la gioconda di montecitorio

IL MISTERO DELLA GIOCONDA DI MONTECITORIO - DAL 1927 È CONSERVATA ALLA CAMERA UNA COPIA DELLA GIOCONDA, ARRIVATA ALLA GALLERIA NAZIONALE D’ARTE ANTICA DI ROMA DALLA COLLEZIONE TORLONIA NEL 1892 - LO STUDIOSO GIUSEPPE ANTONIO GUATTANI, AVEVA ATTRIBUITO IL DIPINTO A BERNARDINO LUINI, MA IL DIBATTITO SULLA PATERNITÀ DELL’OPERA È ANCORA APERTO - IL QUESTORE DI MONTECITORIO FRANCESCO D’UVA: “SI TRATTA DI UNA COPIA REALIZZATA NELLA BOTTEGA DI LEONARDO, FORSE ADDIRITTURA CON LA SUA DIRETTA COLLABORAZIONE”

 

Valeria Di Corrado e Alberto Di Majo per www.iltempo.it

 

la gioconda di montecitorio

La «gemella» di Monna Lisa ha una storia lunga circa 500 anni, fatta di luci e ombre. La prima traccia pubblica risale al 1892, quando arriva alla Galleria nazionale d’arte Antica di Roma, proveniente dalla collezione Torlonia (nei cui inventari è documentata dal 1814); da qui l’appellativo di «Gioconda Torlonia». 

 

Dietro il telaio c’è un tagliando ingiallito del vecchio inventario del museo che riporta una serie di dati. Soggetto: «Copia della Gioconda», autore: «Copia dal Leonardo da Vinci», provenienza: «Torlonia», altezza: «0,70 metri», larghezza: «0,50 metri».

 

la gioconda di montecitorio

L’opera, prima di tornare in Italia, si trovava in Francia, come testimonia il sigillo in ceralacca con le insegne imperiali di Napoleone, presente sul telaio. Probabilmente faceva parte della collezione del cardinale Fesch, zio di Bonaparte, vicino al ramo francese della famiglia Torlonia. Lo studioso Giuseppe Antonio Guattani, che si era occupato di redigere i documenti con le opere d’arte dei Torlonia fino al 1821, aveva attribuito il dipinto a Bernardino Luini, ma questo riferimento è scomparso negli inventari successivi.

 

L'opera è citata in un commento all'edizione del 1851 delle «Vite» del Vasari, insieme con altre copie del capolavoro di Leonardo: «In Firenze in casa Mozzi; nel Museo di Madrid; nella Villa Sommariva sul lago di Como; presso il Torlonia a Roma; a Londra presso Abramo Hume, e presso Woodburn; e nell'Ermitage di Pietroburgo [...]e finalmente un'altra copia nella Pinacoteca di Monaco».

 

la gioconda di montecitorio

Il dipinto all’origine era su tavola (come tutti quelli del Cinquecento), solo a metà del Settecento è stato trasferito su tela, probabilmente in Francia, per evitare il deterioramento dell’opera. Lo attesta un cartiglio incollato al telaio, scritto in francese, che descrive il trasporto del quadro. 

 

La «Gioconda Torlonia» è stata esposta per la prima volta in pubblico, anche se solo per tre mesi (dal 3 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020), nella mostra «Leonardo a Roma. Influenza ed eredità», organizzata dall’Accademia dei Lincei a Villa Farnesina per il cinquecentenario dalla morte dell’artista. Non si è acceso un dibattito della critica sulla paternità dell’opera perché lo scoppio della pandemia da Covid-19 e il successivo primo lockdown ha spostato l’attenzione sull’emergenza sanitaria.

 

la gioconda di montecitorio

Dopo la mostra la Gioconda è tornata nella stanza del questore di Montecitorio, Francesco D’Uva (M5S), che però ha deciso di privarsi della sua vista per esporla al pubblico. Lo scorso febbraio è stato lo stesso deputato ad annunciare l’iniziativa sul suo sito web: «Dal 1927 è conservata alla Camera una copia della Gioconda di proprietà delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, in particolare proveniente da Palazzo Barberini a Roma, che è stata oggetto anche di un’importante mostra circa un anno fa all’Accademia dei Lincei. 

 

Si tratta di una copia realizzata nella bottega di Leonardo, forse addirittura con la sua diretta collaborazione – ha spiegato il questore di Montecitorio – Ho ritenuto che fosse importante valorizzare e rendere fruibile a tutti questa tela così significativa. La Camera dei deputati è il luogo adatto per farlo, considerando che riceve oltre 200 mila visitatori l’anno, tra i quali più di 60 mila studenti. Mi sono attivato quindi per il trasferimento nella Sala Aldo Moro, tra le più importanti sale di rappresentanza della Camera, assieme alla Sala della Lupa e alla Sala della Regina, una volta che termineranno i lavori di restauro».

la gioconda di montecitorio

 

Oggi la «gemella» di Monna Lisa si trova lì: nella «Sala Aldo Moro» di Montecitorio (detta una volta «Sala gialla»), al momento ancora chiusa al pubblico causa Covid. Proprio Moro, insieme al deputato dell’Assemblea Costituente Concetto Marchesi, è considerato il «padre» dell’articolo 9 della Costituzione: il principio con cui la Repubblica «tutela il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della Nazione».

Ultimi Dagoreport

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…