi resterà sul cuore una cicatrice indelebile.

 

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Angelo, ormai sotto tutela, chiede il permesso di andare in bagno e di vestirsi, ed uno degli agenti si offre di accompagnarlo in camera da letto. Lui rifiuta di farsi la doccia guardato a vista, mentre lo stesso agente gli riferisce che tale misura è obbligatoria da parte loro per prevenire ed evitare azioni autolesioniste o tentativi di suicidio da parte dell' imputato. Cosa che non sarebbe mai venuta neppure in mente ad Angelo che quella mattina, per la prima volta da quando lo conosco, si riveste in presenza di un estraneo, senza lavarsi nemmeno i denti. Il televisore dello studio è acceso su Rainews24 ed io vedo scorrere la notizia dell' arresto di mio marito, che è ancora in casa, mentre il nostro portiere ci avverte della presenza di telecamere e giornalisti all' ingresso del palazzo, arrivati contemporaneamente ai finanzieri.

ANGELO E MELANIA RIZZOLI - copyright PizziANGELO E MELANIA RIZZOLI - copyright PizziAngelo Rizzoli e Anna Addario - Copyright PizziAngelo Rizzoli e Anna Addario - Copyright Pizzi


Poi l' arrivo in casa degli avvocati, le pratiche da leggere, firmare, fotocopiare, la perquisizione dell' appartamento alla ricerca di documenti penalmente rilevanti che non c' erano e non ci sono mai stati, la contemporanea perquisizione degli uffici di Angelo e di quelli dei suoi commercialisti, in una maxi-operazione che avrà impegnato quella giornata almeno venti persone, tutte e solo per l' imputato Rizzoli.

 

ANGELO RIZZOLI - copyright PizziANGELO RIZZOLI - copyright Pizzi

Calcolando che Angelo, dalla lettura della documentazione allegata all' ordine di arresto, risultava essere stato seguito e pedinato da sei mesi, intercettato per lo stesso periodo sul telefono di casa e sul mio cellulare, non avendone mai lui posseduto uno, la mole e il costo dell' inchiesta è per chiunque facilmente immaginabile.


Mentre io preparo una borsa con gli effetti personali di Angelo, con la biancheria, le tute e i maglioni caldi (lui aveva sempre freddo), allegando tutti i suoi farmaci e scrivendo ben chiaro su un ricettario la posologia quotidiana degli stessi, alcuni dei quali "salvavita" (lui quel giorno ha rifiutato di assumere alcunché, sia farmaci che cibo) e senza potergli rivolgere una domanda che non fosse sulla sua salute e sul suo stato psicologico, mi preparavo a salutarlo e ad essere travolta dagli eventi successivi.

RENATA POLVERINI CON MELANIA E ANGELO RIZZOLI - copyright PizziRENATA POLVERINI CON MELANIA E ANGELO RIZZOLI - copyright Pizzi


Nella concitazione di quella mattina ho cercato di avvisare dell' accaduto i nostri figli di 19 e 20 anni, residenti all' estero per motivi di studio, calcolando il fuso orario per chiamarli, e cercando le parole per dirglielo al telefono, tranne più tardi constatare che uno dei due aveva già appreso la notizia di suo padre da un giornalista dell' AdnKronos che lo aveva svegliato nel cuore della notte.

Angelo e Melania RizzoliAngelo e Melania Rizzoli9cg17 melania angelo rizzoli9cg17 melania angelo rizzoli


Nonostante la mia opposizione in quelle terribili ore alla traduzione in carcere di Angelo, con l' invio della documentazione medica in Procura, ed i tentativi falliti dei legali, mio marito viene portato via alle nove e mezzo di sera, fatto salire su una Fiat ritmo dove, a causa dell' emiparesi che aveva alla gamba destra, si è reso obbligatorio farlo sedere sul sedile anteriore accanto al guidatore, poiché lo sportello posteriore non si apriva abbastanza per permettergli di far entrare nell' abitacolo anche l' arto inferiore. Non è stato possibile mettere nel bagagliaio la sedia a rotelle che Angelo usava per i lunghi percorsi, poiché non abbastanza ampio da contenerla, ma gli agenti hanno lasciato che lui portasse con sé il suo bastone, indispensabile aiuto alla sua deambulazione, il tutto sotto lo sguardo vigile delle telecamere dei Tg nazionali.

rizzoli Angelorizzoli Angelo


Da quel momento io non ho più visto, né parlato, né visitato Angelo per 45 lunghi giorni, poiché essendo io indagata per concorso, mi era impedito legalmente di avere qualunque tipo di contatto con lui, anzi fui sollecitata dal giudice a trovarmi una nuova abitazione, nel caso in cui Angelo avesse ottenuto gli arresti domiciliari, per incompatibilità legale della mia presenza sotto lo stesso tetto. Dopo 25anni di matrimonio.

Angelo Rizzoli e Melania Rizzoli Angelo Rizzoli e Melania Rizzoli


Angelo, dopo una prima notte nel carcere di Rebibbia, è stato tradotto nel settore "protetto" dell' ospedale Pertini di Roma per l' evidenza delle sue condizioni, ed a nulla sono valse le mie telefonate nel Reparto Detentivo per avere notizie sulla sua salute, tranne essere consigliata dai colleghi medici di quel dipartimento di sollecitare per vie legali il trasferimento di Angelo in una struttura più idonea, poiché nel caso fosse intervenuta una emergenza medica a mio marito, loro stessi mi informavano ufficiosamente che, nelle condizioni in cui lui era, e con i mezzi a loro disposizione, non sarebbero stati in grado di provvedere strumentalmente a risolverla.


COME CUCCHI

ANGELO E MELANIA RIZZOLI ANGELO E MELANIA RIZZOLI

Angelo è rimasto rinchiuso in isolamento nella stessa cella di Stefano Cucchi per circa tre mesi, sdraiato a letto o seduto sulla sedia senza mai fare due passi, poiché il bastone da passeggio che lui aveva portato con sé era stato subito inviato a fare una radiografia per accertarsi che non fosse "armato", per poi essere perduto nella burocrazia e nei regolamenti della casa circondariale, mentre ad Angelo invece, nonostante i ripetuti solleciti, non è mai stata fatta una lastra per tutto quell' intero periodo detentivo.


Angelo è stato interrogato dal Gip, che aveva ordinato e firmato il suo arresto, una sola volta, dopo 20 giorni e per circa 20 minuti, nella sua cella del Pertini, seduto su una sedia a rotelle e con la flebo al braccio.

MELANIA E ANGELO RIZZOLI MELANIA E ANGELO RIZZOLI


Io riuscivo ad avere sue notizie dai suoi legali e dai colleghi parlamentari che visitavano il carcere, mentre le sue condizioni di salute peggioravano rapidamente. Era la prima volta per me che non vedevo o parlavo con Angelo per un periodo così lungo, non mi era mai successo neppure per un giorno in 25anni. Io non sono stata autorizzata a visitarlo né come parlamentare, né come medico o moglie, e in quelle settimane tutte le sue patologie, che per anni erano rimaste cronicizzate grazie ad interventi terapeutici e strumentali continui, si riacutizzarono e progredirono il loro corso con violenza su un fisico fiaccato ormai anche dal punto di vista immunologico e psicologico.

SIGNORA CIUFFA ANGELO RIZZOLI SIGNORA CIUFFA ANGELO RIZZOLI

 

Le ripetute richieste di detenzione domiciliare inoltrate dagli avvocati venivano regolarmente rigettate, come l' ausilio professionale dei medici specialisti che da anni seguivano Angelo per le sue varie malattie, tranne l' unica consulenza accettata e poi ignorata, quella del suo nefrologo che ne sottolineava e firmava il pericolo di morte, quando Angelo era ormai arrivato all' insufficienza renale totale che imponeva il trattamento dialitico che lui rifiutava, e ad un diabete scompensato nonostante le molte dosi di insulina.

 

tat adelina tattilo angelo rizzoli tat adelina tattilo angelo rizzoli

Quando Angelo, in quelle condizioni, inizió a rifiutare anche il cibo, io ottenni finalmente il permesso di una prima visita, che non dimenticherò mai. Dopo le molte richieste dei legali e delle relazioni in Procura degli stessi medici del reparto detentivo del Pertini, (già indagati per la morte di Stefano Cucchi) e con l' evidenza delle condizioni cliniche di mio marito, il Gip firmò per lui un ordine di trasferimento in un reparto protetto del Policlinico Casilino, più attrezzato per le emergenze e sempre in regime detentivo, con visite autorizzate di un' ora a settimana, ma dopo 21 giorni visto l' aggravarsi della situazione medica e clinica fu firmata l' autorizzazione al ricovero al Policlinico Gemelli di Roma, ospedale di riferimento di Angelo, dove lui era seguito da anni da vari medici specialisti che conoscevano bene le sue patologie, e sempre sotto custodia cautelare, con agenti che sostavano fuori e dentro la sua camera, ed assistevano ad ogni esame e ad ogni colloquio.

Renata Polverini, Angelo Rizzoli e Patrizia Ravaioli  - Copyright PizziRenata Polverini, Angelo Rizzoli e Patrizia Ravaioli - Copyright PizziANGELO E MELANIA RIZZOLI ANGELO E MELANIA RIZZOLI


In quei giorni, nella stanza accanto a quella di Angelo, era ricoverato il marito di Virna Lisi, attrice e amica personale che per lui aveva lavorato in diverse fiction, che arrivava nel nosocomio tutti i giorni ed avendo saputo della sua presenza nello stesso reparto voleva salutarlo, ma naturalmente non le è stato permesso di rivolgere nemmeno un sorriso ad Angelo sulla soglia della porta.


«Perché tanto dolore?» mi chiese lei nel corridoio dell' ospedale con gli occhi verdi lucidi di lacrime. Io invece avevo gli occhi asciutti, avevo smesso da settimane di piangere e cercavo di orientarmi in un mondo di penalisti, civilisti, fiscalisti e commercialisti nel quale ero mio malgrado precipitata.

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Io non sono mai stata interrogata da nessun giudice. Le mie richieste di colloquio per dimostrare la mia innocenza sono state sempre rigettate, e soltanto dopo tre mesi dall' arresto di mio marito sono riuscita ad ottenere una data per l' interrogatorio di garanzia, salvo poi essere avvisata dal mio legale il giorno prima di questo appuntamento che lo stesso era stato disdetto, poiché era stata firmata nei miei confronti una richiesta di archiviazione per riconosciuta mia totale estraneità ai fatti di cui ero accusata, per non aver commesso alcun reato, tranne quello di essere la moglie di un uomo considerato dalla legge italiana un criminale. Nessuno mi ha mai chiesto scusa per l' inutile indagine esercitata nei miei confronti, per la spettacolarizzazione data alla stessa, per gli articoli sui giornali e i servizi dei Tg, per i danni da me subíti, per le umiliazioni, per il dolore e le perdite definitive conseguenti. Nessuno.

Figli di Angelo Rizzoli Figli di Angelo Rizzoli


Nel frattempo io avevo perso il seggio alla Camera dei Deputati, avevo perso il lavoro, mi sono state chieste (per telefono!) le dimissioni dalla carica di Vicepresidente Nazionale dell' Ail (Associazione per la cura di leucemie, linfomi e mielomi) che io sostenevo, e soprattutto stavo perdendo mio marito, dopo aver perduto tutti gli amici, o quelli che io consideravo tali, che come è noto nei momenti di difficoltà diventano improvvisamente semplici conoscenti. Sono andata avanti soltanto con le mie forze, con il mio istinto alla vita, senza reddito e senza stipendio, con un patrimonio completamente sequestrato e distrutto e con un marito ricoverato agli arresti, che stava lentamente abbandonandomi.

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Con le terapie intraprese al Gemelli Angelo ebbe però un lieve miglioramento, che gli permise una dimissione controllata e quindi di ottenere gli arresti domiciliari, ed il giorno in cui lo riportai a casa in sedia a rotelle, lui non commentò nemmeno il suo ritorno in un appartamento visibilmente disadorno, dal quale, durante la sua detenzione, erano stati sequestrati ed asportati tutti i beni, dai mobili, ai quadri, agli argenti, ai lampadari ed ai tappeti, (tranne i letti, i comodini e la cucina) ma chiese soltanto di poter fare una doccia e di sdraiarsi dopo tanti mesi nel suo letto.

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SOFFERENZA

Non mi dilungo sulle visite in casa durante gli arresti domiciliari dei carabinieri e dei poliziotti a tutte le ore, comprese quelle notturne, per controllare che il detenuto AngeloRizzoli non lasciasse la sua abitazione, non telefonasse o non ricevesse estranei, né sulle sue delusioni legali per non riuscire ad ottenere un briciolo di libertà per curarsi dove e come lui voleva e tentare un recupero clinico parziale che purtroppo non è stato più possibile.

ANGELO RIZZOLI ANGELO RIZZOLI


Alle cinque di mattina di un giorno di novembre 2013 ho ricoverato con urgenza nuovamente Angelo, (era finalmente libero dagli arresti per scadenza dei termini di custodia cautelare) portandolo in ospedale in affanno, con un edema polmonare in atto, sulla mia Smart, essendoci state sequestrate nel frattempo tutte le automobili private ed aziendali.

L'ARRESTO DI ANGELO RIZZOLIL'ARRESTO DI ANGELO RIZZOLI


Era intervenuto uno scompenso cardiaco ingravescente e resistente ai farmaci ed alle terapie che lo ha portato a morte dopo tredici giorni di sofferenza e di progressiva agonia. A nulla sono servite le terapie intensive mediche e strumentali, le dialisi, le trasfusioni, la respirazione assistita, le potenti terapie di rianimazione, il monitoraggio permanente delle funzioni vitali ed infine la circolazione extra corporea.

Angelo Rizzoli storia di un imprenditore fallito e uomo sfortunatoAngelo Rizzoli storia di un imprenditore fallito e uomo sfortunato


Angelo è morto di crepacuore, cosciente, all' alba dell' 11 dicembre 2013 uscendo in questo modo drammatico dalla sua inchiesta penale, in solitudine, senza voce, senza un processo, senza una condanna, epperó cadavere.


«Vuole vedere la salma?» mi chiesero i colleghi medici dopo aver ricomposto il corpo di Angelo, dopo averlo liberato dai tubi, dagli aghi e dalle flebo, dai monitor e dalle macchine di rianimazione, senza sapere che lui si era già liberato da solo e per sempre da quella vita infame.

MELANIA E ANGELO RIZZOLI CON RENATA POLVERINI MELANIA E ANGELO RIZZOLI CON RENATA POLVERINI


Oggi scrivo questa storia a «Fino a prova contraria» per i detenuti che verranno dopo di lui, perché non sia vilipesa e calpestata la loro dignità di esseri umani, perché non siano negati o ignorati i loro diritti, perché non sia attentata la loro vita di malattia dallo Stato Italiano che li ha in custodia, e che quindi ha il dovere di custodirli, perché si eviti a qualunque "criminale" in futuro, qualunque sia la sua colpa, una condanna a morte di questo tipo.

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