blatter fifa

CI SONO VOLUTI I SUPER AGENTI DELL’FBI PER METTERE IL NASO NEL MARCIO DELLA FIFA - NON CI VOLEVA LA PALLA DI VETRO PER CAPIRE CHE, DIETRO LA SCELTA DI GIOCARE I MONDIALI DI CALCIO IN QATAR A NATALE DEL 2022, CI FOSSE QUALCHE REGALO NON LECITO

1 - SE L’FBI SISTEMA LA FIFA DI BLATTER

Da “il Foglio”

 

FIFAFIFA

Stavolta la sorpresa riguarda più il cacciatore che la preda. Non ci voleva molta immaginazione a sospettare che dietro la scelta di giocare i Mondiali di calcio in Qatar, terra di gas ed emiri, a ridosso del Natale 2022 ci fosse qualche regalia men che lecita. Ma colpisce il fatto che, per sfidare l’onnipotente Sepp Blatter, da sempre dominus della Fifa, ci volesse nientemeno che Loretta Lynch, fresco procuratore generale degli Stati Uniti sull’onda di un’indagine condotta dall’Fbi.

 

Un quadro degno della Chicago anni Trenta più che dell’hotel Baur au Lac di Zurigo, tempio di gnomi dove ieri i gendarmi elvetici hanno fermato alcuni potenti del pallone. Ma tanto c’è voluto per portare alla sbarra un sistema di potere che ha retto alle inchieste della stampa anglosassone, alle dimissioni di dirigenti colti con le mani nel sacco e all’insabbiamento dell’inchiesta condotta, per conto della stessa Fifa, dall’ex procuratore federale americano Michael J. Garcia.

michael garciamichael garcia

 

Ma non ha portato bene alla squadra (o la gang?) di Blatter la sfida a un esponente, seppur in congedo, della giustizia americana, decisa a far rispettare, dopo l’11 settembre, il suo ruolo di garante della legalità internazionale. La dottrina americana prevede che le corti federali siano competenti per i reati commessi utilizzando il dollaro o passando da un internet provider americano.

 

Un diritto che Washington esercita, il più delle volte, nei casi di terrorismo. Ma non solo. Certo, non mancano le critiche allo “strapotere” americano. Ma se i “Gmen” dell’Fbi non avessero indossato la giacchetta nera degli arbitri di calcio fischiando un giusto rigore, l’Europa avrebbe continuato a chiudere gli occhi

il procuratore loretta lynchil procuratore loretta lynch

 

2 - UNA CASTA DI INTOCCABILI CHE DECIDE LE SEDI DORATE DI MONDIALI E OLIMPIADI

Emanuela Audisio per “la Repubblica”

 

House of Sports. Era l’ultima casta degli Intoccabili. Non a caso con sede in Svizzera. I padroni dello sport mondiale abitano qui. Pallone e Cinque Cerchi. Fifa a Zurigo e Cio a Losanna. Sedi private, giuridicamente impenetrabili, con poca trasparenza e nessun sistema di controllo. Dove le decisioni vengono prese da un piccolo vertice, senza dibattiti o spiegazioni. In modo del tutto bizantino, stipendi compresi.

jeffrey webb capo concacafjeffrey webb capo concacaf

 

E dove un sistema medioevale di omertà, complicità e ricatti regna sovrano. Tanto è sport, diverte la massa, e non mancano i miliardi (con tangenti) da spartirsi. Stavolta tocca al calcio. Rendere conto delle sue malefatte e della sua presunzione di poter essere al di sopra di tutto e di tutti. Anche se gli Usa sono molto attenti alle accuse quando dall’altra parte c’è il sistema elvetico. Infatti si è mossa l’Fbi.

 

La gola profonda è Chuck Blazer, americano, ex dirigente dell’esecutivo Fifa, già sotto inchiesta dell’Fbi nel 2011, ora gravemente malato di tumore, che due anni fa ha patteggiato con la giustizia americana.

custodia lv per fifacustodia lv per fifa

 

È lui che ha permesso di iniziare a scardinare il sistema. Il trattato bilaterale tra i due paesi dà alla Svizzera il potere di rifiutare l’estradizione per reati fiscali. Ma questa volta si tratta di riciclaggio e di frode (150 milioni di dollari). Anche se la corruzione, viene definita in maniera particolare dal codice penale elvetico, che permette l’estradizione solo se questa è avvenuta nell’ambito dei media (diritti tv) e pubblicità.

 

E di nuovo non è un caso che gli avvocati degli arrestati stiano studiando il caso del regista Polanski, che l’America voleva in carcere per un reato di stupro. Lo sanno tutti: l’assegnazione di Mondiali e Olimpiadi è tutto tranne che sportiva. E se c’è qualche peccatore come in ogni sistema mafioso viene eliminato dall’organizzazione in modo da poter dire al mondo: vedete come siamo bravi?

 

Molti esponenti della FIFA sono stati corrotti per il voto al Qatar Molti esponenti della FIFA sono stati corrotti per il voto al Qatar

Indagare su Sport Pulito è complicato. Per la ramificazione e la frammentazione di contratti con società e sponsor. Nel ‘99 toccò all’allora presidente del Cio, lo spagnolo Juan Antonio Samaranch fare un po’ di pulizia nella sua sacra famiglia con il congresso straordinario numero 108. Per il voto venduto a Salt Lake City 2002. A Losanna il lago sonnecchiava, ma all’hotel Palace si votò l’espulsione di sei membri Cio, colpevoli di aver tradito la carta olimpica.

 

I sei (Ganga, Arroyo, Abdel Gadir, Lamine Keita, Mukora e Santander) protestarono: cosa avevano fatto di male? Si erano fatti pagare una buona università per i figli, un buon dottore per la madre, degli ottimi pezzi di ricambio per le loro auto scassate, dei viaggi in prima classe, avevano accettato un po’ di cash per le loro finanze. Uno srotolò perfino il conto della sua carta di credito.

FIFAFIFA

 

Il congolese Ganga andò a protestare alla tv svizzera: «Se la prendono con me, scambiano un vecchio frigo per una macchina di lusso. A me che ho fatto parte della commissione marketing nessuno ha mai chiesto un parere sui contratti firmati del Cio, né me li hanno mostrati prima di approvarli. Loro guadagnavano e io dovevo stare a guardare. Loro sono santi, e io sono un bandito».

 

Aveva solo venduto il suo voto a chi si era fatto avanti per comprarlo. Briciole, rispetto ai guadagni miliardari del Cio, dove sedeva gente, non sempre politicamente corretta: il generale nigeriano dalle mani sporche, l’amico di Idi Amin Dada, l’ex capo della sicurezza alla frontiera indo-pakistana, un alto dirigente della Samsung, quel Kun Hee Lee, multimilionario coreano che a Vancouver nel 2010 verrà riammesso nell’élite olimpica, nonostante la condanna in patria di evasione fiscale per 100 milioni di dollari.

Molti esponenti della FIFA sono stati corrotti per il voto al Qatar Molti esponenti della FIFA sono stati corrotti per il voto al Qatar

 

E pazienza se Lee aveva violato «i principi etici della Carta olimpica » e nel suo paese era stato condannato a 3 anni di carcere con la condizionale. Per il Cio solo un membro che sbaglia: «Ha ricevuto due delle tre sanzioni più dure che potevamo imporre ». Volevate mica espellerlo? Altri si erano dimessi prima: il membro libico Bashir Mohammad Attarabulsi, di professione insegnante di ginnastica, la finlandese Pirjo Haeggman, rea di aver venduto il suo voto in cambio di un lavoro al marito Bjarne.

 

il Qatar si aggiudica i mondiali il Qatar si aggiudica i mondiali

C’era chi esigeva il pagamento di costose cure mediche, chi voleva per i suoi ragazzi borse di studio all’estero, chi pretendeva che la figlia, artista mediocre, venisse accompagnata da prestigiose orchestre filarmoniche, chi chiedeva terreni, donazioni, contributi per campagne elettorali, lavori per i parenti, cash, lobbies e agenzie pubblicitarie che esigevano miliardi per pacchetti di voti. Una piccola mafia olimpica che si arrangiava, sempre più aggressiva, che alzava il suo tariffario, e pretendeva sempre di più. Folklore a Cinque Cerchi in salsa svizzera. Dietro alle ultime decisioni Fifa e assegnazione dei Mondiali di calcio c’è invece una corruzione più sistematica e organizzata. Non qualche bandito, ma una malavita del pallone.

 

Grandi manovre per i Mondiali di calcio del Qatar Grandi manovre per i Mondiali di calcio del Qatar

 

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