COME IN UN FILM - IL TOP-GUN DI PROVINCIA CHE SPARAVA BALLE A RAFFICA: GRIGOLETTO RISCHIA L’ACCUSA DI OMICIDIO PREMEDITATO DI MARILIA

Fabio Poletti per "La Stampa"

Gli è bastata una notte in carcere per cambiare idea. E dopo aver negato l'innegabile, davanti al giudice nella sala colloqui del carcere di Canton Mombello a Brescia, Claudio Grigoletto finalmente lo ammette: «È vero, ho avuto una relazione con Marilia... E fino a prova contraria sono io il padre del bambino che lei stava aspettando...».

La prova, tutt'altro che contraria, arriva nel pomeriggio dagli Spedali Riuniti di Brescia che a tempo di record effettuano il test del Dna sul feto che la giovane brasiliana aveva in grembo. Senza alcuna ombra di dubbio, il padre è lui e questo non fa che avvalorare le ipotesi dell'accusa. Ma a più di un investigatore quel «fino a prova contraria» fatto scivolare a verbale dal giovane pilota d'aereo, è piaciuto meno di niente.

«Un uomo freddo e impassibile...», lo definisce chi assiste all'interrogatorio. Perché in quell'ora di monologo davanti al giudice, Claudio Grigoletto cerca di difendersi dall'accusa di omicidio sostenendo che alla fine, Marilia Rodrigues Silva Martins era una ragazza che andava con altri uomini e il suo assassino potrebbe essere tra loro. «La signora manteneva altre relazioni. Andrebbero verificate altre ipotesi oltre a quella che coinvolge il mio cliente», tenta la difesa il suo avvocato, Elena Raimondi.

La tesi non convince il giudice Francesco Nappo che convalida il fermo. Il rischio nel lasciarlo libero - vista la sua professione di pilota d'aereo, la disponibilità di un velivolo al campo di Bedizzone e i suoi contatti con il Brasile - è che Grigoletto possa lasciare il Paese.

E a nulla vale l'offerta di sua moglie Jessica, rimasta da sola nella villetta di Adro vicina a Brescia con due bambini piccoli (Katia che inizia ad andare al nido e Alice che ha un mese appena) divisa tra sentimenti contrastanti: «Per amore loro, sarei stata anche disposta a tenere in casa mio marito agli arresti domiciliari... Ma se è stato lui può pure morire in galera...».

Quella dei bambini piccoli è stata una preoccupazione pure del giovane pilota d'aerei oramai in caduta libera. Davanti al giudice ha giocato pure la carta della famiglia felice: «Sono preoccupato, sono molto preoccupato per mia moglie a casa da sola con le nostre bambine...». Ma l'immagine di marito affettuoso e padre premuroso mal si concilia con quel mare di accuse che rischiano di sotterrarlo sotto una condanna a vita.

Nell'ordinanza di convalida del fermo il giudice Francesco Nappo usa parole taglienti contro Grigoletto: «Ha dimostrato una totale assenza di scrupoli... L'indagato ha una personalità negativa... Le modalità della vicenda sono allarmanti...». Perché non basta guardare a quello che ha fatto il pilota che amava volare ma alla fine cercava di tenere i piedi in due scarpe.

Bisogna guardare anche a come lo ha fatto e come ora cerca di difendersi. L'accusa contestata è quella di omicidio volontario, facile che diventi presto omicidio premeditato. Perché c'è più di un elemento a far pensare che l'ossessione di farla finita in ogni modo con l'ex hostess brasiliana sia maturata per giorni e giorni nella testa di Grigoletto. La bottiglia di acido muriatico trovata accanto al cadavere della ragazza era stata comperata il mattino dell'omicidio.

La prova è in uno scontrino con data e ora. Secondo l'accusa l'acido sarebbe servito alla messinscena di un suicidio. Ma Grigoletto nega con forza: «Era solo un detergente usato per la pulizia dell'ufficio. Chiedetelo alla donna della pulizie...».

Nell'altro ufficio al campo volo di Bedizzone gli investigatori trovano una chiave tipo pappagallo che potrebbe essere stata usata per svitare il tubo del gas che doveva provocare l'esplosione per nascondere ogni traccia. Ma lui nega anche questo: «Mi sembra normale che io abbia una chiave inglese nell'hangar vicino ai miei aerei...».

Nega, nega tutto ma non la paternità. Ma di quella relazione di cui si vantava davanti a tutti nel paese di Gambara dove amava farsi vedere mano nella mano con la giovanissima brasiliana non è rimasto più niente: «L'ufficio chiuso a chiave dopo l'omicidio non prova niente. Le chiavi erano più di una, non le avevo solo io. Chi lo sa se Marilia le ha date a qualcuno...».

2. "SONO IL PIÙ BRAVO" - LO SMARGIASSO DI PROVINCIA CHE SI CREDEVA UN TOP GUN

Pierangelo Sapegno per "La Stampa"
Se si toglie da lì», fa la vicina di casa, scappando via con il suo sgargiante vestito a scacchi. Adro, a differenza di Gambara, è un posto che guarda delle colline e delle vigne piene, dove la luce del giorno sta colando via dalle pareti levigate. C'è un'ora di macchina fra i due paesi. E Claudio Grigoletto quasi tutte le sere, racconta la zia di sua moglie, Jessica, stropicciando un fazzoletto nella mano, chiamava dall'ufficio e diceva: «Ho finito adesso, come stanno le piccole? Vengo a casa, un'oretta». Il solito candido ritratto dell'orrore.

Ma c'è sempre qualcosa che non abbiamo capito nei crimini della nostra provincia. Lo accusano di aver ucciso la sua amante brasiliana perché l'aveva messa incinta, le aveva raccontato un sacco di palle e ora non voleva rovinare la sua splendida famiglia. E invece la zia, «era un amore di papà», sussurra ancora, con vergognosa fierezza, come se ci tenesse a dirlo, ma senza che la sentano in troppi. Nella catena di rettangoli in cui si perde questo posto, cerchiamo invano qualcuno che ci aiuti.

«Andate via!», urla un tipo in bicicletta. Inseguiamo la vicina. Oggi ad Adro, il paese del sindaco Oscar Lancini, che decorava le finestre e i banchi della scuola con il marchio del Sole delle Alpi, sono tornati i giornalisti. Lei si gira un attimo, mentre si rassetta i capelli corti continuando a scappare, e dice che lui non l'ha neanche «mai visto una volta. Noi conosciamo solo Jessica, una ragazza d'oro, le vogliamo tutti un gran bene, perché se lo merita, e le siamo vicini».

Dall'altra parte, a Gambara, dove il fantasioso Grigoletto s'era inventato l'Alpi Aviation do Brasil, assumendo come segretaria l'ex hostess Marilia Rodrigues, ci sono tre vasi di fiori sui 5 gradini di pietra bianca dell'ingresso e una bandiera brasiliana che pende fra i petali gialli dalle grate rugginose delle finestre. Passa il padre di Marilia, ma nessuno che parla. Il lavoro dei carabinieri ha svelato le tracce di un giallo e una storia che in fondo tutti conoscevano, ma che tutti negano.

Il sindaco di Gambara, Tiziana Panigara, rappresenta tutto questo stupore quando ripete con ingenuo rammarico che «il nostro paese pensava di tenersi fuori da storie del genere». Come dire che gli orrori capitano qui vicino, ma non ci riguardano, visto che 11 anni fa, a Leno, giusto a due curve da queste parti, una ragazzina di 14 anni di nome Desirée Piovanelli era stata seviziata e massacrata da tre minorenni e un maggiorenne, Giovanni Erra, condannato all'ergastolo per quell'orrore, che aveva definito la vittima semplicemente come «una ragazza troppo facile».

Anche questa volta c'è una donna, considerata meno di niente, ammazzata come si toglie un ingombro dal percorso. E anche questa volta c'è un paese che sfugge i giornalisti e che nega tutto.

Ma Claudio Grigoletto non poteva essere un vanto: sparava tante di quelle palle che faceva ridere pure i suoi quattro allievi pilota raccontando immaginifiche avventure da marine. Come ha fatto ancora poco prima di essere arrestato, quando gli hanno chiesto di ricordare Marilia Rodrigues Martins, ha risposto con voce melanconica: «Era solare, una donna tanto solare». Poi ha aggiunto che per quello che ne sapeva «era fidanzata», ma che lui naturalmente non aveva avuto nessuna storia di nessun genere con lei.

La verità è che persino sua moglie sapeva di questa storia, e che lui andava da Angelo Bonati, il direttore del campo volo, in compagnia di quella bella brasiliana con i tacchi da 12 centimetri e i vestiti attillatissimi, presentandola «come la sua ragazza».

A un certo punto, «poi lei non s'è più vista. Mi dicevano tutti che era in stato interessante», spiega il Bonati, anche lui cercando di scapparsene via prima di dire qualcosa. Sua moglie Jessica, invece, non posta più su facebook foto spinte e ridanciane come quelle dell'addio al celibato, e i suoi voluminosi capelli biondi si sono stinti in un più casalingo castano. Adesso si fa solo ritrarre sorridente e materna con le sue due bambine, e scrive che «non ha un fisico da sballo», ma «la bellezza finisce e io sono fiera delle mie figlie».

C'erano due mondi nella vita di Claudio Grigoletto, e ce n'erano anche tre perché c'erano pure quelli che lui si inventava - «sono il più bravo», ripeteva molto seriamente: «Ho pilotato gli F16 per sei anni, sono stato in Afghanistan e non ho paura di niente» -, come tutti i quaquaraquà che non sono nemmeno capaci a vivere la loro, di vita.

Eppure, la zia, dice che «era un marito esemplare. Avevano appena comprato la casa. E anche il rapporto fra di loro era tutto per lui. Lei lo adorava. Se telefonava per dire che tornava a casa, prendeva in braccio le figlie e lo aspettava sulla strada».

Le bambine dovevano essere così orgogliose quando vedevano il loro padre che arrivava salutando, perché sembrava fluttuare in tutta quella luce del giorno che finisce, e lui era un po' come i re delle fiabe e la mamma era come la regina della casa, che gli correva incontro dopo aver messo in ordine tutte le cose riportandole alla vita.

Solo che dietro a ogni quadro, molte volte c'è un disegno nascosto, e questo mette insieme i sogni senza sacrifici della nostra provincia, il modello indistruttibile da vivere per gli altri, per il nostro Carosello della vita. Anche a costo di uccidere chi non conta niente, come un'altra donna. Bonati dice che «quel giovedì è venuto qui a portare in volo della gente. L'ho sentito per radio». E com'era? «Tranquillo. Normale». Che cosa aveva fatto, in fondo?

 

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