crisanti

“APRIRE TUTTI IL 4 MAGGIO È SBAGLIATO” - IL VIROLOGO CRISANTI: “ANCORA NON SI È CAPITO QUANTO SIA IMPORTANTE FARE I TAMPONI. FARLI ABBATTE LA TRASMISSIONE! - I TEST SIEROLOGICI? NON HANNO VALORE - LE INDICAZIONI DELL’OMS ERANO SBAGLIATE PERCHÉ NON PREVEDEVANO CHE CI FOSSE UN GRANDE NUMERO DI ASINTOMATICI. SI SONO BASATI SU STUDI CINESI E I CINESI NON SONO MAI STATI TRASPARENTI, NÉ SULL’INIZIO DELLA MALATTIA NÉ SUL NUMERO DEI CASI. FACENDO I TAMPONI A VO’ EUGANEO CI SIAMO ACCORTI CHE…”

Gea Scancarello per https://it.businessinsider.com/

 

ANDREA CRISANTI

Andrea Crisanti è un cervello di ritorno: professore di parassitologia molecolare all’Imperial college di Londra, è rientrato in Italia come direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università (e azienda ospedaliera) di Padova, portando competenze preziose. In questi giorni è infatti noto soprattutto per essere l’uomo che ha guidato il Veneto fuori dall’emergenza coronavirus, risparmiando alla regione uno scenario catastrofico come quello lombardo e che è stato indicato da Ernesto Burgio come uno dei pochi se non l’unico vero esperto italiano.

 

tampone

In controtendenza netta e isolata con le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), Crisanti ha insistito per fare i tamponi a tutti i contatti dei presunti infetti, riuscendo a bloccare l’epidemia sul territorio prima che dilagasse negli ospedali.

 

Eppure, dice, che ancora oggi “questa decisione strategica non è stata fatta propria da altre regioni”. Gli abbiamo chiesto allora di spiegarci il mistero dei tamponi che non si fanno e il nuovo fiorire di test sierologici (“Non servono assolutamente a nulla”).

crisanti

 

Ci aiuta a capire una volta per tutte perché ancora ci sono malati o persone che chiamano con sintomi a cui non vengono fatti tamponi? Mancano i materiali? Non c’è la volontà?

È un insieme di cose. All’inizio sicuramente i reagenti sono mancati, ma non credo che adesso siano più un grandissimo problema: penso che ora la vera questione sia che non si è capito perché è così importante fare i tamponi. E non si è capito che fare i tamponi, e particolarmente farli ai contatti e a quelli che potenzialmente sono entrati in contatto con la persona infetta, abbatte la trasmissione. Se non si capisce l’importanza di questa strategia di fatto rimarremo sempre con queste polemiche…

 

La strategia in Veneto ha funzionato, possibile che ancora gli altri non abbiano capito?

CORONAVIRUS - TAMPONE

Possibile, sì. In altre regioni si pensa che il tampone serva solo a fare la diagnosi. In realtà, se arriva una persona che sta male, da sette-otto giorni, con tutta la sintomatologia canonica e il quadro radiologico, il tampone non c’è nemmeno bisogno di farlo: dovrebbero farlo invece tutte le persone con cui la persona è entrata in contatto. È, insomma, essenzialmente una questione di decisioni strategiche.

 

Se non si cambiano queste decisioni strategiche corriamo dei rischi il 4 maggio, alla riapertura?

I rischi esistono perché c’è ancora tantissima trasmissione: tremila casi al giorno sono ancora molti, mica pochi.

 

tampone

Vengono raccontati però come fossero un successo.

Certo, perché eravamo abituati ad altri numeri.

 

Dove ci si contagia oggi, quali sono i focolai presumibili?

Principalmente a casa e nelle istituzioni, cioè nelle Residenze sanitarie per anziane (Rsa). E poi, ovviamente, nelle fabbriche o in altri ambienti di lavoro: ci sono anche tantissime attività produttive o commerciali che sono attive.

 

A questo proposito servirebbero informazioni più certe sul virus stesso. Molti dovranno per esempio riaprire gli studi professionali nei prossimi giorni, dovranno aprirsi al contatto col pubblico. Di cosa devono preoccuparsi, concretamente: disinfettare le superfici, mettere divisori in plexiglass o che?

Se le persone usano le mascherine le possibilità che il virus si depositi sulle superfici è di fatto limitata. Certo, il virus resiste sulle superfici in determinate condizioni di temperatura e umidità, come è stato dimostrato in diversi studi: tuttavia, le mascherine aiutano anche in questo, perché bloccando il passaggio delle goccioline danno al virus meno possibilità di depositarsi. Detto questo, certo, anche i plexiglass aiutano.

ANDREA CRISANTI 1

 

Cosa sappiamo dell’immunità e di possibili riattivazioni, come quelle denunciate in Corea?

Nulla, assolutamente nulla.

 

Quindi i test sierologi che ci apprestiamo a fare che valore hanno?

Nessuno, soltanto, chiamiamolo così, un valore epidemiologico, per capire dove il virus si è diffuso in maniera più estesa.

 

Esistono però casi di persone che erano convinte di aver fatto la malattia, anche se in forma debole, a cui i sierologici non hanno rilevato nulla…

Appunto, continuo a ripeterlo: non servono a nulla questi test.

 

tedros adhanom ghebreyesus

Con queste pochissime certezze, a che estate andiamo incontro?

È difficile da dire, onestamente non lo so. Stiamo affrontando questa cosa in maniera troppo caotica: ogni regione si sta organizzando in maniera diversa mentre ci vorrebbe invece una risposta unitaria.

 

Ma il governo sta cercando di stroncare le spinte regionali e riaprire con regole condivise il 4 maggio..

Il punto è che aprire tutti il 4 maggio è sbagliato! Non tutte le regioni sono pronte, non si conosce l’incidenza della malattia per giorno, per regioni e per classi di popolazione… insomma, è un pasticcio. E d’altronde è sotto gli occhi di tutti: può la Lombardia essere paragonata alla Calabria o alla Sicilia? Sono regioni che hanno casi diversi e capacità di affrontarli diversi, e comunque né per l’una né per le altre sappiamo quali sono i contagi giornalieri. Io rimango basito. Queste sono le cose che non vanno bene: sa quante persone sono state abbandonate a se stesse in questo periodo? Non ne ha idea…

GHEBREYESUS XI JINPING

 

Con chi dovremmo prendercela?

Chiaramente l’epidemia era un evento in qualche modo imprevedibile, nel senso che non era successo in 80 anni: il fatto che non  fossimo preparati è deprecabile ma può essere in qualche modo giustificato. Quello che non è giustificabile è riaprire essendo ancora impreparati: questo proprio non va bene.

 

Molti hanno seguito le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), ma si sono rivelate sbagliatissime. Perché l’Oms ha sbagliato?

quarantena e posti di blocco a vo' euganeo 8

Perché non prevedevano il fatto che ci fosse un grande numero di asintomatici, essenzialmente. Si sono basati su studi cinesi e i cinesi non sono mai stati trasparenti, né sull’inizio della malattia né sul numero dei casi: parliamo di un Paese in cui la trasparenza non è un valore e tutte le informazioni che fornisce vanno prese come un certo scetticismo. Invece l’Oms le ha prese come oro colato e la ha trasmesse a tutto il mondo, con le conseguenze che stiamo vedendo.

 

E lei come ha fatto a decidere che l’Oms stava sbagliando?

Noi ce ne siamo accorti facendo i tamponi a Vo’: ci siamo resi conto che c’era una percentuale grandissima di persone asintomatiche ma positive.

 

quarantena e posti di blocco a vo' euganeo 2

Aver insistito sui tamponi è stato essenziale, insomma. Ma voi lo avete detto a tutti gli altri per avvertirli?

Certo. Lo abbiamo detto a tutti e si trattava inoltre di dati disponibili, forniti a tutti dal Veneto. Chi avesse voluto, avrebbe potuto vederli, capirli, usarli.

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