bus dortmund

CHIAMATE L’ISPETTORE DERRICK! IL PASTICCIACCIO DELLA POLIZIA TEDESCA: SULL’ATTENTATO AL BUS DEL BORUSSIA LE INDAGINI SONO TUTTE DA RIFARE - I DUE SOSPETTI TERRORISTI ISLAMICI NON C’ENTRANO NULLA – LE ALTRE PISTE PORTANO AI NEONAZISTI E UN GRUPPO DI ESTREMA SINISTRA

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Tonia Mastrobuoni per la Repubblica

 

«Guardi che non siamo in un film poliziesco, dovreste avere un po' più di pazienza e aspettare i risultati delle indagini ». La portavoce della polizia di Dortmund ha la voce tesa, la nostra ennesima telefonata arriva dopo due giorni concitati di voci, conferme e smentite sulla tragedia sfiorata sul pullman del Borussia. Ed è sacrosanto chiedere che i giornali rispettino i tempi degli inquirenti, che non possono soddisfare la sete quotidiana dell' ininterrotto flusso di notizie su carta e web.

 

Ma la verità è che ieri l' ennesimo calembour della procura è giunto dopo un susseguirsi di notizie fornite volontariamente da polizia e inquirenti attraverso un' attività compulsiva di tweet, comunicati sui siti e conferenze stampa convocate a partire dalle 23 della sera dell' attentato.

DORTMUND ATTENTATO 2DORTMUND ATTENTATO 2

 

Il colpo di scena di ieri riporta le indagini alla casella di partenza. I due sospetti terroristi islamici che poche ore dopo le bombe erano finiti nel mirino della magistratura, uno dei quali era stato anche arrestato, non c' entrano nulla. Però già che c' erano, siccome era un brutto ceffo, ieri sera l' hanno arrestato di nuovo.

 

Abdul Beset A. è comparso ieri davanti al giudice con l' accusa di aver guidato in Iraq un commando dell' Isis «che aveva come obiettivo quello di preparare sequestri, estorsioni e omicidi», come si legge in un comunicato dei magistrati. L' iracheno 26enne era attenzionato da tempo dai servizi, ma siccome non c' erano gli estremi per arrestarlo, aveva continuato a ordire piani terroristici indisturbato. Secondo indiscrezioni le manette erano scattate perché poco prima dell' attentato aveva detto al telefono «l' ordigno è pronto». Ora i magistrati sembrano ammettere che non era quello usato contro il Borussia. Ma l' hanno arrestato perché fa parte di un' organizzazione terroristica.

 

DORTMUND ATTENTATODORTMUND ATTENTATO

Anche il secondo sospetto jihadista, un tedesco 28enne di origine libanese, non c' entra nulla con le bombe. Un poliziotto si era ricordato dopo l' attacco di aver visto un ombrello dell' albergo dove pernottava il Borussia - vicino al quale è avvenuto l' attentato - a casa dell' uomo, durante un controllo avvenuto per una semplice lite in casa.

 

La portavoce della procura che ha dato la notizia che neanche lui ci azzeccava nulla ha persino ammesso che ormai il termine «attentato terroristico» per i magistrati «non è più vincolante». Siccome c' è la famosa lettera di rivendicazione che comincia con "nel nome di Allah", si continua a battere la pista di un attacco islamico, ma secondo molti media tedeschi gli inquirenti starebbero indagando a 360 gradi. E nel mirino ci sarebbe un militante neonazista e un gruppo di estrema sinistra. Sospetti bipartisan.

BORUSSIABORUSSIA

 

È evidente insomma, ieri lo ha ammesso anche Angela Merkel, che il problema riguarda anzitutto le falle nelle indagini. La cancelliera, ribadendo in un' intervista che «non ci rassegneremo mai al terrore», ha sottolineato che il sistema federale nasconde legislazioni troppo diverse. I Land dovrebbero «impegnarsi per uniformare i loro sistemi di sicurezza», ha detto. Il Nordreno- Westfalia, ad esempio, «non può fare i controlli random». Un altro esempio citato da Merkel è che «la sorveglianza preventiva, che è importante nel caso di persone sospette, è consentita in Baviera, non in Nordreno-Westfalia e Berlino».

 

Certo, nelle parole della cancelliera c' è molta verità ma anche un sapore fortissimo di campagna elettorale. Prima del 24 settembre, l' appuntamento più importante è quello di metà maggio in Nordreno-Westfalia, la regione più popolosa della Germania dove la donna da battere è un peso massimo della Spd, Hannelore Kraft.

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Nel Land del Capodanno delle molestie di Colonia, dei disastri delle indagini su Anis Amri, attenzionato appunto per mesi e classificato come un pericoloso terrorista islamico ma mai fermato, tanto che ad un certo punto sparì da quel Land per riemergere a Berlino dove guidò il tir assassino contro il mercatino di Natale, Merkel aveva già avuto gioco facile a usare le falle nella sicurezza e nelle indagini per attaccare Hannelore Kraft e soprattutto il suo ministro dell' Interno, Ralf Jaeger. Se il disastro investigativo si ripeterà anche a Dortmund, per la Spd potrebbe ricominciare un calvario.

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