STATO D'ALIERTA IN BRASILE - SULLA CESSIONE DI TIM BRASIL IL POTENTE NUMERO UNO DI TELEFONICA SI GIOCA IL POSTO. ORA CHE SLIM E PORTUGAL TELECOM GLI HANNO BLOCCATO L'OPERAZIONE (PATUANO VUOLE 12 MLD) DOVE VA A SBATTERE LA TESTA? - E CHE EFFETTO AVRA’ IL GOVERNO RENZIE SU TELECOM?

1- STATO D'ALIERTA IN BRASILE. SULLA CESSIONE DI TIM BRASIL IL NUMERO UNO DI TELEFONICA SI GIOCA LA POLTRONA...
DAGOREPORT

L'amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano, non è l'unico che, di questi tempi, si sta giocando la poltrona. Patuano, in questa versione moderna del "Rischiatutto", è in buona compagnia di Cesar Alierta, il grande capo di Telefonica, il gruppo spagnolo che dallo scorso autunno è primo azionista di Telco, la cassaforte che custodisce il 22,4% di Telecom.

E il terreno che potrebbe fare da teatro all'ultima battaglia di Alierta è quello brasiliano. Nel paese sudamericano, complice anche un verdetto dell'antitrust locale che di fatto glielo impone, da tempo Telefonica, che in Brasile già possiede la compagnia Vivo, sta spingendo perché Telecom venda la società controllata al 67% Tim Brasil.

Quest'ultima, stando al tam tam mediatico che circola da tempo, una volta ceduta, potrebbe essere ripartita un po' come se si trattasse di uno spezzatino tra gli operatori locali, ossia Vivo di Telefonica, Claro del magnate Carlos Slim e Oi di Portugal Telecom. Tale processo di cessione con successivo spezzatino di Tim Brasil è ormai entrato nel vivo. Non a caso, l'ad di Telecom Patuano, proprio in questi giorni, sarebbe in Brasile per seguire da vicino la vicenda.

Gli operatori locali, sotto la regia di Telefonica, stanno aspettando il via libera del governo sudamericano. Una volta arrivato, l'obiettivo, secondo quanto appreso da Dagospia in ambienti finanziari, sarebbe quello di lanciare una Offerta pubblica di scambio (Ops) che prevede un piccolo sovrapprezzo sulle azioni di Tim Brasil. In cambio, dovrebbero essere offerti titoli Telefonica. In questo modo, il gruppo spagnolo guidato da Alierta, già schiacciato da un debito di quasi 50 miliardi di euro, non si troverebbe a sborsare contante.

Ma il via libera del governo brasiliano, che ancora manca, non è l'unico ostacolo a questo disegno. Sembra, infatti, che le varie parti in causa non siano ancora riuscite a raggiungere un accordo sulla valutazione di Tim Brasil. Da una parte, ci sarebbero gli operatori locali, intenzionati a valutare la controllata di Telecom fino a 6,5 miliardi. Dall'altra, l'ad Patuano, in fase di riposizionamento dopo avere perso l'appoggio di Telefonica, che non sarebbe disposto a portare a casa meno di 12 miliardi.

Non a caso, più volte negli ultimi tempi Patuano ha ripetuto che Tim Brasil sarebbe stata venduta solo nel caso in cui fosse giunta un'offerta a cui proprio non si può dire di no. Alierta, dal canto suo, complice probabilmente l'urgenza di vendere dettata anche dalla posizione dell'antitrust, sembra in linea di massima favorevole alla maxi valutazione proposta dall'ad di Telecom. Peccato soltanto che non sembrano essere dell'idea né il magnate Slim né Portugal Telecom.

Alla fine chi vincerà? A quanto si chiuderà la transazione su Tim Brasil, ammesso e non concesso riesca a perfezionarsi? Le domande sono avvolte nel mistero. Ma il timore è che per il potente Alierta, nato a Saragozza il 5 maggio (giorno della morte di Napoleone) del 1945, il Brasile si possa presto trasformare in una Waterloo.


2-EFFETTO RENZIE SU TELECOM: CHE SUCCEDE ORA NELLA SOCIETA' TELEFONICA CON L'AVVENTO AL POTERE DI MATTEUCCIO
Carlotta Scozzari per Dagospia

La staffetta tra Enrico Letta e Matteo Renzi al governo potrebbe scompaginare i piani degli spagnoli di Telefonica in Telecom Italia. Già solo il fatto che sia uscito di scena Letta nipote, che aveva avallato l'operazione con cui il gruppo guidato da Cesar Alierta, lo scorso autunno, è salito al controllo della società telefonica ex monopolista italiana, muta completamente il quadro.

Non a caso, a quanto risulta, negli ultimi giorni, alcuni uomini della divisione di pubbliche relazioni ("pubblic affairs") di Telecom guidata da Franco Brescia avrebbero contattato alcuni membri della direzione del Pd per spiegare gli obiettivi che sta perseguendo l'amministratore delegato del gruppo Marco Patuano.

Quest'ultimo, proprio negli ultimi tempi, si è sganciato dai soci di Telefonica (non è chiaro se sia stato prima lui a sganciarsi o prima gli spagnoli a mollarlo preferendogli il manager Gabriele Burgio, ma tant'è) e ha mostrato più di una simpatia verso i soci di minoranza guidati dalla Findim di Marco Fossati.

L'ex mister Dado Star ha in portafoglio il 5% di Telecom, e, insieme con l'associazione dei piccoli soci dell'Asati, da tempo chiede che nel consiglio di amministrazione sia rispecchiata in modo più equilibrato la compagine degli azionisti. Al momento, infatti, Telco, la scatola blindata da Telefonica che controlla la società con appena il 22,4%, esprime ben quattro quinti del cda. Dove, di fatto, fa il bello e il cattivo tempo.

Secondo indiscrezioni, nel prossimo consiglio di Telecom del 27 febbraio, l'ad Patuano dovrebbe cercare di tendere la mano ai soci di minoranza guidati da Fossati, dando loro il "contentino" della presidenza del cda e dei comitati interni, che almeno per il momento potrebbe essere giudicato un compromesso accettabile.

Una manovra che, in ogni caso, a Patuano potrebbe costare cara, visto che gli azionisti di Telco, primi fra tutti Telefonica e Mediobanca, non sembrano essere poi così d'accordo ad affidare la poltrona per ora occupata da Aldo Minucci a un rappresentante dei piccoli azionisti.

Ma chi potrebbe essere il prossimo presidente di Telecom? Secondo le ultime voci, i nomi al momento più accreditati sono quelli di Vito Gamberale, l'ex numero uno della Sip che negli ultimi tempi ha fatto asse con Fossati per sconfiggere lo strapotere di Telco, e dell'economista Giulio Sapelli. Un nome, quest'ultimo, che sembra mettere d'accordo tutti più di quanto non faccia quello di Gamberale.

Ma il quadro, complice proprio l'ascesa al potere di Renzie, è fluido. Quel che, per ora, è certo è che alla direzione del Pd del 6 febbraio il civatiano Andrea Ranieri aveva ottenuto che, nella prossima riunione, si discutesse un ordine del giorno su Telecom, che avrebbe dovuto tra le altre cose anche affrontare il nodo del Brasile. Se, infatti, la cessione della controllata Tim Brasil farebbe comodo a Telefonica, l'operazione incontra il "no" secco dei piccoli azionisti, che la vedono come l'ennesimo modo di depredare la società telefonica ex monopolista italiana di un attività di valore.

Renzie, dal canto suo, non si è mai sbilanciato sul caso Telecom, ma dalla segreteria del Pd sarebbero trapelati segnali di attenzione al dossier. Il sindaco di Firenze, in particolare, sembra essere a grandi linee favorevole sia a una modifica della plancia di comando della società più attenta agli equilibri nell'azionariato, sia al tema di intensificare gli investimenti sulla rete in rame. Mentre più freddo si sarebbe mostrato sulla proposta di legge avanzata dal senatore del pd sull'abbassamento della soglia dell'Opa (Offerta pubblica di acquisto).

Il problema, però, è che se il 6 febbraio si pensava che la prossima direzione del Pd si sarebbe riunita il 13 o il 20 febbraio, adesso il quadro è completamente cambiato. Al momento, infatti, non solo risulta difficile stabilire quando, ma, addirittura, se mai ci sarà una prossima direzione del Pd.

 

cesar_aliertaMARCO PATUANOtelecom tim brasil SLIMMATTEO RENZI CON LA MOGLIE AGNESE Gabriele BurgioMARCO FOSSATI jpegVito Gamberale

Ultimi Dagoreport

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?

malago galliani calcagno ulivieri

DAGOREPORT - NELLA CORSA ELETTORALE PER LA PRESIDENZA FIGC, L’ASSOCALCIATORI (AIC) E L’ASSOALLENATORI (AIAC) SONO PRONTE A SCARICARE MALAGÒ, CANDIDATO DELLA LEGA A, PER ACCODARSI A BEPPE MAROTTA E SOSTENERE IL SENATORE FORZISTA ADRIANO GALLIANI - COME GIUSTIFICHERANNO IL REPENTINO VOLTAFACCIA AI LORO STESSI ASSOCIATI? L’AIC DI UMBERTO CALCAGNO NELLA STORIA RECENTE È STATA SOSTENITRICE DELLE DECISIONI DELLA SERIE A, COME L’ASSOALLENATORI DI RENZO ULIVIERI CHE LO SCORSO LUNEDÌ AVEVA DICHIARATO: “LA NOSTRA IDEA RESTA QUELLA DI ESSERE AL FIANCO DELLA LEGA DI SERIE A. ASPETTEREMO DUNQUE QUELLO CHE DECIDERANNO LORO” - L’ASSOCALCIATORI DEVE FRONTEGGIARE UN CRESCENTE NUMERO DI OPPOSITORI INTERNI CHE DANNO BATTAGLIA SUL FONDO DI FINE CARRIERA: “DOVE SONO I NOSTRI SOLDI?” - L’ASSOALLENATORI E' IN PIENA LOTTA DI SUCCESSIONE PER IL POST-ULIVIERI...

edouard philippe melenchon le pen hollande glucksmann

DAGOREPORT! LO SPETTRO DEL BALLOTTAGGIO LE PEN-MELENCHON AGITA LA FRANCIA (E L’EUROPA) – PER QUESTO LA BORGHESIA PARIGINA È IN SOMMOVIMENTO, COME L’EX PRESIDENTE, FRANCOIS HOLLANDE. IL VISPO “BUDINO SCOPAIOLO” NON AVREBBE INTENZIONE DI SCENDERE DIRETTAMENTE IN CAMPO, MA STA LAVORANDO COME “EMINENZA GRICIA”: AVREBBE GIÀ INCONTRATO IL RIFORMISTA GLUCKSMANN, PER CERCARE DI CONVINCERLO A TROVARE UN’INTESA CON IL CENTRISTA EDOUARD PHILIPPE – L’IDEA E’ QUELLA DI LANCIARE PER LA CORSA ALL’ELISEO PHILIPPE, EX PREMIER MACRONIANO, ESPERTO E MOLTO POPOLARE NEL PAESE CON GLUCKSMANN CHE FAREBBE IL PREMIER. OBIETTIVO: EVITARE LA TRAGEDIA DI UN BALLOTTAGGIO LE PEN-MÉLENCHON, ARRIVARE AL SECONDO TURNO E GIOCARSELA CONTRO LA ZARINA SOVRANISTA. CE LA FARANNO I NOSTRI EROI?

meloni tajani crosetto garavaglia giorgetti salvini conte

DAGOREPORT - NON SOLO SALVINI MA ANCHE I COSIDDETTI ''RIBELLI LEGHISTI'' APPARTENGONO ALL'IMMORTALE COMMEDIA ITALIANA: SCALPITANO, BRIGANO, ANNUNCIANO, MA NEL MOMENTO DELLA VERITÀ SI DIMOSTRANO SEMPRE I MEJO “CAGHETTA” DELLA PADANIA - IL CONGRESSO STRAORDINARIO DELLA LEGA, CHE HA MANTENUTO AL VERTICE IL MALCONCIO SALVINI, È L’ULTIMO, LAMPANTE ESEMPIO - TUTTO IL CORAGGIO DI GIORGETTI E' STATO QUELLO DI MANDARE ALLO SBARAGLIO IL FIDO GARAVAGLIA: SE FEDRIGA NON SI E' NEMMENO PRESENTATO (SCUSA CRESIMA DEL FIGLIO), QUEL CUOR DI CONIGLIO DI ZAIA SI E' LIMITATO A FARE CIAO-CIAO CON LA MANINA: COSI', GARAVAGLIA SI E' RITROVATO AL FIANCO SOLO FONTANA (E ROMEO) – LA SPARATA ANTI-UCRAINA DI SALVINI (“DIRÒ STOP ALLE ARMI A KIEV”) DEFLAGHERA' NEL PROSSIMO CDM CHE DOVRA' DARE IL VIA AL PACCHETTO DI AIUTI A ZELENSKY DI 4 MILIARDI, FERMI DA GIUGNO – SUL RIPETUTO NO DI SALVINI, LA MELONI NICCHIA, MENTRE TAJANI PREME PER VOTARLA - TANTA FIBRILLAZIONE, PUR ESSENDO L'ITALIA IN FONDO ALLA CLASSICA DEI CONTRIBUTORI EUROPEI DI AIUTI ALL'UCRAINA, LA SVELO' CROSETTO IN UN'INTERVISTA ALLA BBC: "LA MAGGIORANZA DELL'OPINIONE PUBBLICA ITALIANA E' CONTRARIA A SOSTENERE L'UCRAINA" - E MICA SOLO A DESTRA: SE IL M5S DI CONTE DA SEMPRE SBERTUCCIA I "CESSI D'ORO" DI ZELENSKY, ANCHE PER IL 70% DEGLI ELETTORI DEL PD SERPEGGIA UNA FORTE INSOFFERENZA (EUFEMISMO) PER LE SORTI DELLA DISGRAZIATA UCRAINA... - VIDEO

julianne moore tilman fertitta

FLASH – L’AMBASCIATORE AMERICANO IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, HA SCAPOCCIATO CON I VERTICI DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA: IL MILIARDARIO, AMICO PERSONALE E FINANZIATORE DI TRUMP, SOGNAVA DI INCONTRARE LA DIVA JULIANNE MOORE, NELLA CAPITALE PER PARTECIPARE AL FESTIVAL. LA GRANDE ATTRICE SI È RIFIUTATA, ESSENDO UN’ANTI-TRUMPIANA DI FERRO – FERTITTA SE LA SAREBBE PRESA DIRETTAMENTE CON L’INCOLPEVOLE SALVO NASTASI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CINEMA PER ROMA, CHE AVREBBE DOVUTO ORGANIZZARE, SECONDO FERTITTA, UN’IMBOSCATA ALL'ATTRICE PREMIO OSCAR…